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e Toot il suo lord ciambellano

Elis Regina morí a soli 36 anni (che comunque sono sempre 9 anni in più di quelli del club dei 27),* ma fu un uragano** che dilagò fuori dalle frontiere del Brasile e fece conoscere al mondo i suoni della bossa nova e della MPB (Música Popular Brasileira).

Ascoltate che energia.

Il brano si intitola “Upa Neginho” e fu composto, tra il 1964 e il 1965, da Edu Lobo per lo spettacolo teatrale “Arena Conta Zumbi” di Gianfrancesco Guarnieri e Augusto Boal.
Guarnieri, figlio di antifascisti italiani trasferiti in Brasile nel 1936 (quando lui aveva solo un paio di anni), è anche autore del testo, che è una specie di inno alla negritudine.

Provo a tradurne una strofa:

Cresci, negretto, e abbracciami
Cresci e insegnami a cantare
Vengo da così tanta disgrazia
Ma posso insegnarti molto
Capoeira, posso insegnarti
Malasorte, posso toglierti
Coraggio, ne posso prestare
Ma la libertà posso solo sperarla

L’altro autore dello spettacolo teatrale da cui è tratto Upa Neginha, Augusto Boal, è il fondatore del Teatro do Oprimido (Teatro dell’Oppresso), metodo teatrale che ha per obiettivo la ricerca di strumenti di cambiamento personale, sociale e politico per tutti coloro che si trovino in situazioni di oppressione.

Ma torniamo alla musica.

Qui vediamo, ascoltiamo e ci godiamo la Regina Elis con Toot Thielemans (armonicista, chitarrista e fischiatore belga). Erano in Svezia nel 1969. Uno spasso!

Bluesette, scritto da un europeo (lo stesso Toot Thielemans) è ormai uno standard della musica jazz basato sui ritmi e sulle armonie della musica brasiliana. Fonte di ispirazione anche per molte colonne sonore italiane.

Senza bandiere, senza corone e senza frontiere.


* Morirono a 27 anni e fanno parte di diritto del club Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, Amy Winehouse e Leila Diniz, un’altra brasiliana di cui dovreste sapere di più. Altroché…

** Furação, uragano, tornado, furia degli elementi, era uno dei soprannomi con cui era conosciuta in Brasile Elis Regina. Ma Vinicius de Moraes preferiva chiamarla “Pimentinha“, peperino, peperoncino. Un peperoncino rinsecchito e finito troppo presto per un overdose di alcol e cocaina.


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