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Santa Teresa, tra estasi e transverberazione

Oggi si festeggia Santa Teresa.
Auguri a tutte le donne che portano il nome di Teresa d’Ávila (1515-1582), la religiosa biografa e poetessa; la figlia di ebrei convertiti che fondò l’ordine delle carmelitane scalze; la “monja inquieta y andariega”* che da giovane leggeva (come Don Chisciotte) romanzi di cavalleria; la mistica visionaria che amava Dio fino allo struggimento, fino al desiderio di morire per trovare unità col divino.

Vivo sin vivir en mí,
y tan alta vida espero,
que muero porque no muero.

Vivo senza vivere dentro di me,
e così elevata vita spero,
che muoio perché non muoio.

Bernini rappresenta Santa Teresa in estasi, una settantina di anni dopo la sua morte. Ma quelli più addentro alle cose della mistica e dell’ascetica specificano che più che di estasi dovremmo parlare di “transverberazione” (che orrenda parola), ovvero del cuore trapassato da una freccia lanciata da un’emanazione della divinità (l’angelo che le si para di fronte pronto a scagliare il suo dardo nel gruppo scultoreo di Bernini).

Hirióme con una flecha
enherbolada de amor,
y mi alma quedó hecha
una con su Criador;
ya yo no quiero otro amor,
pues a mi Dios me he entregado,
y mi Amado es para mí,
y yo soy para mi Amado.

Mi ha ferito con una freccia
avvelenata d’amore
e la mia anima si è fatta
una cosa sola con il suo Creatore;
non voglio più altro amore,
mi sono consegnata al mio Dio:
il mio Amato è per me,
e io sono per il mio Amato.

[La traduzione è mia.]


Fatto sta che questo amore così languido e totalizzante ha irretito tanti critici e cultori dell’arte, anche non cattolici, e intrigato antropologi, erotomani, psicologi e psicoanalisti. Oltre ad aver ispirato artisti dell’estasi di ogni epoca.
Come Brassaï (pseudonimo del fotografo ungherese Gyula Halász) che nel 1933, in piena Parigi surrealista, scattò questa foto “estatica”, che ritroviamo anche al centro di un montaggio fotografico realizzato, sempre nel ’33, da Salvador Dalí per il primo numero della rivista “Minotaure”.


* La definizione di “monja inquieta y andariega” (monaca inquieta ed errabonda) si deve ad un acerrimo nemico di Teresa Sánchez de Cepeda Dávila y Ahumad (a.k.a. Teresa de Ávila, a.k.a Teresa de Jesús), tale Filippo Sega, nunzio apostolico di origine bolognese e suo contemporaneo, che, con queste parole, voleva renderla antipatica alla cristianità; ma, per quello che mi riguarda, sortisce l’effetto contrario.