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L’altro che abbiamo dentro di noi e si palesa attraverso i sogni per dirci cose di sé e di noi che non sappiamo o non vogliamo sentire.
L’altro che neghiamo e anneghiamo sotto la coltre del nostro quotidiano.
L’altro che qualche volta fa capolino in gesti inconsulti, parole involontarie, eruzioni cutanee ed erezioni incontrollate.
L’altro che qualche volta ci appare pacioso e serafico e qualche volta insinuante e demoniaco.

L’altro con cui da bambini parlavamo come ad un amico immaginario.
L’altro che combattiamo come un nemico silenzioso.
L’altro, l’altro che silenziamo per dichiarare inesistente.
L’altro, l’altro che c’è soprattutto quando non si vede e oggi si è manifestato di giorno per chiedermi di parlarvi di lui e ricordarvi che gli altri siamo noi e le cose sono più complicate di come sembrano e che lui c’è ed è ancora più forte dentro di voi, se voi non lo vedete o vi ostinate a fingere che non c’è e che tutto è alla luce di questi occhi che vedono sempre meno di quello che possono vedere.


P.s. A me quello che mi spaventa sono le vostre certezze e la facilità con cui potete trovare prove e controprove per le vostre ragioni.
Il modo in cui demolite l’altro, invece, mi offende, ma mi fa pensare pure che avete paura dell’altro che alberga dentro di voi. Ho l’impressione che vi tappiate le orecchie e gli occhi di fronte alle altrui motivazioni; mentre la bocca ce l’avete sempre aperta e pronta a sparare sentenze. E ancor più della  bocca il dito che indica, accusa e scivola su questo schermo che ci unisce e ci separa. E ad ogni piccolo movimento, spara.

Cazzate, per lo più, che fanno il gioco di un potere che ci divide e che impera.