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Tutte cose già dette, ripetute in altro modo. Ma non dobbiamo mai smettere di relazionarci con i classici.

Un classico è un libro che non si esaurisce alla prima lettura. Un libro che continuano a leggere diverse generazioni di lettori, perché parla agli uomini di ogni tempo. Un testo in cui troverai sempre qualcosa di nuovo. Uno scrigno che non finirai mai di scoprire. Una voce che, se saprai ascoltare, continua a parlare anche a te, e ad ogni lettura sentirai nuovo o rinnovato quello che avevi già sentito e risentito.

Versi e prose che si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale; opere che non si finisce mai di scoprire e riscoprire, e pare sempre che sia la prima volta ed ogni volta abbiano altro ancora da dirci; testi che rimandano a testi del passato e preannunciano il futuro; opere piccole o grandiose che sono per chi le legge una miniera inesauribile in cui ritrovare parti di se stessi e del proprio presente, in qualunque epoca o condizione si legga il loro prezioso lascito.

Un classico è una superficie riflettente in cui ti pare di intravedere anche le sagome di chi si è rispecchiato prima di te.

Da un classico trovi sempre qualcosa da saccheggiare o da imparare e una musicalità che è capace di incarnare e trascendere ogni tempo e ogni concetto.

Un classico è un tempio e un motore.

I classici sono occhiali che fanno vedere i ciechi e sentire i sordi.

I classici ci mettono in contatto con noi stessi e con la realtà che ci gira intorno.
Leggendoli ci allontaniamo dal mondo per comprenderlo meglio.

Un classico è un’estensione della nostra immaginazione; una bugia che dice la verità.

(In un certo senso ogni libro è un classico, per un lettore di classici.)

Un classico è un testo fecondo che nutre e feconda anche te che lo leggerai domani. Qualunque sia il supporto che userai per far passare dentro di te quella serie pressoché perfetta di parole.



In buona parte, per scrivere questa decina di paragrafetti, ho fatto mie le considerazioni, lette nel secolo scorso, di un classico di Italo Calvino sul perché leggere i classici.
Ma sono andato a memoria. E potrei aver scritto altro.

Da un classico trovi sempre uno specchio per riflettere e reinterpretare te stesso. A volte anche a prescindere da quello che c’era scritto nella versione originale.

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