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A meno di un mese dal concerto all’aperto di Chia Ra di cui ho parlato qui, l’ho risentita stasera tra le mura intime e accoglienti del Jazz Cafè. Di nuovo da sola, chitarra e voce.

Il repertorio, l’altra volta tutto dedicato a De Andrè, si è allargato oggi a Guccini.

Chia Ra è assolutamente a suo agio con queste canzoni che riesce a fare sue, scandendone con limpida chiarezza i testi ed esaltandone la vena melodica. Cosa per niente scontata quando si interpretano testi cantautoriali di apparente semplicità canora, ma insidiosi proprio per la facilità con cui possono scivolare nella cantilena soporifera. Lei ci mette la giusta intenzione, pronuncia nitidamente le parole e dosa con misura abbellimenti e melismi.

Di Guccini abbiamo ascoltato, a inizio serata, due convincenti versioni di Piccola Città e di Incontro; poi, dopo il repertorio di De Andrè, le più recenti (ma comunque risalenti allo scorso millennio) Quattro stracci, Autogrill e Lettera.

A mio sentire, il meglio è arrivato con i due bis de La canzone del padre e del Sogno di Maria, che è ormai il cavallo di battaglia di questa giovane, promettente e per certi versi già matura interprete italiana.

La mia speranza è che ora Chia Ra allarghi il suo repertorio ad altre esperienze e magari provi anche ad esplorare il mondo della composizione. È giovane, tempo davanti ne ha in abbondanza. Ed anche talento.