Cambiamenti diffusi e cambiamenti percepiti

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Come sei cambiato, mondo,
da che s’andava in bici
insieme con gli amici
in fila o in girotondo.

Come sei cambiata, terra,
dai tempi in cui i semi
non eran fatti in serra
con artefatti sistemi
di chimica e di guerra.

Come sei cambiata, vita,
da che tengo incollato
su uno schermo fatato
occhi, cervello e dita.

Come sei cambiata, amore,
da quando venivi a letto
con gioia e per diletto
senza noia o dolore
giù tra le cosce e il cuore.

Come sei cambiato uccello
da che eri fresco e bello…
e… che ne parliamo a fare?

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Napoli, Vigilia dell’Anno Nuovo

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Seh, seh…

sta fernnenno

propeto bbuono

‘stu duimila e diciotte

Tra chi spara

perete, tracche e botte

primma ca’ se fa

cupe ‘o cielo

e scure ‘a notte

Sta fernenno

propeto bbuono

tra chi s’allamente

e fotte

E chi se spara

‘na sfaccimma ‘e pere

c’a rrobba

ca s’accattaje

ajere ‘e sere

Sta fernenno

propete bbuono bbuono

‘stu duimila e diciotto

Senza cchiu

‘na goccia ‘e vine

abbascia ‘a ‘rotta

Ca’ capa ‘ntrunata

da ‘sti maronne ‘e botte

E tanta gente

ca spare sule cazzate

comme faceva già

l’anno passate.

Nannine’,

votta a passa’

‘a nuttata

‘Amma scritto

l’urdema strunzata

e stamme già

cape e piere

int’a scurdata.

Nun ce sta niente

‘a dicere

e poco ‘a ffa!

Simme ‘e Napule,

paisa’!

Seh, seh…

sta fernnenno

propeto bbuono

‘stu duimila e diciotte

Tra chi spara

perete, rutte e botte

primma ca’ se fa

scure ‘a notte

e gia’ e’ fernuta

n’ata votte

Sta fernnenno

propeto bbuono

Cu sti figlie

ca’ se pisciano sotte

e se fa scuro o cielo

e cupa ‘a notte

ma a te nun te ne fotte

‘e vongole so’ cotte

e i giarretelle se so rotte

Guagliu’,

jamma ‘a magna’

Simme ‘e Napule,

simme ‘e Napule,

Simme ‘e Napule,

paisa’

La Storiella di Stefania

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Ieri la piccola – che poi ha compiuto solo qualche giorno fa 7 anni e io comincio già a dubitare di poterla ancora chiamare così -, la piccola, dicevo, ieri stava giocando con le sue amichette “alla maestra e le alunne” e, quando è arrivato il suo turno di improvvisare un dettato (respiro da periodo troppo lungo), si è inventata questa storiella qui, breve, ma intensa (almeno così pare a ‘mme, ma poi magari è solo che ogni scarrafone – si fa per dire – è bello ‘a mamma soja, e pure ‘o pate suoje, se è per questo)…

DETTATO
(Il gatto che voleva giocare a pallone)

Il gatto era bello e giocava a pallone, nonostante si chiamava Nongiocareapallone.
E la mamma gli disse: Non si fa.
E quindi Nongiocareapallone si mise a piangere e andó in punizione per otto secoli.
E lui disse: Ma che punizione è questa? Uffa, non è giusto!
E la mamma disse:
– Allora stai in punizione per altri cento secoli.
– Mamma, sono passati già otto secoli… Ho mille e due anni.

I segni della nostra presenza

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Ho l’impressione che scriviamo e continuiamo a scrivere e a lasciare segni della nostra presenza in vita sulla pagina infinita di Facebook per sconfiggere la nostra solitudine e la solitudine degli altri.
Scriviamo per cercare partecipazione al vuoto delle nostre esistenze, per denunciare quello che ci fa male e per condividere quello che ci produce gioia o piacere.
Scriviamo per soddisfare intime necessità di comunicazione e di comunione col mondo.
Scriviamo e spargiamo in giro foto e immagini di noi stessi per provare che c’è ancora vita fuori di qui.
Scriviamo per mostrare agli altri e a noi stessi che esistiamo e, scrivendo, cerchiamo una riprova della nostra esistenza nel numero dei pollici eretti che riceviamo. Ogni pollice fa aumentare le nostre sacche di energia; come quei tragici videogiochi in cui, una volta finite le riserve, eri morto e potevi solo cominciare un altro post, un’altra partita. E partivi, ad ogni giro, di nuovo da zero.

