in un vicolo cieco / di fronte a un muro / senza una feritoia

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io me lo ricordo,
a scuola eravate
tra quelli che dicevano
che non serve a niente
la storia

mo che vi cadono
addosso le cause
e le concause
non capite un cazzo
e imboccate una scorciatoia

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Autumn Deca-Dance Reloaded bis

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Lungo la strada
cadono i vecchi
e puranco
i giovani
dai motocicli

Dalla mia testa
i residui capelli
su sciarpe
scarpe
ombrelli
ed orpelli

Cadono i sassi
dai cavalcavia
Cade la nonna
e cade la zia

Cadono i calcinacci
dai consunti balconi
e gli immigrati
da barche e barconi

Cadono i governi
e gli amori eterni
come i caduti
caduti in guerra

Cadono i ponti
i fanti
ed i conti
dalle spianate
fin sopra ai monti

Cadono i denti
e i decadenti
ed anche
i neonati
or ora eretti

Cadono i re
ed i reietti
con i vati
e i water
in equilibrio
sul filo

Cadon
le braccia
le frecce
e la faccia
in Samotracia
e in terra di
di Milo

Cadono
i miti
a un tanto
al chilo
e le parole
che ti rifilo

Solo le foglie
non cadono più

Perché
gli alberi
erano già giù
per terra
da tanto tempo fa


First version (17th October 2015):

https://aitanblog.wordpress.com/2015/10/17/autumn-deca-dance/

_____

Second version (19 October 2017, probably, the best one):

https://aitanblog.wordpress.com/2017/10/19/autumn-deca-dance-reloaded/

Ma come è strano l’amor (quasi una “canzona”)

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Un pezzaccio improvvisato giocando col guitalele insieme alla mia piccola e registrato alla meno peggio con la telecamerina del notebook.

Trascrizione del brano e accordi di accompagnamento in attesa che qualche musicista di buona volontà prenda in mano il pezzaccio e ne faccia qualcosa di meglio, con stonature più a tono col testo. 

[–Accordi per Guitalele o per Chitarra con capotasto al V tasto–]

Ma come è strano l’amor
Em———-Am—-Asus2—-
Sobbalza forte il tuo cuor
Em——–Am—Asus2—-
Chiedi un aiuto al dottor
Asus2—————Em—-
Ma è soltanto l’amor
Em—Asus2-Em-Asus13
Che ti fa battere il cuor
Asus13————–Em

Ay el amor
G——-Am
Ay el amor
Am—–Em
Ay el amor
Em——–
Esto es
As13-Em

Ay el amor
G——-Am
Ay el amor
Am—–Em
Ay el amor
Em——–
Esto es
As13-Em

Perdi il tuo senno e il decor
Quando ti bussa l’amor
Fuori la porta del cuor
Fuori la porta del cuor

E sono allora dolor
Mali e malanni d’amor
Ma tu ti senti un attor
Senza ricordi e rancor
Senza ricordi e rancor

Ay el amor
Ay el amor
Ay el amor
Esto es

Ay el amor
Ay el amor
Ay el amor
Esto es

Guardano te con stupor
Perché non sanno l’amor
Che fa sbalzare il tuo cuor
Che fa sbalzare il tuo cuor
Che fa sbalzare il tuo cuor

Ay el amor
Ay el amor
Ay el amor
Dime
qué es

Ay el amor
Ay el amor
Ay el amor
Dime
qué…

_______________________________

Gaetano Aitan Vergara (c) 2018

Fatto di Parole

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Fatto di Parole (ASCII) e

C’è chi si fa di eroina
Chi di coca e chi di coccoina.
C’è chi si fa di crack,
Chi fuma cobret e chi mescalina.
C’è chi assume farmaci,
Chi prostitute e chi metamfetamina.
C’è chi prende tranquillanti,
Chi barbiturici e chi acqua frizzantina.
C’è chi si fa la ketamina,
Chi l’MDA e chi sua cugina.

Io sono fatto di parole
come un tossicomane
all’ultimo stadio.

Anniversario di periferia

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In un giorno come questo nacque ((( aitanblog ))).

Questi erano i post di settembre del 2003.

https://aitanblog.wordpress.com/2003/09/

Ma ho visto che nel passaggio dalla piattaforma italiana di Splinder (che ha ospitato i miei “sbariamienti” fino al 2012) a quella mondiale di WordPress (ancora attualmente attiva e vegeta) mi sono perso il disegnino che illustrava il mio secondo post. Magari, quando ho un po’ di tempo, faccio una ricerca sul PC per cercare di capire di che si trattasse.

