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Sono seduto nella fila centrale, sull’ultimo ordine di sedie dell’aula magna della scuola dove insegno.
Nell’aula ci sono solo io, ma la cosa non mi inquieta più di tanto.
Quello che mi sorprende è il silenzio.
Mi guardo intorno e a un certo punto mi rendo conto di non avere gli occhiali.
Per fortuna, però, le scritte sulla lavagna sono così grandi che riesco ugualmente a leggere senza fare troppa fatica.

Leggo.

L’ARTE IMITA LA REALTÀ.
L’ARTE CERCA LA BELLEZZA NELLA REALTÀ.
L’ARTE INTERPRETA LA REALTÀ.
L’ARTE, DELLA REALTÀ, RAPPRESENTA UN DISTILLATO.
L’ARTE È LA REALTÀ.
L’ARTE TRASCENDE LA REALTÀ E CERCA LA VERITÀ.
L’ARTE O È RIVOLUZIONARIA O NON MERITA DI ESSERE NELLA REALTÀ.
L’ARTE CREA UNA REALTÀ PARALLELA E PIÙ SIGNIFICATIVA DELLA REALTÀ STESSA.

IN REALTÀ, TUTTO QUELLO CHE CI INTERESSA DELL’ARTE È L’ARTE.

Mi alzo, scendo lentamente gli scalini dell’aula magna. I miei passi risuonano nella stanza vuota e io pesto con forza crescente i gradini di legno per sentirmi meno solo.
Mi avvicino alla lavagna, prendo un pezzo di gesso rosso e cancello l’ultima frase.

Rileggo tutta quella scritta, salvo la parte cancellata, dal basso verso l’alto e mi fermo qualche secondo a pensare.

Metto via il gesso rosso e ne scelgo un altro. Ci sono tutti in fila gessetti cilindrici di decine di colori differenti ordinati per gradazione di colore. Solo l’arancione e l’azzurro sono fuori sequenza.

Dopo un attimo di esitazione, prendo il gesso azzurro e aggiungo tre puntini a destra della sequela di scritte alla lavagna.



Poi prendo il gesso arancione e scrivo in obliquo, con caratteri ancora più grandi di quelli che ho trovato già segnati sulla lavagna,

E I SOGNI

Getto via il gesso arancione, riprendo quello azzurro e faccio seguire le mie tre parole da uno spropositato punto interrogativo.

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