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Sinossi e citazioni

Alle sue spalle – Grandi personaggi raccontati dalle loro donne è un libro collettivo che nasce da un’idea della professoressa Teresa Maiello, instancabile animatrice dell’Associazione ex Alunni del Liceo “Francesco Durante” di Frattamaggiore.
Il libro è composto da 31 racconti scritti da soci e amici dell’associazione con l’intento di presentare il punto di vista femminile sulla vita, le imprese e le malefatte di una serie di personaggi – storici e immaginari – che vanno dall’antichità ai nostri giorni.
La raccolta di racconti è stata presentata ieri nella Villa Cirillo di Frattamaggiore da Margherita Da.Ma Damiano, dal prof. Pasquale Vergara e da MonnaPina Vergara.
Qui di seguito, la sinossi dei 31 racconti con una piccola antologia di citazioni memorabili tratte dal libro

1. Laura Di DonnaΚρόκος
Penelope è una donna, una sposa, una regina che ci è stata consegnata come fedele, paziente, saggia nutrice. Ma la Penelope del racconto di Laura Di Donna tesse la sua tela alle spalle del mito e distrugge il cliché. In una notte profumata dal fiore dell’isola di Itaca, il krokos, sogna un fuoco, crepitante ma freddo che le rivela le origini di Odisseo, figlio di Sisifo e di una violenza. L’indomani, ricostruisce i particolari della storia e nei suoi appartamenti, teatro di infedeltà, astuzie e complicità femminili, apprende dell’inatteso e indesiderato ritorno del Re.

p.7
La madre ormai non aspetta più di veder comparire il suo legno. Io non gioisco al pensiero che questo avverrà: sento, fin da ora, il dolore e la delusione di una nuova partenza, perché la sua natura mi è troppo manifesta per potermi illudere che resterà e che ci preferirà al suo folle volo.

2. Maria Grazia Palombi – Il lauro
Secondo il mito, reso celebre da Virgilio, Roma fu fondata dai discendenti di Enea e la sua missione fu quella di unificare e civilizzare il mondo antico: la nostra storia inizia da lì, e da lì affondano anche le radici culturali della nostra Europa. Tutti conoscono l’eroe troiano, molto meno nota è la figura della donna che il destino gli affiancò: a cosa dovette rinunciare la giovane Lavinia perché Enea potesse dare inizio alla nuova stirpe?
Ma ascoltiamo come lei stessa si racconta nell’incipit di Maria Grazia Palombi:

p.13
Sono figlia di re, bella come un virgulto di palma, giovane e sana; le mie ancelle mi amano:
trovano che io abbia un carattere amabile e che sappia filare e tessere la lana come Minerva.
Sono cresciuta in questo vico laziale, Laurento, circondata dall’affetto della mia famiglia e dal rispetto dovuto al mio rango, conducendo una vita semplice e tranquilla.

3. Marianastasia Lettieri – Απολογια Σεμιραμιδος
Semiramide, leggendaria figura assira, citata anche da Dante come emblema della lussuria, racconta di suo marito Nino mettendo a confronto due diverse categorie di uomini: i virtuosi e i narcisisti. Sullo sfondo, un amore egoistico, insano e folle.

p.22
Era notte inoltrata, quando d’improvviso mi scorse in biblioteca, luogo a me precluso in quanto donna, mentre leggevo una tavoletta. E subito i suoi occhi si infiammarono d’ira, poiché avevo disatteso alle sue leggi, e, preso dalla rabbia, irrazionalmente, gettò a terra il veicolo della scienza, che si infranse, e, non avendo nemmeno rispetto di suo figlio, che portavo in grembo, mi scaraventò spietatamente a terra. Non so che cosa la mia persona avesse suscitato in lui, ma ciò che io percepivo era un profondo senso di inferiorità, che di certo ben sapeva mascherare con il suo apparato di stratagemmi esteriori, ma che non sfuggiva al mio intuito.

4. Teresa Maiello – Il leone
La professoressa Maiello ha dato voce ad Agariste, una nobile alcmeonide di cui sappiamo solo che era la madre di Pericle. Nel racconto Agariste si autorappresenta come una tipica esponente delle donne ateniesi condannate al silenzio dalla società di allora, che le voleva solo mogli e madri. Sullo sfondo la storia del quinto secolo. Questo è l’immaginifico incipit del racconto.

p.27
Un leone dal manto bruno, maestoso, muscoloso, con una criniera folta, mi fissava con i suoi occhi magnetici, ipnotici, color giada, poi prendeva lo slancio e mi afferrava con i suoi artigli e con essi e le zanne mi lacerava…..
Un dolore atroce, sordo, martellante, lancinante toglieva il respiro…
Io, Agariste, della potente famiglia degli Alcmeonidi, nipote di Clistene, mi svegliai inzuppata di sudore e percepii le lenzuola bagnate di un liquido caldo e appiccicoso.

