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La prima versione è qua e risale a tre mesi fa.

Quando all’uscio lasci i rumori
e pulisci la casa pulita,
pensi mai a tutta la vita
che fluisce a dirotto là fuori?

Sul sofà tutta stesa e sfinita,
tra coperte avvolta e pigiama,
ti senti mai risentita e contrita
perché anche oggi
nessuno ti chiama?

Al risuono di queste parole,
non hai voglia di aprire la porta
e ululare alla luna ed al sole
“Io sto qua pur se non ve n’importa”?

Tutta nuda, riversa e sfinita
tra coperte, rimorsi e rugiada,
cerchi mai tra le dita e la vita
un qualcuno che t’ami e ti chiamva?

Mentre senti codeste parole,
non hai voglia di aprire la porta
e gridare contro vento e marea
che resisti e non sei ancora morta?

Poi sul letto distesa e sfinita
intessuta nella tua propria trama,
senti fremere la luna ferita
per nessuno che t’ama e ti brama. 

Chiusa dietro la porta e il portone
rintanata tranquilla e sicura
al riparo tra le quattro mura
plachi l’ansia e l’agitazione,

ma non trovi la forza di uscire
dove scorre a dirotto la vita
tra la pioggia che scroscia col sole
e gli sbuffi di fumi e parole.