*Prima i Nostri e i Nostri prima* – Ballata del bus con pochi posti – (Versione riveduta e corretta).

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Eran le sei ed erano tanti,
non c’era spazio per tutti quanti;
pronti gli alunni per la partenza
con dieci tate in assistenza.

“Un guasto brutto ad un motore”,
disse, ansimando, il direttore,
“aveva in un attimo bello e distrutto
un progetto perfetto in tutto e per tutto.”

Di due bus era giunto sol uno
e ci voleva adesso qualcuno
pronto a proporre una soluzione
per far calare l’ingente tensione.

“Prima i nostri, qui siamo a Milano!”,
gridò d’emblée un padre padano
buttando fuori un bimbo lucano,
quattro ghanesi ed un indiano.

“Prima i nostri, in terra italiana”,
faceva eco una siciliana
tenendo basso il tono e l’accento
nel proferire il proprio commento.

“I primi posti agli italiani,
se poi ve ne è, ai napoletani,
ai filippini, agli americani…,
e in second’ordine agli africani.”

Più spazzio al bianco e al cristiano
e a chi palla pebbene ‘taliano,
nel rispetto della costituzzione
e di ogni nomma d’educazzione.”

“Nessun sedile per i musulmani,
i rom, i sinti e i talebani
che tiran sangue, soldi e risorse
dal nostro sangue e le nostre borse.”

“Prima i nostri, per lor non v’è posto!”,
diceva una parlando del “costo
versato dall’intera nazione
per finanziare l’immigrazione”.

“Prima i nostri e i nostri prima”,
si riscaldava sempre più il clima,
mentre stavan muti e in disparte
venti migranti senz’arte né carte,

tristi, delusi ed anche arrabbiati
per come furon tratti e trattati.
E ancor più tristi i loro figli
messi da parte come conigli…

Ma càpita a volte che la sventura
si volga di scatto e cambi andatura
spingendo sopra chi sta in basso
e giù per terra l’altivo gradasso.

Si volse la ruota della fortuna,
si volse il vento, si volse la luna
che quella notte s’alzò sopra un monte
e spintonò nei pressi di un ponte

tutti insieme in fondo a un abisso
tate, bambini e un crocifisso
ch’aveva al collo l’autista italiano
di quel catorcio di settima mano.

Non funzionò lo sterzo ed il freno,
cadde giù il bus nel terrapieno
e con lui cade codesto finale
che mesto scivola lungo il crinale.

In breve la colpa fu attribuita
alla massa che non era partita
e senz’alcun rischio s’era salvata
da morte certa e assicurata.

Così che il popolo dei migranti
fu accusato dai padri ululanti
d’aver esecrato e maledetto
il sacro gruppo del popolo eletto,

che ottemperò ai propri doveri
mettendo al rogo tredici neri
per atti osceni non ben definiti,
cattivi pensieri da starne allibiti,
imprecisati ulteriori misfatti
ed altri fatti ancora più brutti
per il buon ordine della nazione
e la difesa della popolazione
di pura razza ario-italiana
e cieca fede catto-cristiana.

 

Gatto e Sepe a spasso nel tempo

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Roberto Gatto l’ho visto per la prima volta agli inizi degli anni ’80 con Maurizio Giammarco al Circo Massimo di Roma. Era il primo festival di jazz cui partecipavo in vita mia e cominciai alla grande con lui, Ornette Coleman, Chick Corea, Gary Burton e il mio compaesano Gegé Munari, tutti nello stesso spazio a pochi giorni di distanza. Bei ricordi. Avevamo un posto per dormire a Casalotti, in periferia di Roma, ma siccome si faceva tardi dormivamo fuori alla stazione ripassando la musica e le emozioni vissute al Circo (a dire il vero, io dormivo, ma i miei amici mi svegliavano ogni due e tre perché erano passati a farci visita, in ordine sparso, un barbone tedesco, qualche accattone locale, una prostituta, uno spacciatore di non so che, un pazzo che si dichiarava l’ottavo re di Roma e millanta altri nottambuli di passaggio).

Daniele Sepe lo ascolto e lo seguo dalla seconda metà dello stesso decennio degli ’80, fin dai vinili di “Malamusica” e “Plays standards and more”. Erano i tempi dell’università e lo vedevamo spesso al Riot, al Velvet, da Intramoenia e in altri locali fighetti di Napoli. Po’ isso s’è fatto gruosso, ma è rimasto sempe curioso, frisco, perspicace e ricercatamente antipatico come ai primi tempi.

