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Fuori casa mia hanno buttato giù un grande edificio. Andava fatto. Era brutto, sporco e cadente. Ora raccontano di una ristrutturazione favolosa: un edificio green, un modello di transizione ecologica, una svolta verde che renderà la città più bella e più superba che pria.
Ma io intravedo solo buio e altro cemento dove sognavamo un prato verde.

Nel mentre abbiamo la strada invasa da centinaia di topi usciti dalle fogne e colombi spennacchiati che svolazzano e scacazzano dappertutto senza ritegno.

Sembra un’allegoria, uno specchio deformato della situazione politica nazionale e internazionale di questi spazi e di questi tempi. Ma è la realtà locale, localissima, della polvere che mi entra in casa e dello sterco che si accumula sui miei balconi. Insieme con le preoccupazioni per un futuro sempre più torvo e oscuro.

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