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New Edition (ulteriormente ridotta, rammendata e riacconciata)

È primo maggio ed è pure domenica.
Nun tengo voglia ‘e fa niente.

Vi riciclo i miei auguri di un anno fa che riciclavano quelli di due, tre, quattro e cinque anni fa diretti a tutti coloro che il lavoro lo creano, lo fanno o lo cercano. Aggiungo le miei maledizioni per quelli che il lavoro lo distruggono, lo disprezzano o lo sfruttano.
E dedico le mie parole a chi di lavoro, pure quest’anno, è crepato.

Rap/sodia del Primo Maggio

Il lavoro mi piace
mi incanta
m’agguanta

Me ne starei ore
ed ore ed ore
davanti ad un cantiere
a guardare la gente
che fatica
suda e
travaglia

o le fimmine
che fanno
la maglia
mentre gli uomini
si allisciano la coglia
tra le pieghe
della vestaglia

È una storia antica
Chi magna
e chi fatica

La cicala
e la formica

E io che sogno
un primomaggio di lavoro
veramente intelligente
No di chi fa tanto
e di chi non fa niente
e ci guadagna pure tanto
ed eccessivamente
sulla schiena
della povera gente
che fatica suda
sfuma si sfoglia
trasuda rancore
e travaglia

Dignità e Rispetto
Lavorare per vivere
e non vivere per lavorare

Dignità Rispetto e Sicurezza
Lavorare per vivere
e non morire per lavorare

Dignità Rispetto
Sicurezza e Giustizia
Distribuire i pesi
e tutti equamente ricompensare

Lavorare bene
e nessuno il lavoro d’altri sfruttare

Aprile è stato crudele
Speriamo in un maggio migliore
Ma di speranza non vogliamo morire

E nemmeno
di lavoro
di non lavoro
o di lavorare




Grazie assai a T.S. Eliot, a Jerome K. Jerome a Enzo Del Re ed anche a me stesso per avermi dato inconsapevolmente in prestito qualche parola buona e giusta e qualche altra, di certo, un po’ meno (tra queste ultime, le mie di me medesimo, immagino).