5. Alfredo Lombardi – Santippe tegne ‘o marito comme ‘o gravone
Un racconto fantascientifico ambientato nel 7554 p.C.n. (post Covid natum), in cui un tale Alderfo (toh, mi suona come l’anagramma di Alfredo) fa un viaggio nel Tempo alla velocità della luce per intervistare le personalità del passato ed intervenire per modificare la parabola storico-evolutiva dell’Universo. Qui Santippe, moglie di Socrate, descrive suo marito all’intervistatore intergalattico.

p.37
“È un mostro, vero? Perché l’ho sposato? Per convenienza. Era un buon matrimonio e così fu deciso dalla mia famiglia. Del resto, lo sapete, è il destino delle femmine qui in Grecia. Ne ho fatti di pianti, ne ho versato lagrime, rigandomi le gote con graffi e urlando come un’ossessa, ne ho strappate vesti, ma i miei furono irremovibili, e così, carica di lividi e percosse, tenuta a digiuno per lunghi periodi, alla fine mi rassegnai, pur non prendendola con filosofia, al mio filosofico destino.”

6. Elsa Garzone – Papaveri rossi
Olimpiade racconta il figlio Alessandro con tutta l’indulgenza di una madre che si sofferma sugli aspetti più intimi e quotidiani della vita di un uomo che fu uno dei più grandi condottieri della storia. Emerge anche la conflittualità del rapporto familiare e la difficoltà a gestire il confronto con il ricordo del padre Filippo II di Macedonia. Questo l’incipit del racconto:

p.45
Papaveri rossi e variamente screziati circondano il sepolcro di Alessandro che è a Filippi, l’ho fatto seppellire nella nostra cara Macedonia accanto ad Efestione, che, a capo di un’ipparchia, si distinse nella battaglia di Arbela e sposò una figlia di Dario, Dripeti. Fu amico fraterno di Alessandro o, meglio, l’uomo nel quale mio figlio ha trovato il completamento della sua anima, essi hanno formato in vita un’armonica unità, non ho voluto che la morte li separasse.

7. Claudia Gandini – Verum dispeream, nisi amo – Possa io morire, se non amo
Nel racconto di Claudia Gandini si intrecciano le vite di Clodia, alias Lesbia, Catullo e Cicerone.
Ne esce l’autoritratto di una donna innamorata della poesia, ma anche gelosa della sua indipendenza e della sua autonomia.

p.57
Il mio poeta cominciò a essere morbosamente geloso, di qualsiasi uomo degnassi di uno sguardo o di una parola. Dal canto mio, ne facevo i miei amanti apposta per farlo infuriare e avere quei suoi versi pieni di amabile, poetico sdegno, ma anche per mostrare a me stessa che non era cambiato nulla: non avevo bisogno di lui, non sarei stata esclusivamente sua come di nessuno prima di lui. Non avrei mai perso la mia autonomia, l’indipendenza che era la mia bandiera.

8. Ida Mazzarella – Augusta dell’Impero
Livia Drusilla è stata la moglie dell’imperatore romano Augusto. Una donna influente e potente cui fu conferito il titolo “permanente” di Augusta.
Nel racconto Livia parla del marito con la coscienza della sua importanza storica, ma anche con grande consapevolezza di se stessa, della propria ambizione e delle proprie capacità di governo; e, nello stesso tempo, affiora la tenerezza e la nostalgia di chi ha diviso una vita lunga con l’uomo che ha scelto e che ha molto amato.

p.64 il finale
Ti ricordi ti piacevano i cibi semplici, il pane comune, i pesciolini, il formaggio di mucca pressato a mano, i fichi freschi.
Io ti seguivo, non mi sono mai interessati gioielli o vestiti, mi bastavi tu.
Non mi interessa se la gente non mi crede, non mi interessa l’opinione di chi non sa.
Io so quanto ti ho amato.
Gaio, Gaio mio, occhi colore del cielo, tu che, steso al mio fianco, mi hai sussurrato parole d’amore alla cangiante luce delle fiaccole, dimmi, adesso, dove sei?

