Poesia Verticale XII – 15 (ovvero, la serendipità secondo Roberto Juarroz)

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Cercare una cosa
è sempre scoprirne un’altra.
Così, per trovare qualcosa,
bisogna cercare ciò che non è.
Cercare il passero per incontrare la rosa,
cercare l’amore per trovare l’esilio,
cercare il nulla per scoprire un uomo,
muoversi all’indietro per andare avanti.

La chiave del cammino,
più che nelle sue biforcazioni,
il suo sospetto inizio
o la sua dubbia fine,
risiede nel caustico umore
del suo doppio senso.
Si arriva sempre,
ma ad un’altra parte.

Tutto passa.
Ma in senso inverso.

______
Cercavo un’altra poesia del poeta argentino Roberto Juarroz (1925-1995), ma mi sono imbattuto in questa e non ho potuto fare a meno di tradurla.
Se non vi piace la mia resa, potete leggere qui la versione originale pubblicata da Juarroz nel 1991, quando ancora il termine serendipity/serendipità/serendipia non era tornato in voga, dopo il suo primo conio risalente ad una ormai famosa lettera del 1754, in cui Horace Walpole citava una fiaba persiana basata sui “tre principi di Serendip” che ‘facevano continue scoperte, grazie al caso e alla sagacia, di cose di cui non erano in cerca’. Insomma…

Buscar una cosa
es siempre encontrar otra.
Así, para hallar algo,
hay que buscar lo que no es.

Buscar al pájaro para encontrar a la rosa,
buscar el amor para hallar el exilio,
buscar la nada para descubrir un hombre,
ir hacia atrás para ir hacia delante.

La clave del camino,
más que en sus bifurcaciones,
su sospechoso comienzo
o su dudoso final,
está en el cáustico humor
de su doble sentido.
Siempre se llega,
pero a otra parte.

Todo pasa.
Pero a la inversa.

(Juarroz, “Poesía Vertical, XII – 15”)

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Le parole per dirlo – Agosto ’18

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Mi accascio
sul sedile di legno
sperando di arrivare presto

Sono stanco
e sto finendo anche
le parole per dirlo

Provo ad addormentarmi
Ma l’angoscia mi rode
e mi tiene sveglio

Sento che siamo
sull’orlo di un precipizio
e non so dove siano i freni

Forse si può fare
ancora qualcosa

Dovrei parlare
con il conducente

Se solo la voce
non mi si strozzasse in gola
e potessi ritrovare
dentro di me
le parole per dirlo

Esco dal mio scompartimento

Intorno è tutto un vociare
di lingue sconosciute

Seppure riuscissi
ad aprire bocca
non mi capirebbero
e non mi potrebbero sentire

Il loro brusio cresce
col crescere del fragore
della ferraglia del treno

Sono stanco
Sono sfinito
E non ho neanche
le parole per dirlo

 

Tornando a casa Splinder

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Il post di oggi è su Splinder…
Sì, Splinder…, la vecchia piattaforma blog che ha ospitato questo blog fino al 2012, quando è fallita costringendo alla morte o alla migrazione mezza blogosfera italiana.
Ora, un gruppo di blogger che non conosco personalmente ha resuscitato quella che era la più vasta piattaforma blog italiana (appoggiandosi sui mezzi di WordPress per mantenerla gratuita). Io, preso da una botta di nostalgia, sono corso subito a vedere, ho aperto un nuovo blog e postato questa cosa colà:
https://aitan.splinder.org/2018/08/25/avvoltoi-in-cerca-di-titolo/

Avvoltoi senza titolo - by Gaetano 'Aitan' Vergara

Ma mi sento un po’ schizofrenico e dovrò decidere presto quale casa vivere e quale usare per le vacanze.

Stelle pubbliche e leghe private

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Sulla scuola è caduto più di un Governo.
Vuoi vedere che ancora una volta sarà proprio l’istruzione a segnare l’impossibilità di conciliare le posizioni di Salvini & Co. con i programmi a cinque stelle?

Il punto di vista sulle sovvenzioni alle scuole paritarie può essere dirimente.
Da una parte c’è la lega e il suo Ministro dell’Istruzione che dichiarano a destra e a manca di auspicare maggiori finanziamenti per le paritarie, dall’altra i cinque stelle che, vivaddio e viva la Costituzione, per il momento, sembrano voler attenersi al principio dell’articolo 33 che stabilisce che “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, SENZA ONERI PER LO STATO.”

