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L’ultimo, nel parcheggio del supermercato, tende la mano.
Il primo, con il carrello pieno di ogni bendidio, lo fissa negli occhi e gli dice che i soldi non fanno la felicità.

L’ultimo gira la mano e la lascia cadere lungo i suoi fianchi.
Il primo mette la spesa in macchina e borbotta qualcosa su quelli che non hanno voglia di lavorare.

L’ultimo dice tra sé e sé:
– E be’, sì, i soldi non fanno la felicità, ma, se ne avessi, mi comprerei un sacco di cose che mi potrebbero fare veramente felice. La tua fottuta macchina, per esempio.

E si vede scorrazzare per la città con quell’auto tutta luccicante, con in bocca un sigaro enorme e la musica a tutto volume.
Sulla fiancata della vettura, a caratteri cubitali, la scritta sui soldi e la felicità.

Il primo si schianta su un palo della luce mentre cerca in tasca l’ultima dose comprata il giorno prima.



L’autore dubita se lasciare o meno la frase sullo schianto dell’auto contro il palo. Gli sembra troppo moralistica.
Magari la lascia, ma mette via la cocaina.

Poi si ferma a pensare che forse qualche volta anche il Creatore ha qualche ripensamento sulle sue trame.
Ma viene interrotto dall’ultimo che gli si avvicina e gli tende la mano.

– Fate la carità, fate la carità a questo povero baccalà in cerca di felicità e di un po’ di pane!

(Va be’, pensa l’autore, non riesco proprio ad evitare di chiudere i miei racconti con questi finali stupidi e le considerazioni tra parentesi.)

(Le solite cose. )