9. Gaetano Vergara – I Discorsi della Montagna
Le donne dei discepoli sono sconvolte dal messaggio di Cristo e parlano di lui alle sue spalle. Le vediamo divise tra il carisma magnetico del Maestro e la preoccupazione per i suoi strani discorsi che rischiano di allontanare i mariti dalle loro case e dai loro letti.
Il racconto non intende parteggiare né per le mogli né per Cristo né per i discepoli.
Il racconto racconta.

p.70
Sedute in circolo all’ombra degli ulivi, intorno al fuoco, come in un sabba, fecero mille ipotesi: pensarono di chiedere aiuto a Giuseppe e a Maria per frenare quello che consideravano un progetto per dissolvere le loro famiglie; pensarono di andare un paio di loro in missione e indurre il Cristo in tentazione; qualcuna ipotizzò perfino di usare Maddalena o Giovanni per fargli abbassare le difese, o di danzargli tutte intorno come Salomé con Erode Antipa; una disse che avrebbero dovuto scambiarsi i loro uomini per ridare smalto alla passione sopita; un’altra voleva accarezzare il nazareno nel sonno e ungerlo di oli egizi; molte pensarono di catturarlo, di torturalo e di fargli confessare che era un impostore, oppure di fare la spia per venderlo ai farisei, agli scribi o, perfino, ai romani.

10. Maria Carolina Campone – La mia porpora sarà il mio sudario
L’amore di Giustiniano per Teodora fu un sentimento che sfidò le regole del tempo.
Non bella né abile nella danza, Teodora veniva dagli ambienti del circo e della prostituzione, eppure riuscì a calarsi perfettamente nel ruolo dell’imperatrice.


p.73 L’incipit
C’è luce, luce ovunque, una luce che scende dall’alto e abbaglia, una luce che inonda tutto e tutti, mentre incedo verso l’altare insieme a Giustiniano, mio marito.
Oggi, 27 dicembre dell’anno 537 dalla nascita di Nostro Signore, inauguriamo Haghia Sophia, il tempio dei templi, il tempio di luce.

Questa è la versione senza veli della donna che guarda di spalle sulla copertina del libro. Ma mi sono autocensurato e ho fatto il Braghettone di me stesso. Avete presente quel Daniele da Volterra che metteva mutandoni e foglie di fico ai nudi di Michelangelo?

11. Pasquale Vergara – Parole di Gemma
Gemma Donati racconta suo marito Dante Alighieri e, nel raccontarlo, racconta se stessa, la sua infatuazione per quel bellimbusto di Guido Cavalcanti e il suo spregio, ma anche la sua pena, per quella gattamorta di Bice Portinari also known as Beatrice.

p.85
Io e il mio Dante abbiamo avuto quattro figli, tre maschi e una femmina. Quest’ultima, la mia amata Antonia, ha deciso di farsi suora. Saggia decisione, in un mondo in cui i matrimoni avvengono per contratto. Pur senza scivolare nella arcinota tragedia di Francesca da Rimini, che tanto cara è, e, sono sicura, sarà ai lettori della “Comedìa”, alla fin fine, soprattutto per le donne, la cosa non è mai un grande affare (a meno che non ti capiti in sorte il più grande poeta di tutti i tempi, ma questa è una storia a parte…). Quindi Antonia è diventata monaca del monastero di Santo Stefano degli Ulivi, a Ravenna, ma ha avuto la brillante idea di farsi chiamare… suor Beatrice. Così, come se non bastasse il ricordo connesso a una strabiliante fama letteraria, a me sarà ancora più impossibile dimenticare il nome di quella donna che il mio Dante non lo ha mai amato. Mentre resterà avvolto nel silenzio e nell’oblio il mio amore per lui. Quell’amore che non muoveva “il sole e l’altre stelle”, ma, almeno per me, non è mai finito, e, finché vivrò, non finirà mai.

12. Cristina Damiano – Una Missiva
Vittoria Colonna era una nobildonna romana colta ed erudita e, soprattutto, amante delle arti.
Attraverso i suoi occhi, Cristina Damiano prova a rivelare il vero spirito di Michelangelo Buonarroti, andando oltre la rudezza della superficie del suo essere e scavando nel profondo del suo animo tormentato. Il racconto ha la forma di una lettera inviata all’artista.

p.89
Messer Michelagnolo,
sono da poco arrivata al convento. Le monache mi hanno riservato una cella appartata e semplice per riposare. La luna piena che si affaccia dalla piccola finestra mi incoraggia a scrivervi, nonostante la stanchezza. Devo riconoscere che questo luogo, pieno di pace e silenzio, è riuscito subito a dare sollievo ai miei affanni.
Il recente incontro con il cardinale Pole mi ha procurato non poche preoccupazioni.
Sono molto preoccupata soprattutto per voi e per la vostra arte. Il Santo Padre vi ha molto a cuore, non dovete esporvi troppo se non volete perdere i suoi preziosi incarichi.

