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Chiacchiere da bar, ma il bar non c’è.

Quando tanti di voi lo vedevano con simpatia, io ero già preoccupato e avevo l’impressione che la guerra fredda stesse diventando cibernetica. Una guerra subdola e insidiosa combattuta da lontano a colpi di sondaggi, campagne di disinformazione, spargimento di incertezza e paura, manipolazione della realtà e condizionamento della pubblica opinione. Ora che è proprio guerra guerra, per quanto combattuta fuori porta, cominciate a vederlo come un novello Hitler a capo di un popolo di démoni assetati di sangue e di potere. La simpatia è sparita o nascosta sotto il tappeto. La Russia non è più una nazione amica che ascolta le canzoni di Albano e Romina. I nipoti di Stalin mangiano di nuovo  i bambini e gli amici ucraini. Nessuno ascolti Mussorgskij, nessuno ascolti Čajkovskij, e al bando pure Ostrovskij, Kandinskij e Dostoevskij.

À la guerre comme à la guerre, non è tempo per fare distinzioni.
Sotto le bombe spariscono le sfumature. La guerra è una notte in cui tutti gli avversari sono scuri. Anche quelli che vengono mandati a uccidere o a morire. La carne da cannone.
Nella guerra la verità è una vittima piegata alle esigenze del conflitto e la vita umana l’ingranaggio di un cingolato che non lascia più crescere erba dove passa.

È evidente che non dovevamo arrivare a questo. A livello internazionale è mancato qualcosa nei meccanismi della diplomazia e probabilmente ci sono state mancanze e vuoti anche nella promozione della cultura del disarmo (che considero l’unica via d’uscita dai crescenti disastri delle guerre). Ma ora che ci siamo arrivati dobbiamo capire come arrestare l’incendio, non soffiare sul fuoco.

Mi rendo conto che salto di palo in frasca e confondo le beghe di casa nostra con conflitti planetari che grondano sangue da tutte le parti. Posso permettermelo. I bombardamenti sono ancora un incendio visto da lontano. E qua sopra possiamo ancora fare le nostre chiacchiere da bar senza il tintinnio dei bicchieri e lo sguardo puntato sul culo della tizia che passa e pare che per un momento si sia girata a guardare proprio te che le guardavi il culo.

– ¡No muevas tanto el trasero, guapa, que me mareo!
– ¡Callate, tonto, tú y la putin madre que te parió!

– Non muovere tanto il culo, bella, che mi viene il mal di mare!
– Statti zitto, stronzo, tu e la putin madre che ti ha partorito!