Gatto e Sepe sono due musicisti che attraversano il jazz da dentro, da fuori e dalla periferia, e strada facendo acchiappano nel meglio della musica che gira intorno. Nei dischi di Roberto Gatto si va dagli standard jazz a composizioni originali, colonne sonore, brani a passo di tango, riletture di canzoni rock, passioni jazzrock e perfino canzoni napoletane (ricordo una meravigliosa “Te voglio bene assai” cantata da un Servillo di quelli nell’album “#7”).
Daniele Sepe è perfino più onnivoro. Acchiappa ‘a tutte parte con un gusto speciale per macinare il meglio, da Miles Davis a Hermeto Pascoal, da Víctor Jara a Frank Zappa, da Zawinul a Milton Nascimento o a Luigi Tenco.
Entrambi, poi, hanno una lunga esperienza come turnisti nella migliore e peggiore musica di consumo nazionale…
Insomma, questi due si dovevano solo incontrare, per regalare al pubblico concerti scoppiettanti, eclettici, godibili e ben suonati come quello di ieri sera, alla chiusura estiva del Pomigliano Jazz Festival. Si sono accoppiati sotto la sigla “Cronosisma” rubata a Kurt Vonnegut e, accompagnati da Tommy De Paola al piano e al rhodes e Pierpaolo Ranieri al basso, hanno deciso di mettere in scena un terremoto temporale che sballotta il pubblico avanti e indietro nel tempo e nello spazio.

Comunque, bando alle ciance e alle fanfole, se ieri non siete venuti a Pomigliano, vi siete persi, nell’ordine:

– “Ya Mustafá” (brano multilingue del compositore egiziano Mohammed Fawzi reso popolare agli inizi degli anni ’60 da Bob Azzam; ma io questo, purtroppo, non l’ho sentito, perché s’è fatto tardi pe’ truva’ parcheggio)
– “Palladium”(composizione di Wayne Shorter risalente all’album del 1977 “Heavy Weather” dei Weather Report, una dichiaratissima passione comune di Gatto e Sepe)
– “Mademoiselle Mabry” (brano di Miles Davis che Sepe ci spiega essere dedicato a una signorina che Miles condivideva con Jimi Hendrix)
– “Nunca más” (di Gato Barbieri, con cui Gatto ha suonato e Sepe avrebbe voluto suonare)
– poi c’è stato un brano di “world jazz music” basato sul giro di basso di “Birdland” (il più popolare pezzone dei Weather Report) nel quale Sepe ha suonato una specie di miniclarinetto tirando fuori suoni simil-duduk e simil-ciaramella
– “La manfredina” (un bel pezzo di musica medievale che il maestro napoletano aveva già registrato in “Kronomakia”, con l’Ensemble Micrologus e i Rote Jazz Fraktion)
– una struggente ninna nanna svedese risalente ai tempi in cui nei dischi e nei concerti di Sepe cantava Auli Kokko
– “Rebulico” del grande Hermeto Pascoal (mito brasiliano di Daniele)
– “Young and fine” di Joe Zawinul (mito austroungarico di Roberto, Daniele, Tommy De Paola e, immagino, pure di Pierpaolo Ranieri)
– “Range fellon”, cantata da Andrea Tartaglia che è venuto dalla ciurma di Capitan Capitone (multiprogetto di Sepe realizzato con decine di altri artisti di area napoletana) a risvegliare il pubblico meno abituato ai suoni della musica sincopata. Tartaglia, dopo aver subito i teatrali sfottò del maestro, ha intervallato il brano con un opportuno “Get up, Stand up” di bobmarleyana memoria
– Per concludere, un graffiante “Rugido do leão” di Piero Piccioni, che faceva da colonna sonora al più apertamente politico film di Alberto Sordi: “Finché c’è guerra, c’è speranza”. Una metafora di questo concerto: produrre opere godibili, fruibili, ma non spensierate e fuori dal mondo. Il sogno di una canzone che faccia addormentare i bambini e risvegliare gli adulti.

Get Up, Stand Up, stand up for your right!
Get Up, Stand Up, don’t give up the fight!

I superstiti della canzone d’autore italiana

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Dopo che sono morti, tendiamo a inondare la rete di ricordi, “coccodrilli”, citazioni e brani dei nostri cantanti e autori preferiti.