13. Raffaele Abbate – La lattaia e la ragazza con l’orecchino
La vedova Vermeer racconta la sua storia di vita e d’amore con il Maestro Jan Vermeer.
Dalle parole di Madame Catherine traspare che la sua non è stata una vita fortunata. Doveva pensare solo a fare figli e battere cassa.
Ma, in un colpo di scena finale, il racconto rivela anche qualcosa che non sapevamo della fortuna artistica di Vermeer.

p.94
Con la serva sono sicura che Jan è stato tutto dolce e poetico e l’ha fatta posare come modella.
Si sappia una volta per tutte che il turbante che indossa nel dipinto è una coperta di seta del mio corredo e l’orecchino è il mio. Era scomparso, credevo averlo perso, poi ho visto il quadro ed ho capito che fine ha fatto. Della coppia ne è rimasto uno solo, ma anche questo va sul conto.
Poi, per quel quadro con la sciacquetta, i critici si sono sprecati: volto enigmatico, il sorriso della nuova Gioconda.
Per me invece nulla, malgrado le mie insistenze di posare per lui, di fare la sua modella.
E lo stronzo sapete cosa mi rispondeva?
Tesoro, mia dolce Catharina, non voglio che un tuo ritratto finisca sulla parete del salotto di qualche ricco mercante.

14. Michele Rampone (accompagnato da Carlo Montariello) – LUPUS IN FABULA
Il racconto si basa sulla favola tradizionale di Cappuccetto Rosso mescolando le carte in tavola e abbracciando vari temi: la violenza sulle donne, l’inganno delle apparenze, la fragilità della famiglia, il bisogno di riscatto e di rinascita.
L’autore avverte che nel testo diverse parti sono prese in prestito dalle varie versioni della favola originale. Ma non sono state inserite note a precisare le fonti, così che resti il dubbio, a chi non siano piaciute, di star criticando non lui, ma Perrault o i Fratelli Grimm o Calvino o…

p.99
Lupo era strano, scrutava tutti con sguardo torvo. Le donne sentivano addosso quegli occhi che parevano spogliarle. Era stato sposato. La moglie una notte, però, era scappata via con le loro due bambine, senza dir nulla a nessuno, senza un saluto. Ogni giorno lo si vedeva davanti alla scuola, come se ancora stesse lì ad aspettare che le figlie uscissero. Cosi pensavano commossi i miei compaesani. Ma io sapevo che lui era interessato ad altro.

15. Anna Umbriano – Tu principe… io regina
Chi è Biancaneve? Un’illusione, una realtà? È una favoletta da romanzo rosa raccontata alle bambine con la gentile concessione di regalare loro la speranza ideale di una vita perfetta; peccato, però, che sia strettamente dipendente dall’arrivo del famigerato Principe Azzurro. L’uomo perfetto!

p.108
Non bisogna essere piccoli di statura per essere Nani, si può essere piccoli in tanti modi: piccoli d’animo, piccoli di statura, piccoli di… ehmm… lasciamo stare. Quel finto acrobata ce l’ha messa tutta però, ma non è riuscito a saltare fuori da se stesso, dalla sua reale dimensione di essere al di sopra di tutto, e questo l’ha fregato…

p.107
Certo, se fosse capitato a me di vivere insieme a sette Nani forse direi che la mia vita avrebbe avuto una svolta: “Ehi tu, Cucciolo, fammi due coccole! Ehi tu, Pisolo, raccontami una storia per dormire!
Che poi, se proprio vogliamo dirla tutta, questa più che la storia di Biancaneve mi sembra una trama di un film di Tinto Brass, ma vi assicuro che non è così!!

16. Caterina Abbate – Il cognome pesante
Chi c’è dietro la storia di un grande artista? Figure indistinte, genitori, mogli, amanti, mentori, di cui si è perso il ricordo. A volte è di rilievo la presenza di sorelle, come nel caso di Fred Astaire e Wolfgang Amadeus Mozart. Nel dare voce ad Adele Astaire ed a Maria Anna Mozart, Caterina Abbate ha messo in luce i condizionamenti e le conseguenze di un’educazione patriarcale alla quale le donne sono state sottoposte, anche quando, inconsciamente, si sentivano libere.

p.113
Se avessi potuto scegliere, non avrei mai sposato un uomo per i suoi palazzi, le sue carrozze, i suoi cavalli. Lo avrei fatto per amore. Quanti pianti in segreto! Amadeus tentò di difendermi, ma papà fu irremovibile. Soltanto Amadeus era il predestinato a rendere famoso il nome di Mozart. Ero una donna: ero stata brava ad accompagnare mio fratello nei suoi primi passi nel mondo della musica, ma avevo esaurito il mio compito e dovevo essere accantonata per fare la moglie e la madre.