Perché tante volte la rete intrappola le nostre parole e lascia che il ragno fagociti i nostri pensieri senza alcun segno di interesse o attenzione nei nostri riguardi.
Tante volte ci rendiamo conto di essere delle isole legate dallo stesso mare che ci separa, e finiamo per sentirci più soli e inascoltati, dopo che abbiamo lasciato tra le righe del web una traccia in forma di sussurro o di grido.
Tante volte abbiamo l’impressione che tra le maglie di questa rete la distrazione regni sovrana e che tutti quei pollici eretti che riempiono le bacheche altrui abbiano poco o nessun senso (i nostri pollici, sì, quelli sì che sono sensatissimi e meritati, ma quelli degli altri, che senso hanno e quale insulso valore…?).

E intanto Zuckerberg e i suoi epigoni raccolgono i nostri dati e ne fanno mercato. Perché a loro questo interessa. Loro vogliono che noi continuiamo a cliccare, scorrere dati altrui e lasciare sulla strada i nostri dati come molliche di Pollicino, per venire a scovarci fin dentro lo nostre tane e venderci i loro prodotti e le loro illusioni. Vogliono che noi continuiamo a essere distratti e disinformati e fanno in modo che siamo sempre pronti all’acquisto; prevedono i nostri movimenti come se fossimo cavie di un mega-esperimento skinneriano. “Se metto qui questo video, il topo ci cliccherà sopra, e poi giocherà a questo giochino e lo condividerà coi suoi compagni, e ogni topo che lo condividerà ci lascerà inconsapevolmente i suoi dati; e attraverso i loro dati noi identificheremo il loro profilo e i loro gusti e sapremo quali sono i loro desideri per proporre a ognuno di loro di comprarseli online, e loro, i topi, li compreranno, certo che li compreranno, senza scendere di casa e mischiarsi coi profumi e gli afrori del mondo…; basterà solo un altro paio di clic e il prodotto gli arriverà fin dentro le loro tane, fin dentro le loro stanze.”

Insomma, a me pare che in fondo e in superficie il Faccialibro riunisca in sé varie istanze dalla parte dei Grandi Venditori che lo governano e una serie di motivazioni, apparentemente incongruenti allo scopo, dalla parte della sterminata massa di clienti che affollano le sue pagine. Motivazioni che sono spesso comuni allo scrivere tout court: l’esigenza di comunicare con se stessi, il desiderio di scrivere a una moltitudine, la necessità di sentirsi esistenti e perfino vivi attraverso la lettura, la scrittura e la rappresentazione di se stessi… Ma, alla fine dei conti, quella che instauriamo qua dentro e qua sopra è tutta una comunicazione illusoria che crea dipendenza e può perfino distrarci dalla realtà. Alla fine dei conti, quello che instauriamo qua sopra e qua dentro è solo un simulacro, ma un simulacro che continua a sembrarci migliore di un silenzio senza vie di uscita o soluzioni a portata di mano, o di clic.

MR LXXI

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Muito Romântico
settantunesimo frammento
Storia triste, rosa e desolata d’amore, d’odio e di passione

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– E se si è così tristi che non si ha nemmeno più voglia di uscire e sentire il rumore dei propri passi sulle scale?

– Se si è così tristi o se sei così triste?

– È la stessa cosa!

– Beh, allora fattene una ragione, guardati allo specchio e fissati negli occhi per vedere chi scoppia prima a ridere, e se non ridi né tu né l’immagine riflessa, prova a fare una smorfia o una linguaccia.

– Bravo, applausi, grazie! Ecco come sentirsi ancora più tristi e soli di prima.

– Senti, tesoro, stamattina piove anche sulla mia voglia di fare, ma non per questo me la prendo con te o con il mondo.

– Non chiamarmi tesoro. Lo sai che non lo sopporto. Mettiti tu a fare il pagliaccio allo specchio, se vuoi. La verità è che io ne ho piene le scatole. Non ti sopporto più, tu e la tua vita grigia e insulsa. E non sopporto più nemmeno me stessa che ti vivo accanto e non rido più, non esco e non canto.

– Meglio una persona grigia che una come te… rosa…, dall’invidia…

– Ma vai a fare in culo…

– E con chi?

– Con tua sorella, con tua nonna o con una puttana da quattro soldi, che quelle più care non te le puoi neanche permettere.

– E già. Per questo mi sono messo con te.

– Stronzo.

– Stronza.

(Si baciano. Si spintonano. Si cercano. Si respingono. Si abbracciano. Si mordono. Si leccano le ferite. Sipario.)

