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(Revisione del mio penultimo post alla luce delle critiche di chi mi aveva fatto notare il peso incongruente della prima parte.)



Ricerchi con acribia
il verso giusto e perfetto
e dopo tanto eccolo
comparire sotto il letto
in uno scrigno degli dei
che non aprivi dal ’66



Ma che cazzo dici?

Di quale acribia
e di quale scrigno
degli dei
mi vieni
a parlare?

Io credo
che sarebbe
meglio
non scriverle
affatto
Le poesie
E lasciare
le parole
libere
di andare
dove vogliono

Le poesie
mettono l’aceto
sulle ferite
Ma non le sanano

Le poesie
non fanno da serve
ad altri che a se stesse

Non servono
le poesie

E faresti meglio
a non leggerle
non scriverne
e non parlarne
con degli sconosciuti

Ma soprattutto
non ti permettere
di buttarmi
su un foglio
in pasto
al primo
che passa
o a qualcuno
che origlia
o mi sta
leggendo
or ora



Ecchecacchio
teniamocele
più riservate
queste parole

Chiuse
a quattro mandate
nei cassetti
della nostra memoria

Aspettando
che sedimentino
come la roccia
al vento