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Il meglio e il peggio dell’arte immersiva


Le nuove frontiere dell’arte digitale, come era ovvio che sarebbe successo, possono produrre opere francamente brutte e imbarazzanti che sembrano imitare il peggio di un Disneystore ed esperienze immersive suggestive e avvolgenti, come il Floating Flower Garden del teamLab di Tokyo, che ti fa ritrovare tra tredicimila orchidee che, mentre cammini o quando cerchi di toccarle, si allontanano dal tuo corpo.

Orchidee vere collegate a cavi digitali e moltiplicate da specchi ed altre diavolerie.

Che poi anche di questo video dimostrativo del collettivo giapponese apprezzo molto la prima parte, quella del campo di orchidee, il resto lo trovo tutto molto… boh!?

Forse kitch, camp, flarf, postmodernamente ridondante, digitalmente compiaciuto; eccessivo, futile…

Non so.

Resto dubbioso, titubante e sospeso.

A tratti anche irritato.

Forse, come capita spesso, bisogna entrarci dentro e restarne invischiati, per capirne di più.

Càpita più o meno così anche con le droghe o altre dipendenze.

Tipo i social.

Finché li vedi dall’esterno, non capisci come sia possibile… Poi ti immergi e non riesci più a venirne fuori, anche se ti sembra tutto così futile, irritante, ridondante ed eccessivo.