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La somma di due solitudini

– Nella prima sequenza del sogno eri su un palco e tutti ti ascoltavamo in silenzio, nella seconda eravamo solo tu e io in un bar o al tavolo di casa tua e, mentre parlavi, mi facevi piedino.
Da quello che ricordo, per tutto il tempo, non ho detto una parola. Le tue parole, invece, me le ricordo, o credo di ricordarle, come se mi fossero rimaste stampate nella mente.

“La realtà, la vita, il mondo, l’universo intero, il nostro corpo, i nostri calli e le nostre emorroidi ci mandano segni, in ogni momento. Non che li mandino (sempre) consapevolmente, ma a noi i segni arrivano di continuo, accatastati l’uno sull’altro o ordinati in sequenze lineari. Insomma, ammontonati di fronte e dentro di noi o disposti a flussi, in forma visiva o in forma sonora, sotto forma di sensazioni o percezioni, i segni sono là, davanti ai nostri occhi o davanti agli occhi della nostra mente, solo che noi vediamo sempre solo quello che vogliamo vedere, quando siamo pronti a vederlo.
È per questo che al cospetto (e a dispetto) dello stesso segno o della stessa evidenza o prova dei fatti, le reazioni individuali possono essere così diverse da essere percepite come reciprocamente irrazionali.”

“Insomma, può essere mai che non capisci che siamo in un Paese razzista e fascistoide, con scarsa propensione alla lettura razionale dei fatti e sempre propenso a farsi abbindolare dal demagogo di turno? Un popolo di sudditi, sempre alla ricerca di un re e di un capro espiatorio…
Ma no, non lo vedete, non lo volete vedere, e vi ostinate a pensare che siamo in una democrazia europea compiuta e solida. Eppure, diobbuono, ci sono tutti i segni e si presentano ogni giorno davanti ai nostri occhi, i miei e i vostri. Ma a quanto pare voi avete bisogno di prove e controprove più evidenti, con baffetti sotto al naso, stermini di massa e Lager tutt’intorno.”

[“La somma di due solitudini” –
Gaetano Aitan Vergara after Edward Hopper]

Nella terza sequenza eravamo in un letto e io avevo sprofondato la faccia tra i tuoi seni nudi mentre tu continuavi a parlare.

“Prendi questo fatto delle vaccinazioni di massa, per esempio; ma ti sembra veramente che tutta questa gente abbia scelto in piena libertà e coscienza?”

È a questo punto che mi sono svegliato da solo nel mio letto grande.
Ed è da stamattina che continuo a ripensare che ci sono segni disseminati anche nei sogni; non solo nella realtà, nella vita, nel mondo, nell’universo intero e nel nostro corpo, nei nostri calli e nelle nostre emorroidi, come hai detto tu, nella prima sequenza.

– Quella, però, non ero io; era un sogno. Anche se, una volta di più, risvegliandoti, mi hai interrotta appena ho cominciato a parlare dei vaccini.

– Sì, era un sogno, ma i sogni pure vanno interpretati. Sono segni pure quelli.

– Sì, sì, ma continui a deviare il discorso. Io volevo parlarti dei vaccini.

– E va be’, sarà un segno pure questo. Nella vita, come nei racconti e nei sogni, è difficile dire qualcosa che sia altrettanto efficace del silenzio, soprattutto quando la situazione è così opaca da vedere da ogni parte torti, ragioni, ambiguità e contraddizioni.

– Ma queste sono contraddizioni e incertezze, che vedi solo tu, in realtà è tutto così chiaro…

A questo punto scoppia una bomba nel locale, ma non si sa se sia stato un attentato anarchico, una dimostrazione fascista, una deviazione dei servizi segreti o una fuoriuscita di gas.

Un attimo prima stavano entrambi sul punto di farsi piedino sotto il tavolo traballante di quel bar di periferia salito all’improvviso alla ribalta delle cronache.