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Forse non è giusto (o almeno non è opportuno) parlare su un social di un argomento controverso come l’obbligo vaccinale. Il contesto in cui si esplicano i nostri discorsi è importante e io, proprio per questo, sbaglierò ora a provare a continuare a parlarne in una pagina pubblica della grande rete dove possono leggere persone con un livello di comprensione e conoscenza molto diverso dal mio (per eccesso o per difetto).

Comunque, io (per quanto bivaccinato) non credo che si possano definire colpevoli o ignoranti tutti quelli che esprimono dubbi sull’obbligatorietà di questi vaccini anticovid.
Mi spaventa ogni posizione fideistica nei confronti della scienza e della medicina.
Mutatis mutandis erano medici anche i salassatori che hanno imperversato fino a un paio di secoli fa.
La scienza è una vittima incosciente della storia.

E poi quella del green pass mi sembra una misura ambigua ed opaca.
Avrei capito di più un Vaccino di Stato Obbligatorio che questa certificazione verde.
In teoria, puoi scegliere di ottenere o non ottenere il green pass, ma poi, se non ti fai iniettare il benedetto vaccino (sponsorizzato ora anche dal Papa), ti faccio perdere il posto di lavoro; anche se (paradossalmente) ti trovi in un ambiente lavorativo in cui sono vaccinate 99,9 persone su 100 e tu sei l’unico privo di “protezione”.

Quando dicevo lo scorso marzo che si era aperta una breccia pericolosa con l’obbligo vaccinale imposto al personale sanitario paventando il rischio che si sarebbe arrivati a un’imposizione sempre più massificata, mi pareva una distopia, ora è una realtà; e sono già arrivate misure sempre più coercitive anche per il personale scolastico.

Questo dilemma sulla libertà personale e il diritto alla salute della collettività è una questione etica complessa.
Ma qualche volta mi viene il dubbio che il problema sia alla radice della produzione di questo vaccino. Forse Freccero & Co. hanno qualche ragione ad affermare che “il mainstream identifica la scienza con un vaccino che, secondo il suo stesso bugiardino, non è stato sperimentato e lo sarà soltanto se le vaccinazioni si protrarranno sino al 2023. Come possiamo definire scientifico un dispositivo non sottoposto a verifica sperimentale?”

Eppure, ribadisco, io mi sono vaccinato e tornerei a farlo, considerando che questa possa essere una strada che dovrebbe assicurare quanto meno un decorso della malattia meno pesante per me e per le persone con cui entro in contatto. È un principio di precauzione. Tuttavia, resto spaventato da un’imposizione che mi pare fondata su scarse basi sperimentali. Insomma, personalmente continuo ad affidarmi al metodo scientifico; ma con la consapevolezza che qualunque metodo può essere inquinato dagli interessi delle industrie farmaceutiche, dalle beghe delle baronie universitarie, dalle ambizioni di schiere di specialisti e scienziati dall’ego ipertrofico, dai ricercatori di potere e dai manipolatori di ogni stazza e natura, i quali, è risaputo, sono sempre pronti a falsificare i dati e a deviare gli investimenti su ciò che offre maggior profitto e non su ciò che può essere più utile per la collettività.

Concludo dicendo che, probabilmente, supero tanti freni inibitori e continuo periodicamente a parlare di questi argomenti incandescenti proprio per essere smentito da chi ne sa più di me e magari potrebbe chiarire le idee a me ed ai passanti più incerti e meno attrezzati.

Nel frattempo, però, preferisco interrompere qui i miei interventi sulla questione. Almeno fino a quando non sentirò la misura di nuovo colma.
Se qualcuno vuole parlarne ancora con me, lo può fare da vicino, bevendo una birra senza mascherina (finché sarà ancora possibile).