17. Anna Mele – Una vita per un ideale
Eleonora Pimentel Fonseca, patriota, politica e giornalista di origine portoghese, fu una delle figure più rilevanti della breve esperienza della Repubblica Napoletana del 1799. Nel testo ci racconta la figura dell’intellettuale Domenico Cirillo, con cui condivise le esperienze della ribellione e del patibolo.

p.120
Ahimè, Domenico, su quel patibolo non sei morto solo tu!
È morta la libertà, è morta la dignità, è morta la voglia di riscatto di un popolo affamato e sfruttato, che acclama il suo carnefice, perché, ormai solo, non ha la forza morale di ribellarsi e teme per la propria sopravvivenza.
Il tuo corpo, come quello degli altri valorosi uomini e donne della Repubblica napoletana, giace nei sacelli fangosi del Carmine Maggiore, una fossa comune, condannato all’oblio.
Eh no, caro Domenico, l’oblio non ti appartiene.

18. Antonio Vergara – Imperatrice per caso: genio e frivolezza
Non sono mai stata bella, ma affascinante e agli occhi degli uomini desiderabile…
La vita di Giuseppina Bonaparte fu piena di alti e bassi, ma, fino alla fine dei suoi giorni, non è mai caduta veramente nella polvere. Ha incantato, ammaliato, tramato ed è sempre riuscita a venirne fuori: prima dalla povertà, sposando un ricco nobile e poi, frequentando i salotti dell’aristocrazia, è diventata nientemeno che la moglie di Napoleone. Oggi sarebbe stata una perfetta influencer capace di sponsorizzarsi da sola.

p.129
Grazie a lui ero diventata la NOTRE DAME DES VICTOIRES.
Lui a far guerra e conquistare il mondo e io?? Beh non mi lamentavo, qualche conquista la facevo anch’io … c’erano bei giovani nel paese, si sa, e non dico tanto, ma qualche volta ne approfittavo.
[…]
Non giudicatemi per l’esteriorità, la frivolezza, ma per la forza che ho avuto nel risollevarmi e ad accettare non passivamente il destino. Ricordate quella frase nell’anello regalatomi da Napoleone al nostro matrimonio?
AL DESTINO.
Aveva visto lungo, sia per me che per lui: il destino ci ha travolti, a volte benevolo, a volte crudele.
Ho graffiato la vita, non so come mi ricorderà la storia ma sono fiera di me: una meticcia
proveniente da una colonia francese salita sul tetto del mondo.

19. Sara Vicedomini – Lettre à mon Père
Matilde Manzoni racconta suo padre Alessandro, un grande uomo tutto intento a vedere crescere la sua opera, ma poco dedito alla famiglia e ai suoi figli.
Mi sono ritrovata spesso sola, in difficoltà, ma nulla, nulla è più duro da sopportare del tuo silenzio. E vorrei un tuo saluto, ma tu, padre, sapresti esprimere il tuo affetto?
Quante domande… trovo i miei scritti così monotoni e stanchi… l’ho confidato al mio diario… che non avrà neanche uno dei venticinque lettori che tu temevi.”

p.133 incipit
Siena,15 marzo 1856
Caro padre,
mi accingo a scriverti e il mio cuore si riempie nuovamente di speranza.
Posso solo immaginare il tormento del tuo animo in questo momento, stai portando avanti un nuovo lavoro di grande importanza per te e per la tua opera, ne sono sicura. O avresti trovato il tempo di venire dalle tue figlie.

20. Massimo Sensale – Lettere intime
Di estrazione provinciale e piccolo borghese, moglie di un militare, Kamila Stösslová era priva di speciali talenti, ma fu intensamente amata da Leóš Janáček. A lei il grande compositore ceco si ispirò nella produzione degli ultimi anni, la più intensa e significativa. L’amore a distanza tra i due è testimoniato e descritto dalle 743 lettere appassionate di Leóš, a cui Kamila rispose con poche righe.

p.143
Il 29 gennaio mi scrisse che nella sua vita, come nella sua musica, non ci dovevano essere menzogne né ipocrisie: se io ero “la metà della sua anima”, non c’era motivo di nasconderlo.
Che il mondo vedesse pure quanto mi amava con tutto il suo cuore. E io verrò da te. Se mi dici di venire, correrò. Se mi dici di non venire, correrò lo stesso solo per guardarti da fuori attraverso le finestre.

