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Una separazione difficile in quattro quadretti

Dici che ti sei resa conto che non abbiamo niente in comune.
Non ce la fai più a stare vicino a me.
Dici che hai bisogno di metterci una pietra sopra e qualche chilometro di distanza.
Dici che non mi sopporti. Non mi sopporti più e forse non mi hai mai sopportato.



Ma lo sai che tante volte non mi sopporto neanche io?
E allora lo vedi che ce l’abbiamo ancora qualcosa in comune?
Tu non mi sopporti più e pure io non mi sopporto e, forse forse, non mi sono mai sopportato.
Solo che io non posso mettermela una pietra sopra. E nemmeno frapporre qualche chilometro di distanza tra me e me.



Dai, se vuoi ti accompagno e lungo la strada parliamo un po’ male di me. So cose e dettagli che tu neanche immagini.
Che ne dici?
Vengo e ti aiuto a portare le valigie fino al bar giù all’angolo? o vuoi veramente andartene da sola?



Va be’, ho capito. Ti sto annoiando. Ti sto opprimendo. Ti sto intrappolando.
Come al solito.
Ma è come se costruissi una trappola in cui intrappolati ci finiamo in due.
Scappa, scappa.
Approfitta che io ora sono distratto dal suono delle mie parole.
Io, da parte mia, cercherò di non correrti dietro di nuovo.

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