A caccia di un tesoro di parole

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Come è ormai consuetudine, i regali di compleanno della piccola li spargo per casa e poi glieli faccio cercare attraverso una caccia al tesoro che pubblico qui a futura memoria; soprattutto perché lei possa rileggere, rispecchiarsi nei ricordi e rivivere queste piccole scoperte che la aiutano a crescere (spero e credo).
Sei regali su sette sono libri. E altri due libroni di favole si aggiuranno nella festa di stasera insieme con un robottino da programmare per farlo muovere e fargli fare disegnini su un foglio. Tutti suoi desideri espressi in modi diretti e indiretti.

Ma ecco il testo della mappa di parole che la guiderà nella ricerca.
_____

Completa il testo con le parole mancanti e gira per casa alla ricerca di pacchi e pacchetti.

La caccia più difficile si mette
Or che gli anni sono ormai _______
Ma sono certo che se ti ci metti
Troverai tutti i tuoi pacchetti.

Ed ora attenta al primo indizio di papà
Si nascondono questi animali
in una tana non lontana da qua
tra quadernoni, fogli e giornali.

E adesso i tempi son propizi
per cercare un libro sugli _______
sotto una piramide di piatti
che presto troverai se non t’abbatti.

Nei prossimi librini c’è l’Armando
riposto sotto al tele_______
e i quiz e gli enigmi dei pirati
che al livello tre son apporodati.

Ritorna la _______ al quinto dono
che devi cercare dentro il trono
che sta al di sotto della finestra
con tanti peluche alla sua destra.

Ora una pausa tra tanti libri,
se no ti annoi, ti stanchi e ti sfibri.
Eccoti, allora, _______ & Co.
che troverai nei pressi del comò.

Giunto al _______ Dio si riposò
ma adesso fermarsi non si può
Ancora un dono c’è da cercare
laddove il mago si può guardare.

E proprio Harry può riguardare
l’ultimo pacco da spacchettare
prima d’andare all’Happy Circus
senza Lucius _______ né maledictus.

Ma all’Happy altri doni troverai
sperando solo che non farai mai
come quel Dudley che più ne aveva
e ancor più altri ne voleva e voleva
senza godersi quel che si ha,
che è la chiave vera della gioia
e della _______.

MR LXX

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Muito Romântico
settantesimo frammento
Ad ogni modo e in ogni senso

Sardana e amore a Llançá

“Ama il tuo partner come ami te stesso
e fagli ciò che vorresti ti venisse fatto
in quanto ad amore, comunicazione e sesso.
E, se posso aggiungere a ciò un altro fatto,
non fargli mancare mai il tuo contatto,
la vista, il piacere, le parole e l’olfatto.”

Attraversa ogni senso l’amore che provi
e per ogni senso passa l’amore che trovi.

MR LXIX – ‘a sotte e ‘ncoppa

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Muito Romântico
sessantanovesimo frammento
A message in a plastic bottle

(Ti lascio un messaggio per dirti che ti lascio un messaggio e che ti lascio.)

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Ti lascio un messaggio
schiacciato
in una bottiglia di plastica,
così che nell’aprirla
tu possa sentirla scricchiolare
come un fuoco
che si consuma lento.

Ti lascio un messaggio
in una bottiglia di plastica
di quelle vuoto a perdere,
come il tempo
che scorreva
nell’attesa
della tua venuta.

Ti lascio un messaggio
per dirti che
ti lascio un messaggio
in una bottiglia di plastica.

Ti lascio un messaggio,
ma non impressionarti
se lo troverai bagnato.
Sono residui
di acqua
che rimangono
nel fondo,
anche se a volte
risuonano
come riflussi
di lacrime
infranti
sulla scogliera.

Il maltempo e il malvestire

Scuole chiuse per allerta maltempo.
È novembre e piove. Non è una novità. Ma qui tutto diventa emergenza. Non facciamo che tappare buchi che noi stessi creamo.
Nei paesi scandinavi insegnano ai bambini che non esiste il maltempo, esiste il malvestire. Qui i problemi li sfuggiamo, invece di affrontarli. Qui siamo abituati a barricarci in casa, pensando che tutti i mali stiano acquattati là fuori. E deleghiamo ad altri il compito di difenderci.
Abbiamo distrutto questo piccolo pianeta e stiamo continuando a distruggerlo. Abbiamo sputato in cielo e ci sta cadendo in testa la nostra stessa bava e la saliva lanciata in aria.
Ma non mi pare che questi siano problemi risolvibili con la chiusura delle scuole.
Ci vorrebbe più consapevolezza, piuttosto, ed anche più scuola.

E poi mi pare che la facilità con cui le amministrazioni comunali chiudano le scuole a seguito di sempre più frequenti allarmismi metereologici sia un segno tangibile della svalutazione della formazione scolastica nel terzo millennio.
Era meglio quando era mammà, col suo buonsenso, a mettere il naso fuori la porta per decidere se fosse o meno il caso di mandare i figli fuori dalle mura di casa