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Oggi si è celebrata, un po’ in sordina, la prima giornata nazionale dei lavoratori dello spettacolo.
Qui a Frattamaggiore la giornata è coincisa con la V edizione del Mediterraneo Reading Festival, un’occasione per riprendere e per riprenderci dopo una chiusura troppo lunga che ha colpito più di tutti gli artisti abituati al contatto diretto col pubblico.


È stata un’edizione sintetica, ma densa e, in un certo senso, anche intima con una settantina di attenti spettatori che hanno deciso di assistere a uno spettacolo all’aperto fatto in coincidenza con la partita della squadra prima in classifica, nella città che ha dato i natali a Francesco Durante, a Franco Del Prete (‘o Showman) e… a Lorenzo Insigne.

Il festival si doveva aprire alle 18 e 30 con un corto di Lorenzo Cammisa prodotto dall’ACD Produzioni. Ma una serie di sfortunati eventi tecnici non ci ha permesso di proiettare il corto intitolato “Il figlio del senator Borlotti“. Abbiamo solo potuto raccontarlo con i tre attori protagonisti Lorenzo Cammisa, Giovanni Antinolfi e Giuseppe De Rosa, del che, in qualità di vicepresidente del Mediterraneo Reading Festival, insieme con il presidente Quirino Ganzerli, mi scuso con gli spettatori e con la ACD Produzioni.
Io, però, ho potuto vedere questo lavoro in anteprima e vi garantisco che ne vale la pena. È un corto grottesco e pieno di tensione narrativa, che ci offre una chiave di lettura sulla retorica politica di questi anni, sulla pervasività del linguaggio dei mezzi di comunicazione di massa, sulle incontabili divisioni della sinistra e sulla nostra visione dell’altro. Un tema, quest’ultimo, carissimo a noi del Mediterraneo Reading Festival che cerchiamo sempre di non perdere l’attenzione per chi sta sull’altra costa del nostro mare.
Se la ACD ci autorizza, metteremo per qualche giorno un link al corto nella nostra pagina Facebook.

https://m.facebook.com/musichediprovincia/

Dopo questo inconveniente abbiamo ascoltato una suite di tre brani del progetto discografico Diresta/Folkwind.
Personalmente ho avuto il piacere di presentare l’anteprima del disco di Pasquale Di Resta a Sessa Aurunca, sua città natale, e oggi, dopo più di un anno di chiusura coatta, ho rinnovato questo piacere presentandolo nella mia città natale.
Pasquale Di Resta è un musicista fuori dagli schemi, un artista onnivoro e di buon gusto, che sa prendere il meglio da diversi generi.
Le sue influenze vanno dal prog al jazz, al folk-rock e alla musica latinoamericana. Lui macina nella sua chitarra il meglio che c’è in giro e crea la sua proposta artistica originale e solida.
Questo pomeriggio abbiamo ascoltato:
Morning Sweeter, inno alla giovinezza che riprende uno splendido testo di William Blake, il più visionario dei poeti romantici inglesi
Moonchild, ballad dei King Crimson che, nella versione del gruppo Diresta/Folkwind presenta il suo carattere più evocativo e onirico
Ocean, suggestivo brano postfolk, composto in italiano e in inglese da Pasquale.
Lo accompagnavano il suo percussionista di fiducia, Antonio Perillo, e, alla chitarra elettrica, il giovane Matteo Spezzano, al suo battesimo sul palco (celebrato egregiamente).
Se volete sapere qualcosa in più del progetto musicale Diresta/Folkwind (realizzato in un fulgido e curatissimo doppio vinile) vi rimando a questo mio post dello scorso anno.

https://aitanblog.wordpress.com/2020/10/12/anteprima-dellalbum-diresta-folkwind/

Il lungo pomeriggio si è concluso con un concerto in duo di Tricarico e Jenna’ Romano.
Il cantautore milanese e il leader nostrano dei Letti Sfatti si sono conosciuti in occasione di un Premio Ciampi al Teatro Goldoni di Livorno. Da lì, hanno cominciato a scrivere brani insieme come “Una cantante di musica leggera”, ripresa anche da Arisa, e “A Milano non c’è il mare”, cantata da Tricarico e da Francesco De Gregori, ma in realtà nata a Grumo Nevano, dove credo che nemmeno ci sia il mare.
Poi la collaborazione è continuata con altri brani, come “La bella estate”, e si è allargata a ulteriori incontri con personalità del calibro di Peppe Lanzetta e Sandro Ruotolo. Fino all’intervento in dialetto meneghino di Tricarico nell’ultimo brano scritto in napoletano da Franco Del Prete e musicato da Jenna’, “‘A vita è mo”, da cui è stato prodotto un video con la regia di Lorenzo Cammisa (il regista di cui sopra).
Un cerchio che si chiude.

Il concerto minimale (chitarre e voce) di Tricarico/Romano si è aperto con una bella versione di “Ritornerai” di Bruno Lauzi che sembrava sottolineare il momento di ripresa di contatto col pubblico.
Subito dopo, abbiamo ascoltato quattro brani di Tricarico sospesi tra ironia, sentimento e surrealismo: “Superficialità”, “Abbracciami fortissimo”, “Luminosa” e “A Milano non c’è il mare”.
A seguire, “Il vino” di Ciampi in versione napoletana e italiana (ormai un marchio di fabbrica dei Letti Sfatti di Jenna’ Romano e Mirko Del Gaudio); “Stella di mare” di Lucio Dalla, accompagnata magistralmente con un bouzouki; “Il bosco delle fragole” (che, con una gustosa gag, Tricarico ha confessato di aver scritto per Gianna Nannini); “‘A vita è mo” di Franco Del Prete e Jenna’ Romano; la sempre emozionante e contundente “Io Sono Francesco”; una versione stralunata di “Azzurro” di Paolo Conte e la meravigliosa “Una vita tranquilla” di Tricarico.
Bis con “La pesca”, brano metafisico e pensoso che riassume la poetica profonda, ironica, sghemba e stravolta di fronte alla banalità della vita di Francesco Tricarico.

Perché questa sera c’è una festa
E così ora guardo nei tuoi occhi
Ma proprio dentro in fondo ai tuoi occhi
Poi all’improvviso levo la parola occhi
E sono in un nuovo spazio immenso
E ora prova solo un momento
A far saltare tutte le parole
Sarà un’esplosione come il sole
Come trovare la luce e la purezza
E così i sensi bisogna riscoprire tutti i sensi
Olfatto, vista, tatto, gusto, udito
Per inventare un mondo più bello
Pieno di magie e di scintille
E d’intuizioni e mille scoperte
Perché le parole sono un trucco