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Secondo una antichissima tradizione napoletana, nel periodo delle festività pasquali, chiunque faccia una pastiera deve fotografarla e diffonderla sui social in sprezzo alla miseria, in spregio di ogni guerra e in sfregio alle critiche dei passanti (che normalmente sono inaciditi dall’impossibilità di assaggiare quello che vedono).



Queste sono le quattro pastiere realizzate a sei mani stamattina da nonna Carmelina, da Stefania e da me.
Le dimensioni delle quattro opere sono 27, 27, 30 e 34 centimetri di diametro cada una.

Verranno inaugurate la prossima domenica.
Seguirà una performance (che per certi versi assumerà le caratteristiche di un rito collettivo) della durata di 5 o 6 giorni.
Alla fine della performance resterà solo questa traccia documentale delle opere realizzate.

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Secondo una leggenda inventata di recente, le strisce di pasta frolla dovrebbero essere sette, in quanto ricalcherebbero la planimetria dell’antica città greca di Neapolis (con tre Decumani e quattro Cardini che si intersecano ortogonalmente).
Ma qui preferiamo intrecciarle in numero pari (6 o 8) perché ci sembra più bello così e perché non vogliamo alimentare queste bufale da quattro soldi.
Qui siamo per le tradizioni vere.
Non per questi classici casi di “making of tradition” che ingannano la gente e limitano la creatività dei cucinieri.

Comunque, scherzi a parte, l’importante è saper dosare bene gli ingredienti che, più o meno, sono 7, come le nove muse, i dieci comandamenti e i dodici apostoli, i quali, è risaputo, dopo il suicidio di Giuda Iscariota diventarono undici, e a cena, a tavola, mai più tredici, per l’amor di Dio e del figlio che s’è incarnato e s’è fatto uomo e fu crocifisso sotto Ponzio Pilato e resuscitò, secondo le scritture.

Va be’, bbona Pasca!


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