In particolare, Luigi Gallo, deputato 5S e presidente della commissione Cultura, ha avanzato una proposta di legge che prevede “l’immediata abolizione dei contributi pubblici statali alle scuole private paritarie primarie e secondarie di primo e di secondo grado” (resta, dunque, una possibilità di finanziamento solo per asili nido e scuole dell’infanzia). Nella sua proposta si legge anche che, udite udite, “con questo risparmio sarà possibile destinare maggiori risorse al sistema pubblico di istruzione”.

Insomma, siamo ad una radicale revisione delle brutte leggi 285 del 1997 e 62 del 2000 volute, rispettivamente, dai Governi Prodi e D’Alema. Due leggi firmate entrambe da Luigi Berlinguer, se non ricordo male, ed entrambe spinte dai forti interessi espressi dal mondo dell’istruzione cattolica sul tema della parità tra sistema pubblico e sistema privato (e, sicuramente, Salvini non perderà l’occasione per far leva sulla sensibilità e sugli interessi dell’elettorato cattolico più tradizionalista e conservatore; lo ha già fatto nelle regioni governate dalla Lega).

In ogni modo, se su questo punto i cinque stelle manterranno fede al loro programma, ne vedremo delle belle.
Ma è più probabile che i pentastellati temporeggeranno ed eviteranno di parlarne lasciando che le cose restino nel limbo in cui si trovano. Sempre che non si appiattiascano una volta di più sulle posizioni “vincenti” del Capitano Salvini.

Virale e digitale

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“Ora che tutti sono liberi di esprimere il proprio pensiero in rete, sarebbe bello che ognuno avesse qualche pensiero proprio da esprimere.”


Se leggete questo post, lasciate un commento veloce, un saluto, un disegnino, qualsiasi cosa vogliate… Pure la ricevuta di un vaglia postale o di un pagamento online a mio nome. A piacere vostro…
Poi, copiate questo testo e incollatelo sulla vostra bacheca, in modo che qualcuno (magari anche solo uno su mille o su un milione) possa essere invogliato a fare di testa propria ed esprimere in internet il proprio pensiero, invece di copincollare tutto quello che gli capita sott’occhio.


P.s. Il mio nome, per il vaglia, è GAETANO VERGARA (ma vabene pure se lo scrivete in minuscolo). Il mio account PayPal (per i più digitali e contemporanei) è ‘gaverg’.

Nel ringraziarvi anticipatamente, vi invio un cordiale saluto e resto in attesa di vostre notizie e contributi. È per una buona causa! Se non ci credete, chiedetelo a mio cugino.

Le ceneri del ponte

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Caracol by Gaetano aitan Vergara

Se solo questo ennesimo disastro ci facesse riflettere sui limiti del capitalismo, sugli abusi delle privatizzazioni e delle concessioni dei beni pubblici, sull’iperproduzione di merci e servizi, su un sistema di trasporto inquinante e insostenibile, sui costi sociali di uno sviluppo che punta alla crescita economica anziché alla qualità della vita…

Ma l’uomo è l’unico animale che inciampa due volte sulla stessa pietra. E poi torna a inciampare, torna a inciampare, torna a inciampare…, convinto che la prossima volta andrà meglio e sarà più bravo ad inciampare.

Verso una definizione sulla natura dell’intellettuale (col rischio di bagnarla e renderla più scivolosa)

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Un(‘)intellettuale è una persona che prova ogni giorno a pensare l’impensato; ma, in quanto essere umano, può scivolare anche lui sul male banale della ripetizione del già detto.