21. Giusy Capone – Montparnasse, un posto rotondo come un circo
Kiki de Montparnasse, modella acclamata, pittrice modesta, cantante mediocre dell’effervescente e frizzante Parigi degli anni venti. Musa di Man Ray, amica di Jean Cocteau, lolita di Papà Hemingway. Amante e sodale dei più famosi pittori d’avanguardia. La sua fu una vita a dir poco rocambolesca, tra un ricovero in ospedale per problemi cardiaci e qualche notte in cella. L’unica preoccupazione della modella era la fame, di cibo, uomini o cocaina che fosse.

p.148
Chi è Man?
Lo conoscete tutti, suvvia! In Violon d’Ingres ha sovrapposto il fotogramma del mio corpo nudo ai segni ad effe del violoncello. Ora, sono a Los Angeles, al Getty Museum: ne ho fatto di strada provvista di un didietro a prova di tutto.
Sciocco Man Ray: il corpo delle donne non è uno strumento da suonare ed io non ero
da “Musa e getta”.

22. Giuseppe Maiello – L’elefante e la colomba
Frida Khalo è una delle più conosciute pittrici latino-americane. La sua è stata una vita di arte e sofferenze: nata con la spina bifida, portò per tutta la vita le conseguenze di un incidente subito a 18 anni, nonostante numerosi interventi chirurgici. Sposò (e risposò) Diego Rivera, suo maestro, di 21 anni più grande di lei. Un menage tormentato, fatto di reciproci tradimenti, e non solo eterosessuali.
Nel racconto Giuseppe Maiello immagina una sua confessione-riflessione sull’amore per Diego.

p.152
Avevo 22 anni quando lo sposai. Ero la donna più felice del mondo. Non sapevo che la nostra sarebbe stata una relazione molto tormentata, fatta di innumerevoli tradimenti. Progettò la nostra casa, nel quartiere di San Ángel: la mia piccola e di colore azzurro (“azul”), la sua grande e di colore rosa, collegate da un piccolo ponte, metafora della sua idea di matrimonio, aperto. Due case legate da quella struttura piccola, ma inversamente proporzionale al nostro amore. Vorrei darti tutto quello che non hai mai avuto, e neppure così sapresti quanto è meraviglioso amarti. La mia casa ‘azul’ era così piccola che la mia gonna tepehuana sembrava occupare tutta la cucina. Le mie difficoltà motorie spesso mi impedivano di seguirlo. Ero consapevole che lui mi tradiva continuamente.

23. Amelia Cirillo – La Divina: amori e solitudine
Maria Callas è un grande esempio di riscatto sociale e dell’evoluzione di una donna della metà del ‘900. I suoi amori l’hanno reso ancora più famosa al pubblico internazionale. Lasciò il marito per Aristotele Onassis per il quale fu colpita da un amore passionale, struggente che le ha dato non poche sofferenze.

pp.165-66
Eravamo a Monte Carlo ed era il 1° gennaio del 1960, ormai avevo deciso di dare la bellissima notizia all’uomo che mi aveva fatto dono del più bel regalo che potessi mai desiderare. Gli presi le mani e davanti al mare e fuochi d’artificio gli comunicai che stava per diventare padre. Ebbe un colpo di tosse e iniziò a sudare freddo. Onassis il figlio da me tanto desiderato, nostro figlio, lui mi disse che non lo voleva. Per lui esistevano solo Alessandro e Christina, solo loro erano gli unici Onassis.
Non credevo alle mie orecchie, l’uomo per il quale avevo lasciato il marito, affrontato lo scandalo che amavo più di me stessa mi aveva girato le spalle.

24. Marco Masturzo – La dama bianca
La relazione fra il grande campione di ciclismo Fausto Coppi e Giulia Occhini, che fu soprannominata La Dama Bianca, durò dal 1948 al 1960 ed ebbe un clamore enorme, diventò un “caso” nazionale che tenne banco per un decennio, e suddivise il paese tra innocentisti e colpevolisti.
Fu un caso emblematico che sconvolse il comune senso del pudore, uno scandalo epocale che attirò le reprimende più feroci dell’ortodossia cattolica e dei benpensanti.
Intervenne addirittura il Papa… Ma la passione fu più forte di ogni condanna…

p.173
Enrico, felice per la vittoria del suo idolo, mi invitò a raggiungere il palco della premiazione per chiedere l’autografo di Fausto.
Lui, firmando, mi sorrise. In seguito fu proprio Enrico che strinse contatti col suo beniamino, invitandolo per qualche giorno nella nostra villa nel varesotto. In quei giorni rimasi turbata dalla sua persona come non mi era mai capitato prima, e percepii distintamente il suo interesse per me.
Cominciammo poi a scriverci lunghe lettere, via via sempre più accorate, finché fu chiaro ad entrambi che non saremmo riusciti a resistere, che ci appartenevamo, che i precedenti legami della vita non potevano arginare l’impeto della nostra passione. Galeotto fu l’autografo…

