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Qui le cose stanno peggiorando.

Non basta dichiararsi non-camorristi. Bisogna essere anti-camorristi. Nei fatti e nei comportamenti quotidiani.
È una battaglia che si vince anche con il portafoglio. Evitando, per esempio, di spendere i nostri soldi in esercizi commerciali, bar, sale gioco, ristoranti e pizzerie in odor di camorra o di finanziare la criminalità con l’acquisto di droghe, sigarette di contrabbando, servizi di prostituzione e “bollette” per le scommesse.
Poi anche i funzionari e gli amministratori pubblici potrebbero dare il loro contributo, avendo maggior cura nell’affidare contratti pubblici ad imprese non collegate ai racket. E i politici dovrebbero smetterla di comprare voti dai capoclan della camorra e stringere con loro alleanze che innestano incontrollabili spirali di ingiustizia e illegalità.

Qui o si è CONTRO o si è COMPLICI.
Bisogna scegliere da che parte stare.

Poi ci vorrebbe più cultura e più giustizia. (Non bastano l’istruzione obbligatoria e i proclami sulla legalità.)

Una casa priva di libri può fare più danni di una casa piena di armi.

Un Paese senza giustizia, trasforma le leggi in arbitrio.


Bandita la giustizia, che altro sono i regni se non grandi associazioni di briganti? Le bande di briganti non sono forse dei piccoli regni?

Agostino da Ippona (il santo uomo), “De Civitate Dei“, IV, 4


Tutto quello che facciamo si ripercuote nel mondo.
E anche quello che non facciamo, in verità.