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Islanda: il videomessaggio turistico che mette Zuckerberg alla berlina


Lasciando i social ci resta più tempo per riflettere e pensare.



È per questo che non vado via da questa rete.


A proposito, lo avete visto già lo spot islandese che fa il (meta-)verso a Zuckerberg e ci mostra un paese reale che si può vivere e toccare senza indossare un ridicolo casco immersivo?

Un Paese dove l’acqua è… bagnata, i cavalli cavalcabili e i geyser enormi ed osservabili ad occhio nudo (anche se a una certa distanza di sicurezza); un Paese dove perfino gli umani sono autentici e puoi parlare con loro immerso nell’acqua dello stesso ruscello, lago, fiume o mare; un Paese, anche, in cui le rocce vulcaniche si possono accarezzare, svariate e favolose cascate possono essere viste da vicino, le porte si aprono con una certa difficoltà e il muschio deve essere trattato con delicatezza (anche quando è a portata di mano).
Una autentica meraviglia della natura riassunta in un paio di minuti che ti fanno venire voglia di prendere un aereo per bagnarti nelle acque di quelle cascate e respirare l’ossigeno degli alberi centenari islandesi.
Altro che meta-verso, avatar e virtualità, verrebbe da dire e da pensare, se la virtualità in cui siamo immersi ci dessero il tempo per dire e per pensare.



Per ribadirlo con le parole della didascalia che accompagna il videomessaggio pubblicitario su YouTube, The Icelandverse is unlike any other open-world experience with “-verse” in the name, because it is real.
L’Islandverse è diverso da ogni altra esperienza di open-world con “-verse” nel nome, perché è reale.

In our open world experience everything is real“, precisa lo spot.


Insomma, ormai siamo oltre la fantascienza.
La realtà cerca il suo spazio nel mondo extra-virtuale.

Qui si spera che lo trovi.


Anche perché, nel mentre, mi sembra molto vago il meta-coso e dal poco che si sa mi sembra tutto poco nuovo, ma molto spaventoso.

Rappresentazioni immaginarie della propria personalità, realtà aumentata, caschi, visori e occhiali VR, possibilità immersive del digitale…, tutta roba, in fondo, già vecchia; ma la pervasività, la capacità di incidere sulle nostre coscienze e la capillarità delle imprese di Mister Z. mi fanno presagire un futuro prossimo contactless e senza più odori, afrori e parole.

(Ma quanto è triste e solitario il crinale di questo finale!)


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