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E ho detto già troppo

Vorrei scrivere un saggio sulla pigrizia e sulla crescente distrazione che ci fa rimbalzare come una pallina impazzita da un post all’altro senza soffermare su nulla la nostra attenzione; ma non ho voglia di organizzare i miei pensieri, mettermi a scrivere e togliere dal mio testo le parole superflue e i passaggi inutili.

Colui che potendo dire una cosa in dieci parole ne impiega dodici, io lo ritengo capace delle peggiori azioni.”*

Senza contare che, mentre penso al mio possibile testo, già mi viene da parlare d’altro che mi pare più interessante per me e per voi.
Anche perché lo so che nemmeno voi avete voglia di leggere e volete solo saltare da un post(o) all’altro e di tanto in tanto fermarvi, senza commento, a cliccare su un pollicione, una lacrima, un cuore, un cachinno, una bocca spalancata, un abbraccio o una faccia arancione rósa dalla rabbia.

[…]

Che luna, che luna,
che luna lucente.

E chi vo’ fa’ niente?
E chi po’ fa’ niente?

[…]

Che bella canzone
tenevo p’ ‘e mmane.
Mo veco, dimane,
si ‘a pòzzo ferní.**


*
Per quelli meno distratti e più pazienti, quelli che sono arrivati fin qui e hanno perfino seguito le stelline delle note, aggiungo che la prima citazione è attribuita a Giosuè Carducci, ma non so dove e quando l’abbia détta o scritta; l’unico riferimento che trovo in rete è che è stata riportata da Pitigrilli (pseudonimo di Dino Segre) nel romanzo “Sette delitti“, edito da Sonzogno nel 1971.

**
La seconda citazione, invece, viene da “Esta’“capolavoro del 1913 di Libero Bovio musicato da Nicola Valente e più conosciuto col titolo di “Nun voglio fa’ niente“.
Una sessantina di anni più tardi, Enzo del Re darà un valore politico a questa pigrizia in un brano che si intitolava “Tengo ‘na voglia ‘e fa niente” ed era il lato B di “Lavorare con lentezza“.
Andatevele ad ascoltare che io non ho voglia di mettere i link alle versioni di Elvira Donnarumma, Massimo Ranieri, Tonino Apicella, Peppe Servillo e Daniele Sepe di questi due brani, che a qualcuno avranno di certo fatto venire in mente il Pigro di Ivan Graziani che sapeva “citare i classici a memoria”, ma non distingueva “il ramo da una foglia / Il ramo da una foglia”. Oppure avranno sentito risuonare in mente il Fannullone di De Andrè che, “senza pretesa di voler strafare”, dormiva “al giorno quattordici ore”.

Vabbuò,
s’è fatta ‘na cert’ora.
Me vaco a cucca’!

Ma ‘a cammera ‘e lietto
Sta troppo luntano…
…va mmeglio ‘o ddivano!
…’nu passo e sto llà!