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In genere tendo a credere che le vie di mezzo assommino i vizi degli estremi, ma mai come in questo periodo mi sento assediato da una accentuata polarizzazione delle discussioni, da una narrazione manicheistica dei fatti e da una lettura esasperata, parziale e faziosa dei dati.
I numeri, sotto tortura, sono disposti a dirti qualunque cosa. Figuriamoci, poi, quando ne fai una lettura di parte scegliendoti quelli che ti fanno più comodo e manipolando i dati per rafforzare le tue tesi.
E così mi sento nel bel mezzo di due fuochi che avanzano inesorabili senza sentire ragioni.

Da una parte no vax e no green pass che passano in rassegna i vaccinati morti di covid e di “fiducia incondizionata nella medicina” e sentono rafforzata la loro tesi ad ogni effetto o danno collaterale prodotto dal vaccino; dall’altra, adulti vaccinati che citano uno ad uno i nomi e l’età di tutti i no-vax morti di covid, di complottismo e… “ben-gli-sta”, e, nel contempo, accusano gli insubordinati di rallentare il treno in corsa e di farsi perenne veicolo di contagio.

– Chiunque ha la libertà di ubriacarsi, ma poi non puoi lasciarlo libero di andare in giro ubriaco e senza patente.
– Noi col tampone siamo più sicuri di voi vaccinati. Vedi bene che gli ubriachi siete voi.
– Eh, va be’. Un minimo rischio di contagiarci…, sì, ce l’abbiamo anche noi, ma è accertato che, dopo esserti vaccinato, se pure lo prendi il covid, lo prendi in forma lieve.
– E questo chi te lo ha detto Superpippo o Big Farma? Sveglia! Se vendi ombrelli, speri che piova; se produci vaccini…
– A voi vi inguaiano tutte queste teorie del complotto e le fake news che scovate per la rete per rafforzare le vostre strampalate supposizioni.
– Ma sta’ zitto, che vi hanno fatto il lavaggio del cervello.
– A noi…? Parlate proprio voi che vi muovete come dei burattini seguendo le sciocchezze che trovate nella rete e poi ve le scambiate su WhatsApp e su Telegram come bambini con le figurine? Siete solo dei presuntuosi ignoranti.
– E voi? Branco di lobotomizzati che fate le file per farvi bucare e neanche immaginate i nefasti effetti che produrranno questi intrugli nel vostro corpo tra due, tre o trent’anni… Vi stanno usando come cavie, come topi da laboratorio. Avete perso il controllo del vostro corpo e la libertà di muovervi e di scegliere.
– Perché voi i possibili danni a lungo termine dei telefonini li conoscete? Qualcuno vi ha mai detto che sarà di voi tra qualche anno, con questi cosi sempre in mano? No, no e no. Eppure continuate ad usarli e a tenerli attaccati alle vostre orecchie. Succede così con qualunque nuova invenzione o scoperta. Solo il tempo potrà dire che conseguenze ci saranno per l’uso degli smartphone e… di questi benedetti vaccini. Ma, intanto, altro che sperimentale… Sono già state iniettate più di tre di miliardi di dosi. Una cosa mai vista! Un campione vastissimo!
– E già… miliardi di topi lobomotizzati.
– Ma smettila! Al momento i vaccini sono l’unica soluzione che abbiamo. E voi non fate altro che rendere più difficile una situazione già di per sé complicata per tutto quel fatto delle varianti e per la mancanza di dosi nei Paesi più poveri.
– Ah, bene, ora la colpa sarebbe nostra se i vostri sieri non funzionano e vi vogliono iniettare terze, quarte e quinte razioni di brodaglia… E intanto a noi ci vorreste deportare come gli ebrei nei campi di sterminio. Ma va a cagare, va!
– Ma va a cagare tu! I campi di sterminio…!

E così di seguito, ad libitum, in un crescendo di offese, di esagerazioni e di accuse.

Io, dal canto mio, continuo a non avere certezze.
Mi sono vaccinato già da un bel po’.
Ho scelto di farlo per un principio di precauzione e perché i rischi che comportava l’atto di iniettarsi quella sbobba mi sembravano il male minore per me e per la comunità in cui vivo; ma non credo di aver perso per questo la mia libertà o di essermi sottomesso a un regime di dittatura sanitaria mondiale. Se credessi a questa Spectre dei farmaci spalleggiata dai governi nazionali, dagli scienziati, dai medici e dai sindacati, sarei stato tra i primi a ribellarmi e a rifugiarmi sui monti. Ma non credo che sia questo il punto; pur essendo ben consapevole che il sistema capitalistico ha trasformato la pandemia in un enorme business (come aveva già fatto col mal di testa, col controllo delle nascite, con i conflitti bellici, con il nostro desiderio di apparire più sani e più belli e con la Nutella da spalmare su ogni superficie spalmabile e commestibile, tanto per fare degli esempi citati un po’ a caso).

Insomma, la mia impressione è che stiamo vivendo un periodo di estrema confusione aggravato dalla nostra conflittualità e dalla confusione ingenerata da decine di fattori concomitanti, tra i quali annovero (confusamente):

– la capacità della rete di diffondere e amplificare false informazioni e fandonie
– l’imperizia comunicativa dei governi nell’epoca di internet
– le scelte dettate dalla fretta e dalle urgenze dell’economia
– l’esigenza di catturare il consenso e il bisogno di non perderlo
– l’eterna paura della morte
– l’esasperazione dei toni e dei conflitti nella comunicazione social, nei talk show televisivi e sui titoli dei giornali (che cercano di risolvere, gridando, i loro problemi strutturali)
– il sospetto sistematico nella malafede altrui
– la scarsa educazione a sentire gli altri
– la propensione ad affrontare problemi complessi con scorciatoie che non tengono conto di dettagli imprescindibili
– il vittimismo
– l’ignoranza
– l’ego ipertrofico dei comunicatori mediatici e la loro tendenza a prendere continuamente la parola per non perdere la luce dei riflettori
– la malintesa idea della libertà come diritto del più forte di imporsi sul più debole
– la manipolazione delle informazioni
– l’umana tendenza a cercare negli eventi relazioni di causa effetto e a creare nessi tra fatti concomitanti.

E poi mi pare che ognuno di noi si arrocchi nelle sue ragioni e cerchi conferma nella sua bolla informativa, per paura di ascoltare quella vocina interiore che ci dice che potremmo non avere ragione noi o che gli altri potrebbero non avere tutti i torti.