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Tra costi crescenti e tensioni geopolitiche, il futuro dell’IA si gioca tra Silicon Valley e Shenzhen. Ma il vecchio continente non può restare a guardare.
Il panorama dell’intelligenza artificiale sta cambiando forma e ridefinendo gli equilibri globali. Se finora abbiamo vissuto un’apparente “età dell’oro” fatta di demo gratuite e accesso illimitato ai modelli più potenti, la dura realtà dei costi e la necessità di monetizzare stanno bussando alla porta.
Tecnicamente, potremmo dire che le Big Tech hanno creato l’hype*, ci hanno stuzzicato con i loro teaser** e hanno studiato i nostri comportamenti di fronte a un interlocutore artificiale. Hanno immagazzinato i nostri dati e le nostre parole tramite tecniche come il RLHF (Reinforcement Learning from Human Feedback***), e ora sono pronti a passare all’incasso.
Il costo dell’intelligenza americana
Le Big Tech della Silicon Valley (OpenAI, Google, Anthropic) si trovano davanti a un bivio: i costi di addestramento, sperimentazione, consumo energetico e manutenzione dei server sono astronomici. Secondo un rapporto di The Information (2024), il solo addestramento di GPT-4 è costato oltre 120 milioni di dollari, mentre le stime per il suo successore superano i 500 milioni.
Una singola query a un LLM come GPT-4 costa frazioni di centesimo, ma moltiplicate per i 10 miliardi di richieste giornaliere stimate nel 2025, queste cifre diventano insostenibili: solo i costi operativi superano i 3 milioni di dollari al giorno.
La tendenza è chiara: le versioni gratuite diventeranno sempre più “vetrine” limitate, lasciando le performance vere a chi è disposto a pagare abbonamenti premium. OpenAI ha già aumentato i prezzi delle API del 30% nel 2024 e introdotto limiti stringenti per gli utenti free.
L’alternativa cinese e il caso DeepSeek
Mentre l’Occidente alza i prezzi, in Cina modelli come DeepSeek, Ernie e Qwen hanno dimostrato che è possibile ottenere prestazioni da top di gamma con una frazione del costo e dell’energia. Il lancio di DeepSeek R1 (gennaio 2025) ha scosso i mercati occidentali: con 671 miliardi di parametri, il modello consuma il 40% in meno di energia rispetto a GPT-4 per rispondere alla stessa query, grazie all’architettura MoE (Mixture of Experts)**** e a tecniche di distillazione dei dati.

Secondo un’indagine di Stanford HAI (2025), il 30% delle aziende europee sta già testando modelli cinesi per ridurre i costi. Ma dietro la ricerca del risparmio, si intravede l’insorgenza di una infuocata questione geopolitica.
La guerra dei chip e l’indipendenza di Pechino
Questo spostamento di massa alimenta inevitabilmente la guerra tecnologica. Gli USA cercano di frenare l’ascesa asiatica limitando l’export delle GPU Nvidia, il motore hardware necessario per alimentare e gestire l’intelligenza artificiale. Dal 2022, Washington ha imposto restrizioni stringenti: le aziende cinesi non possono acquistare chip con prestazioni superiori a 100 TOPS (migliaia di miliardi di operazioni al secondo), una soglia che esclude i chip più avanzati necessari per addestrare i modelli di frontiera.
Tuttavia, la pressione sta provocando una accelerazione dello sviluppo tecnologico: la Cina sta investendo miliardi per rendersi indipendente dal silicio occidentale. Huawei e SMIC sono già alacremente al lavoro per creare processori autoctoni e rendersi indipendenti dai produttori degli Stati Uniti e di Taiwan. Proprio in questa piccola isola dell’Oriente Estremo ha sede la TSMC, la fonderia che materialmente stampa i chip di Nvidia e di quasi tutto l’Occidente: un avamposto tecnologico la cui importanza strategica è, non a caso, al centro delle più alte tensioni diplomatiche tra Pechino e Washington.
La terza via europea: Regole come vantaggio competitivo
In questo scontro tra titani, l’Europa può rappresentare una “terza via” che non si basi solo sulla potenza di calcolo, ma sulla tutela dei diritti. Mentre USA e Cina corrono senza freni, l’Europa ha posto paletti invalicabili con il GDPR***** e l’AI Act****** e investe ancora poco, troppo poco; lasciando anche che molti cervelli naturali europei si spostino all’estero in cerca di ambienti più stimolanti.

