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Dopo Giotto (1267-1337), Francisco de Zurbarán (1598-1664) è stato il più grande interprete pittorico della figura religiosa del santo di Assisi e patrono dell’Italia intera.
Ma se Giotto rappresentò le opere e la vita esteriore di Francesco d’Assisi, Zurbarán concentró la sua attenzione soprattutto sul percorso mistico-ascetico del santo.

Meditación de San Francisco

Meno conosciuto del coetaneo e conterraneo Velázquez, Francisco de Zurbarán rappresenta il lato austero, essenziale, laconico e “conceptista” del Barocco spagnolo (ma forse, parlando di Zurbarán e Velázquez, sarebbe più esatto riferirsi al “barroco andaluz/sevillano“, coacervo aureo di artisti che ebbero in Góngora la loro massima espressione letteraria).
La sua essenzialità, le luci e i contrasti caravaggeschi delle sue scene e la drammaticità delle rappresentazioni lo rendono molto moderno (mi verrebbe da dire “cinematografico”), come si evidenzia in queste sei interpretazioni di San Francisco de Asís che mi sono divertito a mettere insieme come in un “retablo“, come in un (inesistente) polittico francescano.

Va be’, smetto qui i miei barocchismi e porgo i miei auguri a tutte le Francesche, i Franceschi, i Cicci, le Cicce, i Cecchi, i Checchi e le Checche che festeggiano oggi, il 6 ottobre o in qualsiasi altra data del calendario e della loro vita; auguri ai François, ai Francis, ai Fran, ai Franz, ai Franciscus e ai Φραγκίσκος; auguri ai Franchi e alle Franche y también a los Pacos, a los Panchos, los Ciscos, los Franciscos y los Kikos che si trovassero a passare di qua; e auguri anche a quelli che non passeranno mai e a quelli che sono passati, ma non possono passare più in carne ed ossa in nessun posto di questa valle di frequenti lacrime e scarsi sorrisi.

Auguri a tutti, salvo a quelli che augurano ogni bene solo a se stessi e sono pronti a calpestare gli altri per innalzarsi di qualche centimetro dal suolo.

Perché al mondo ci sono i Franco e Ciccio, i Francisco de Zurbarán e i Francisco Franco, i Franco Boschi e i Francesco d’Assisi, ma, in ogni casa e in ogni caso, per dirla con Leo Longanesi, “sotto ogni italiano si nasconde un Cagliostro e un San Francesco.”

Francisco de Zurbarán, “Beato Serapio”, 1628