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Il mercato musicale nel terzo millennio – Segue dibattito

Che se ne faranno i musicisti della loro musica ora che i dischi non si vendono e i concerti dal vivo si organizzano con sempre maggiori difficoltà e in tremende ristrettezze economiche?
Stante così le cose, o suonare e cantare diventa una seconda attività o si muore di fame (considerato anche che dai passaggi dei brani sulle piattaforme a pagamento si guadagnano quattro soldi).

La mia impressione è che qui continuiamo a preoccuparci del supporto su cui si conserverà la musica nelle nostre case e tra le nostre cose (vinile, cd, pendrive, cloud, ri-vinile) mentre il mercato musicale da solido sta diventando liquido, gassoso, evanescente. Con tutte le conseguenze del caso per le maestranze, i manager, i maneggioni, i maestri, i mestieranti e i mercanti che gravitano intorno al tempio.

Mi chiedo spesso se ci sia ancora spazio per un ragazzo di oggi per sognare di guadagnare scrivendo canzoni, cantando o suonando in una band, in una posse, in un combo jazz o in un ensamble  sinfonico.
E mi chiedo anche se tra qualche anno ci possa essere ancora qualcuno, da qualche parte, che progetti la produzione di un album da far ascoltare e riascoltare nel tempo, invece di scrivere brani da consumare in rete nell’arco di una stagione, all’insegna di un successo subitaneo, effimero e immediato.

Non ho risposte.
Solo domande.
Ma so per certo che, di questi tempi, se non hai un mecenate o una struttura pubblica che ti sostiene, le possibilità di vivere di musica diventano sempre più ristrette e riservate a poche mega-star (che molto probabilmente saranno seguite più in quanto personaggi o giullari alla corte dell’influencer di turno che per le loro qualità artistiche; e non è escluso che quelli che avranno maggior successo non saranno nemmeno persone in carne, sangue e midollo spinale, ma prodotti creati a tavolino da software sempre più avanzati di artificial intelligence che pescheranno nei successi del passato e creeranno loop da riassemblare per emozionare e accalappiare un pubblico poco educato alla ricezione del nuovo ed all’ascolto attivo).

Stante così le cose, in un futuro non lontano, la musica, per i più, rischia di trasformarsi esclusivamente in un hobby. Come il bricolage o la scrittura di poesie che non legge nessuno.

(Che poi, è chiaro, si può vivere senza musica, senza poesia e senza aver mai visitato un museo o letto un libro. Si può vivere anche senza relazionarsi veramente con qualcuno e senza aver mai amato o bevuto vino.
Ma obiettivamente si vive una chiavica e si finisce per capire poco di se stessi e del mondo che ci gira intorno a ritmo sempre più vorticoso e imprendibile.)