Un(‘)intellettuale è un essere molto curioso, che ha letto molto, ma mai abbastanza, e ha incamerato e digerito quasi tutto quello che ha letto, sentito, detto o fatto; un(‘)intellettuale è un individuo che ha dialogato con tanti e preso qualcosa da tutti, senza mai rinunciare ad ascoltare (e leggere) con spirito analitico e caparbia volontà di distinguere le singole voci dal mucchio; un(‘)intellettuale è un(‘)intellettuale se non si accontenta dei luoghi comuni e delle parole d’ordine sciorinate negli spazi e nei tempi in cui vive, perché un vero intellettuale è abituat@ ad andare oltre e a rintanarsi dentro il suo guscio da intellettuale, per poi uscire e rientrare, uscire e rientrare, come uno stantuffo dal ritmo irregolare; un(‘)intellettuale è una pianta che ha radici nel passato e fusti rizomatici protési verso il presente e il futuro; un(‘)intellettuale è una persona con una visione, un punto di vista e una prospettiva personale e impersonalizzabile; in un certo senso, è anche un veggente, un(‘)intellettuale, ma un veggente sempre dubbioso delle sue (pre)visioni e critico verso le sue stesse critiche; un(‘)intellettuale non teme confronti limpidi e onesti e sa quando è il momento di zittirsi per fermarsi a raccogliere le forze e riflettere sui suoi errori; un(‘)intellettuale è fastidios@ e necessari@ come la pioggia e il vento che sposta i semi di terra in terra; un(‘)intellettuale è inutile e indispensabile come la cioccolata dopo il caffè e la grappa dopo la cioccolata; un(‘)intellettuale è tale se dubita anche dei suoi dubbi e ha ripensamenti sui suoi ripensamenti; un(‘)intellettuale è un uomo (o una donna) che ride anche del suo pianto; un(‘)intellettuale non si accontenta, ma gode, e non smetterà mai di godere finché avrà ossigeno per la sua materia cerebrale e sangue che scorre sotto pelle.

Un(‘)intellettuale è un apostrofo tra due parentesi inutili e fastidiose.

Un(‘)intellettuale è inconcludente come questo e ogni pensiero

Un(‘)intellettuale è una persona che prova ogni giorno a pensare l’impensato; ma forse questo l’avete letto già, se siete arrivati fino a qua (chissà poi perché).

Distrattori incrociati

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Una selezione dei commenti suscitati da questa immagine sul Faccialibro (spero che nessuno si risenta nel vedere citate in questo luogo pubblico le loro parole provenienti da quell’altro pubblico luogo). 

Alessandro S.
Niente di particolarmente innovativo però…

Io
In politica (soprattutto in tempi di diffusa demagogia come questo) non conta l’essere innovativi o particolarmente creativi, conta sapersi rivolgere alle viscere della popolazione e farlo al momento giusto.

Mario R.
Ma poi cosa sono queste viscere della popolazione?
[…]
In realtà Salvini fa quello che la Lega ha sempre fatto, facendo leva su un mitico identitarismo, prima localistico e mano a mano perfezionato. La predica cattolica e antislamica nasce nel 2001. Quello che è cambiato è il contesto.

Io
Credo che tu ti sia risposto da solo, Mario. Le viscere, la pancia, le budella della popolazione sono l’identarismo, la chiusura, il familismo, la rassicurazione rispetto alle paure per il nuovo. La pancia non riesce ad andare molto oltre il proprio ombelico. È endogamica. È legata all’animalità dell’uomo. Alla ripetizione del consueto.

Iolanda P.
Per tanti il crocefisso è nulla e talvolta un obbrobrio. Non a caso è : “scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani”

Io
Per altri ancora un simbolo identatario usato in modo demagogico per promuovere guerre di religione che servono anche a distrarre la gente dai loro veri problemi e dalla corruzione o dall’incompetenza di chi detiene il potere.

Don Mimmo
La croce non è mai un simbolo identitario: grida amore al nemico, accoglienza e fraternità…

Io
Infatti, caro don Mimmo, io penso che tanti che si proclamano cattolici e brandiscono il crocifisso come un’arma ignorino la novità del Nuovo Testamento e siano fermi alla legge del taglione e all’occhio per occhio dente per dente veterotestamentario.
Mi sembra strano che sia io, che sono relativamente lontano dalla chiesa, a dover ricordare i principi della Nuova Alleanza, il messaggio radicalmente contrario alla violenza del Vangelo, il passaggio dal popolo eletto all’ecumene, l’universalità del Discorso della Montagna, i principi di misericordia e accoglienza tanto spesso ribaditi da Papa Francesco. Vedo, invece, malafede in chi continua a usare la croce come simbolo identitario e strumento per chiudersi all’altro (o, come scrivo nel post, come un’arma per distrarre il popolo degli elettori dai loro veri problemi e dall’incompetenza o dalla corruzione dei governanti e, al tempo stesso, strizzare l’occhio alla parte più distratta dell’elettorato cattolico).

Raffaele A.
Stiamo ritornando al tempo delle crociate, quando la croce era sui mantelli degli invasori e risuonava deus vult, il grido di battaglia di Pietro l’Eremita nelle sue predicazioni per arruolare crociati per la crociata dei pezzenti.

Io
Il pericolo è proprio questo.