25. Aniceto Fiorillo – Via Serra – La signora Nunzia racconta il signor Antimo
In mezzo a tante storie già note, un racconto di vite comuni.
Durante la seconda guerra mondiale una giovane coppia della provincia si trasferisce a Napoli centro per affari. Qui, destreggiandosi tra un po’ di borsa nera e un duro lavoro riescono a creare una bella fortuna.
La voce narrante è la donna che ora anziana racconta al nipote le gesta del nonno.

p.179
Quella giornata, il 3 Giugno del 1990, prendemmo il tram in piazza: ci sedemmo, e attraversammo Napoli nord; faceva caldo, e le persone boccheggiavano dal mattino. La sera si sarebbe giocata la semifinale del mondiale, Italia Vs Argentina, e il tifo era diviso: chi teneva per Maradona, e chi per l’Italia. Le strade, per metà, erano ricoperte da immagini che inneggiavano a Diego e l’altra era per gli azzurri. C’era un gran caos, e si sentiva la tensione di una partita fondamentale. L’aria oltre che calda, era gravida di emozioni per coloro che, nel calcio, riponevano speranze.

26. Franco Buononato – Il cammino di una donna
Nilde Iotti, comunista con studi alla Cattolica, prima donna a diventare presidente della Camera dei Deputati, racconta la sua vita civile e politica e la sua scandalosa relazione con Palmiro Togliatti, membro fondatore e guida storica del PCI.
Ne esce il percorso di una donna che ha camminato a pari passo con la vita della Repubblica.

p.186
Anch’io sono stata partigiana. Facevo la staffetta. Portavo viveri, indumenti e messaggi a chi era in montagna per lottare. E sono rimasta partigiana, sempre dalla parte di chi difende la libertà, la democrazia e la dignità delle persone. Sì, sono ancora partigiana. Lo sono sempre quando si tratta di combattere le forze oscure che ancora tentano di minare la nostra Italia, le nostre radici, i nostri valori di libertà e democrazia.
Combatto ancora perché quei giorni non devono più tornare. Le italiane e gli italiani non devono più essere costretti a piegare la testa, a sottostare al giogo dei violenti, dei prevaricatori.
Li ricordo quegli anni, gli anni della dittatura di Mussolini. Per fare qualsiasi cosa nella società di allora, ti costringevano ad assecondare le regole della Leva fascista.”

27. Jessica Calosci – Il pastore della non violenza
Coretta Scott King può sembrare una figura vissuta all’ombra della figura carismatica del marito Martin Luther King jr. Ma, attraverso il racconto, viene messa in risalto la sua storia prima come cantante del coro nell’ambito dei diritti civili, poi come attivista in prima fila, infine come madre, moglie ed erede dei valori della non-violenza e della pace, fin tanto che riuscì ad istituire negli anni ‘80 il “Martin Luther King Day”.

p.198 (finale)
Nel nostro cammino fatto di marce e sit-in abbiamo anche incontrato tante straordinarie persone che mi fanno pensare che non tutto il lavoro di Martin è perduto e che possa perdurare anche dopo di lui. Il suo lavoro non è circoscritto solo in un’epoca o ad un dato territorio, dal momento che ha sempre combattuto la povertà, il razzismo e la guerra dove fosse possibile con l’amore, la verità e il coraggio che lo hanno sempre contraddistinto.

28. Annamaria Muzio – Morte di un poeta civile
Oriana Fallaci fu una donna bellissima e intelligente che ci ha offerto il punto di vista di uno ) che ha vissuto intensamente il XX secolo. Nel racconto di Annamaria Muzio la vediamo delineare un ritratto struggente di Pier Paolo Pasolini.

p.203
Tu che avevi il culto dell’intelligenza, della grazia e della bellezza, cercavi ossessivamente il sesso odioso dei ragazzi dal volto privo di intelligenza, dal corpo sgraziato e dalla mente brutta. Con il cervello condannavi la violenza, ma con l’anima la invocavi come unico mezzo per compiacere, castigare il demonio che era in te.
Come un monaco flagellante ti autopunivi tuffandoti, umiliandoti in loro: tanto più voluttuosamente, tanto più erano infami. Di loro ci cantavi con le tue belle poesie, i tuoi bei libri, i tuoi bei film. Da loro sognavi di essere ucciso, prima o poi, per compiere il tuo suicidio. Non volermene, ma non è stato quel diciassettenne a ucciderti: sei stato tu a suicidarti servendoti di lui.
Solo finendo con la testa spaccata e il corpo straziato potevi spegnere la tua angoscia e appagare la tua sete di libertà. Desideravi il tuo assassinio come altri desiderano il Paradiso.