Partendo dal principio catalanesco che i buoni interpreti è meglio ascoltarli dal vivo che dal morto, sto raccogliendo sul mio spazio Tumblr alcuni dei brani più belli dei superstiti della canzone d’autore italiana.

L’unico criterio aggiuntivo al gusto personale che mi sono dato è stato quello di scegliere canzoni di cantautori viventi che abbiano già compiuto 60 anni.


Per ora ho scelto brani di

  • Gian Piero Alloisio
  • Fausto Amodei
  • Enzo Avitabile
  • Angelo Branduardi
  • Edoardo Bennato
  • Alberto Camerini
  • Paolo Conte
  • Francesco De Gregori
  • Roberto De Simone
  • Eugenio Finardi
  • Francesco Guccini
  • Enzo Maolucci
  • Gianfranco Manfredi
  • Alan Sorrenti

Prossimamente, raccoglierò altri brani scegliendoli tra il repertorio di questi altri cantautori e cantautrici over 60 (consapevole del fatto che per alcuni di questi artisti scegliere un solo brano che mi piaccia sarà molto difficile, per altri… sarà difficile trovarne anche uno solo):

  • Alice
  • Claudio Baglioni
  • Franco Battiato
  • Gianni Bella
  • Eugenio Bennato
  • Gualtiero Bertelli
  • Sergio Caputo
  • Ivan Cattaneo
  • Fabio Concato
  • Giorgio Conte
  • Toto Cutugno
  • Nino D’Angelo
  • Edoardo De Angelis
  • Eduardo De Crescenzo
  • Nicola Di Bari
  • Peppino di Capri
  • Don Backy
  • Franco Fanigliulo
  • Alberto Fortis
  • Ivano Fossati
  • Paolo Frescura
  • Enzo Gragnaniello
  • Goran Kuzminac (R.i.P. – 18-09-2018)
  • Lalli
  • Mario Lavezzi
  • Mimmo Locasciulli
  • Loy e Altomare
  • Marco Luberti
  • Mauro Lusini
  • Francesco Magni
  • Cristiano Malgioglio
  • Max Manfredi
  • Giovanna Marini
  • Andrea Mingardi
  • Maria Monti
  • Leano Morelli
  • Marco Ongaro
  • Mauro Pagani
  • Gino Paoli
  • Adriano Pappalardo
  • Aldo Parente
  • Gian Pieretti
  • Paolo Pietrangeli
  • Oscar Prudente
  • Pupo
  • Donatella Rettore
  • Vasco Rossi
  • Luciano Rossi
  • Tito Schipa jr.
  • Pino Scotto
  • Franco Simone
  • Jenny Sorrenti
  • Vincenzo Spampinato
  • Patrizio Trampetti
  • Roberto Vecchioni
  • Antonello Venditti
  • Alan Wurzburger
  • Giorgio Zito
  • Teresa De Sio (suggerita da Lina Sanniti)
  • Nino Buonocore (suggerito da Imma Costanzo)
  • James Senese (suggerito da Carmine Vergara)
  • Mimmo Cavallo, Gerardo Carmine Gargiulo, Amedeo Minghi e Drupi (suggeriti da Angelo Picozzi)
  • Edoardo Vianello, Riccardo Cocciante, Ron, Renato Zero, Enrico Ruggeri (suggeriti da Rocco Del Prete)
  • Mario Castelnuovo, Flavio Giurato e Ricky Gianco (suggeriti da Giorgio Veturo)
  • Gianni Togni (suggerito da Paola Esposito)
  • Aldo Tagliapietra (suggerito da Gennaro Carotenuto)
  • Mauro Pelosi e Pino Pavone (suggeriti da Jennà Romano)
  • Sandro Giacobbe (suggerito da Francesca Del Prete)
  • Nada (suggerita da ragingbull1975)
  • Alessandro Haber e Fabrizio Bentivoglio (suggeriti da Pasquale Vergara)
  • Zucchero (suggerito da Enzo Troppo)
  • Faust’o, Garbo, Renzo Zenobi, Gianni Nebbiosi, Alberto Radius, Roberta D’Angelo e Mario Barbaja, Luigi Grechi, Paolo Barabani, Massimo Bubola, Pino Masi, Piero Brega (suggeriti da Pasquale Di Resta. Obrigado)

Che dite, tra me e i miei amici del Faccialibro, abbiamo dimenticato qualcuno che trovate imprescindibile o almeno degno di aggiungersi al novero?