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La musica nell’epoca della distrazione

Nella seconda metà del secolo scorso compravamo i dischi e conoscevamo e consumavamo gli album da cima a fondo.
Poi sono arrivate le raccolte MP3 da ascoltare in cuffia, completamente decontestualizzate, e gli ascolti in sequenze casuali.
Nel nuovo millennio la musica (come tutto il resto) si è fatta liquida. Abbiamo cominciato a cercare i singoli brani da PC e da telefonino e abbiamo lasciato che YouTube e Spotify ci suggerissero cos’altro ascoltare seguendo concatenazioni e associazioni (spesso improbabili).
Oggi i più conoscono solo i 15-60 secondi Tik Tok. L’ascolto si sta polverizzando e ognuno può essere famoso, giusto per 15 secondi.

Ma la superficialità non aiuta l’ascolto e la ricreazione nel fruitore dell’opera d’arte.

Difficile andare oltre quello che propina il mercato se non si conosce un po’ di musica e di storia della musica. Difficile anche crearsi un gusto estetico ascoltando frammenti di canzoni che puntano per lo più allo stomaco dell’interlocutore.

Qua sopra John Coltrane ci suggerisce di investire noi stessi in ogni cosa che facciamo. Lasciamoci coinvolgere emotivamente e razionalmente in ogni ascolto. Approfondiamo. Ascoltiamo le canzoni e i dischi nella loro interezza. Non fermiamoci ai ritornelli. “C’è del divertimento nell’essere seri“.

A modo suo lo diceva anche Goethe, un paio di secoli fa, che gode e apprezza pienamente un’opera d’arte chi si lascia trasportare dall’emozione e dallo studio (entrambi, contemporaneamente e mai in alternativa). L’approfondimento critico e l’ascolto attento aiutano e corroborano la fruizione e rendono più pieno il piacere.

Insomma, Johan Wolfgang G. sosteneva a ragion veduta:
Ci sono tre tipi di lettori [e di ascoltatori, aggiungo io]: il primo gode senza giudicare; il terzo giudica senza godere; il secondo giudica godendo e gode giudicando; è quest’ultimo che propriamente parlando ricrea l’opera d’arte.”

Mi pare perfetta (la considerazione di J. W. Von G., intendo.)


E va be’.

Volevo fare una considerazione distaccata, di carattere quasi sociologico, ma mi è venuto fuori un testo moralistico, nostalgico e retrospettivo. Mi sono fatto prendere dal ritmo e dalla melodia. Mi sono fatto prendere dalla musica.

Mi capita molto spesso.