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Ogni anno, il due giugno, c’è l’usanza…

Anche oggi, puntualmente, come ogni 2 giugno, celebreremo la Festa della Repubblica Italiana con una parata militare.


Ma io non capirò mai questa identificazione di una repubblica con un esercito. Tanto più in un Paese che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (articolo 11 della Costituzione Italiana); un Paese che ha messo un ramoscello di ulivo nel suo stemma patrio, peraltro.

Una repubblica democratica fondata sul lavoro (articolo 1) sarebbe meglio rappresentata da un corteo di disoccupati e di lavoratori che da file di soldati che avanzano a passo d’oca mostrando i loro fucili e i loro cannoni come esibizionisti ai giardinetti.

Lo dico ogni anno e lo ripeto con qualche fremito e qualche sussulto in più, nell’anno della terribile invasione dell’Ucraina.


Ad ogni buon conto, spero che in un tempo non lontano si capirà che una nazione può essere difesa con sistemi organizzati di DPN (Difesa Popolare NonViolenta). Nel mentre, chiedo solo che non si identifichi la Repubblica Democratica Italiana con la difesa armata del territorio. Altrimenti chiamatela Festa delle Forze Armate, questa celebrazione. I valori fondanti della Repubblica mi sembrano altri, a leggere la Costituzione.