29. Tammaro MaielloIl potere logora chi non ce l’ha
Livia Danese racconta la discussa figura di Giulio Andreotti con la vicinanza e la partecipazione emotiva di una moglie devota.
L’autore del racconto ha conosciuto Andreotti personalmente e, indirettamente, conosceva anche la signora Livia attraverso il fratello, l’ingegnere Gaetano Danese, Direttore Generale della Motorizzazione civile.

p.214
Una volta recatami allo studio vidi un ambasciatore in anticamera in attesa di essere ricevuto da Giulio.
L’ambasciatore non era abituato ad attendere, e già molto spazientito, rimase sbalordito quando vide uscire dallo studio di Giulio due anziane persone, umili contadini della Ciociaria.
Mio marito risolse subito l’imbarazzante situazione con garbo ed una punta di ironia.
“Caro Ambasciatore mi scuso se l’ho fatta attendere, ma deve sapere che la mia forza sono i miei elettori; senza il loro voto non potrei ricoprire incarichi governativi e non sarei qui a riceverla con tutti gli onori che merita”.
L’ambasciatore, molto pragmatico, capì, e gli rispose: “Se è così, ha fatto benissimo a farmi aspettare”.

30. Donato RuggieroL’ingegnere filosofo
Luciano De Crescenzo è stato un napoletano eclettico: ingegnere idraulico, tecnico informatico, filosofo, scrittore, regista, attore, fotografo, sceneggiatore, disegnatore, conduttore TV… Tanti talenti, e tante anche le donne che hanno avuto rapporti, a vario titolo, con lui.
Donato Ruggiero ha scelto un gruppo eterogeneo di queste donne, immaginandolo presente al suo funerale.

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Amava distinguere gli uomini in quelli d’amore e di libertà. Ognuno, diceva, vorrebbe avere insieme le due cose, l’amore e la libertà. Perché quando si ha troppo amore, ci si accorge di aver perso la libertà: intrighi, gelosia, possesso, litigi… Se invece hai tanta libertà, come ad esempio su di un’isola deserta, dopo un po’ di tempo, ti accorgi che tanta libertà non serve, ti annoi e ti innamori anche di una lucertola.
L’unica via di mezzo è l’amicizia: essa ti dà affetto senza perdita della libertà. Per lui, ch’è stato un paladino del dubbio contro chi, invece, si irrigidisce nelle certezze che portano all’odio, l’amicizia è stata l’unica sua certezza!

31. Francesco FimmanòUn amore nazista
Lo scritto immagina in modo sarcastico l’amore tra l’uomo che ha rappresentato la più grande tragedia del XX secolo e Wanda Nara, una delle donne più fatue ed edonistiche del XXI secolo. Da un lato l’apocalisse dell’epoca delle dittature, delle guerre, degli olocausti, degli eroi e dei partigiani; dall’altro la leggerezza fatua del calcio, delle fidanzate dei calciatori, dei socials. Da un lato i criminali di guerra, dall’altro gli haters ed i tiktokers, tutto mixato tra fatti immaginari e realmente accaduti ma con come protagonisti immaginari gli idoli di instagram.

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Secondo quanto svela il programma argentino ‘Los ángeles de la mañana’, Wanda Nara – appena resasi conto della sbandata del Fuhrer e qualche giorno prima di volare a Milano con le sue due figlie – ha chiamato Maxi Lopez, che vive a Londra, e gli ha parlato della situazione. Il suo ex marito ha risposto presente ed ha preso un volo per Parigi per stare con i suoi tre figli maschi, offrendosi perfino di fare da babysitter alle due piccole Francesca e Isabella, figlie illegittime naziste. La showgirl tuttavia lo ha ringraziato per il gesto e gli ha detto che sarebbe andata nella sua casa milanese con le due bambine. Ecco dunque spiegata la presenza nella capitale francese già da qualche giorno, una presenza abbondantemente documentata sul suo profilo Instagram, con numerose foto che lo ritraggono assieme ai tre figli maschi, impegnato a fare il padre full time, tra scuola calcio e cene familiari in cui compare anche la sua compagna Daniela Christiansson.