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Riflessioni incontinenti tra apocalissi e integrazione

Facendo eco ad altrui stile et pensamento riconsideravo stamattina che, da che mondo è mondo, ci sono sempre stati gli apocalittici, i quali vedono dappertutto segni e presagi dell’imminente fine di tutto e di ogni cosa, e gli integrati, che sostengono che il mondo, bene o male, trova sempre un suo equilibrio e va avanti; ed il mondo, fino a questo momento, ha trovato sempre un suo equilibrio ed è andato avanti; e così sarà in saecula saeculorum; con o senza di noi; magari pure decadendo e sprofondando fino a toccare il fondo per poi cominciare a scavare, scavare e scavare tanto da trovarsi dall’altro capo del globo terracqueo; ma comunque andando avanti, avanti, avanti, dove si può sprofondare di più, insieme nella vita a testa in giù; e poi, giunti che saremo all’altro capo del monno, cominceremo a toccare un nuovo fondo e scaveremo da un altro pezzo di terra, mentre, con tutta probabilità, dalla posizione terrestre opposta alla nostra, si metteranno a scavare pure loro per giungere al punto dove eravamo noi, e qualche volta, magari, scavando e scovando, ci si potrà pure incontrare a metà strada per scambiare quattro chiacchiere, mettere su una guerra o fare all’amore.


In appendice, l’attualità:

In quattro dei seguenti termini il suffisso “-teca“ ha lo stesso significato. Individuare il termine rimanente.
A) Zapoteca
B) Emeroteca
C) Pinacoteca
D) Biblioteca
E) Fonoteca

Alcuni giornalisti italioti stanno presentando questa domanda dei test di medicina di quest’anno come una richiesta impossibile.
E la illustrano con formulette tipo: “Quanti di voi sanno cos’è una zapoteca?” (Corriere della Sera) oppure “Vorrei conoscere la mente illuminata che ha partorito nei quiz di ammissione al corso di laurea in Medicina e Chirurgia, la domanda relativa a che cosa è la Zapoteca.” (Repubblica)
Ma, benedetto iddio, qui non si trattava di conoscere il popolo amerindio di Oaxaca.
Quello che veniva richiesto era semplicemente di andare per esclusione. E in un test di cultura generale non mi sembra affatto impertinente aspettarsi che uno studente riconosca gli altri quattro termini con suffisso –teca (dal greco theke ‘ripostiglio, scrigno’, usato con il significato di ‘collezione, raccolta, deposito’).
Ora possiamo discutere quanto volete sul senso e sul valore di questi test di accesso a una facoltà universitaria; ma criticare una singola domanda (presentando una domanda a risposta multipla come se fosse una domanda aperta che chiede di riconoscere un termine sconosciuto ai più) mi sembra una cosa speciosa ed anche poco educativa per le nuove generazioni di universitari italiani.

Continuiamo a farci del male e a criticare i dettagli ignorando il nocciolo dei problemi formativi di questo Paese.