Secondo un rapporto della Commissione Europea (2024), l’UE spende in ricerca e sviluppo sull’IA solo 1/10 degli USA. Il rischio è che la burocrazia soffochi l’innovazione prima che decolli.
Conclusione
La partita è appena iniziata, ma i termini sono chiari: non si tratta solo di chi avrà i modelli più potenti, ma di chi ne controllerà le regole, i costi e l’accesso. Gli USA puntano sulla potenza bruta, la Cina sull’efficienza, l’Europa sulle norme. Ma se l’Europa non accelererà gli investimenti, rischia di restare un attore marginale.
La posta in gioco non è solo economica: è il controllo del pensiero computazionale del XXI secolo.
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Il futuro dell’IA tra costi crescenti e tensioni geopolitiche (clip video)
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Glossario minimo
* Hype
Il termine “hype” indica un’intensa promozione mediatica che genera aspettative spesso eccessive su un prodotto o tecnologia. Nel caso dell’IA, le aziende hanno creato un’enorme attenzione pubblica attraverso demo spettacolari e annunci sensazionali, attirando investimenti e utenti.
** Teaser
I “teaser” sono anteprime o dimostrazioni limitate di un prodotto, pensate per generare curiosità e aspettativa. ChatGPT, Claude e altri modelli sono stati inizialmente rilasciati come beta gratuite proprio con questa funzione: catturare l’attenzione prima del lancio commerciale vero e proprio.
*** RLHF (Reinforcement Learning from Human Feedback)
È una tecnica che usa le valutazioni umane per “educare” l’IA. Ogni volta che interagiamo con un LLM, i nostri input aiutano a migliorare il modello. Durante la fase gratuita, milioni di utenti hanno inconsapevolmente lavorato come “addestratori”, fornendo i dati necessari per rendere questi sistemi pronti per il mercato.
**** MoE (Mixture of Experts)
Architettura di rete neurale “modulare” dove invece di avere un unico modello gigante che elabora tutto, ci sono molti “esperti” specializzati in compiti specifici (traduzione, matematica, codice, ecc.). Un “router” intelligente decide quale esperto attivare per ogni richiesta. Risultato: si ottengono le performance di un modello enorme utilizzando solo una frazione dei suoi parametri per ogni query, riducendo drasticamente i costi operativi. DeepSeek R1, per esempio, ha oltre 600 miliardi di parametri totali ma ne attiva solo ~37 miliardi per richiesta.
***** GDPR (General Data Protection Regulation)
Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, entrato in vigore nel 2018. Stabilisce regole stringenti su come le aziende possono raccogliere, conservare e utilizzare i dati degli utenti. Nel contesto dell’IA, limita l’uso indiscriminato di informazioni personali per addestrare i modelli senza consenso esplicito.
****** IA ACT
Introdotta dall’Unione Europea, l’IA Act è la prima legge organica al mondo che regola l’Intelligenza Artificiale. Stabilisce regole vincolanti basate sul livello di rischio dei sistemi di IA, per garantire sicurezza, privacy, trasparenza e tutela dei diritti fondamentali, senza però soffocare l’innovazione tecnologica in Europa.
In sintesi: È il “codice della strada” europeo per garantire che l’intelligenza artificiale sia sicura, etica e trasparente.
Per approfondire
Costi e addestramento dell’IA
- Digital World Italia – Costi di addestramento GPT-4
- PrimaOnline – Aumento prezzi API OpenAI
- Corriere della Sera – Costi operativi di OpenAI
DeepSeek e l’efficienza cinese
- SpazioLiberoBlog – Lancio DeepSeek R1
- DrivingEco – Efficienza energetica DeepSeek
- DeepSeek Italiano – Architettura MoE
- Wired Italia – Impatto sui mercati
Guerra dei chip e restrizioni USA-Cina
Europa, GDPR e investimenti in R&D
- Regolamento UE 2016/679 – GDPR
- Commissione Europea – AI Act
- Commissione Europea – Investimenti R&D
- InfoData Il Sole 24 Ore – Indagine Stanford HAI