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Non c’è giustizia senza perequazione. Un tempo si sarebbe detto “senza misericordia verso i più deboli”.
E invece vediamo sempre il serpente dell'(in)giustizia mordere gli scalzi e leccare le scarpe dei boss, dei pezzi grossi e dei possidenti. Ne parlavo qua un mese fa, in versi e in vernacolo:

https://aitanblog.wordpress.com/2021/05/10/justicia/

Il re di Spagna Felipe II (1527-1598), potente tra i potenti, sovrano di un impero senza tramonti, lo diceva in questi termini:

Administrad la justicia con ecuanimidad y rectitud y, si es necesario, con rigor y ejemplaridad. Pero cuando la naturaleza de las gentes y las cosas lo permitan, sed también misericordioso y benigno.

Invece noi pretendiamo sempre la pietà e la comprensione a casa nostra, ma reclamiamo la giustizia più cieca e bieca contro le malefatte d’altri, ovunque perpetrate.
Il re benigno lo vogliamo solo quando ci fa comodo o quando siamo seduti sugli scanni degli imputati. Per il resto, più è distante da noi l’imputato, più pretendiamo dal giudice la più inflessibile delle spietatezze. (Figuriamoci poi quando si tratta di un pezzente straniero che porta già addosso lo stigma della sua diversità!)

Io, invece, nell’amministrare la giustizia, penso che bisognerebbe offrire misericordia soprattutto ai più deboli, perché non c’è nulla di più ingiusto che trattare casi differenti allo stesso modo o casi uguali in modo differente.

Faccio eco a don Chisciotte che in uno dei suoi spieghi a Sancho sostiene: “Si acaso doblares la vara de la justicia, no sea con el peso de la dádiva, sino con el de la misericordia.

Che per me vuol dire:
“Se per caso ti trovassi nella possibilità di far pendere la bilancia della giustizia a tuo piacimento, non farlo con il peso del denaro e delle elargizioni che tengono legato a te chi le riceve, ma con quello della misericordia che nulla vuole e niente chiede in cambio, se non giustizia e pace in terra per tutti gli uomini e l’intera umanità, ma soprattutto per chi è più debole e in stato di necessità.”

Anche perché, “bandita la giustizia, che altro sono i regni se non grandi associazioni di briganti? Le bande di briganti non sono forse dei piccoli regni?” (Agostino da Ippona, De Civitate Dei, IV, 4).

Va be’, mi sono un po’ allargato, ho stralciato quello che mi faceva più comodo stralciare e ho tradotto come meglio mi suonava e più mi sconfinferava.
Ma i classici servono a questo.
A dirci più di quello che dicono e a fare luce nel buio per rischiarirci il cammino.