A dream come true (with music and lights)

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10 anni fa, anno più anno meno, andammo come in una spedizione esplorativa a vedere un sogno sotterraneo di Mariangela.
Una di quelle cavità pulsanti nel centro di Napoli con cinquecento anni di storia e di storie.
Mariangela sognava di comprarlo quello spazio buio e di illuminarlo con le sue luci; voleva farne un’estensione cavernosa del suo salotto, vagheggiava di animarlo, di valorizzarne ogni antro e recesso senza farsi spaventare da muffe, umidità e polvere di tufo.

Parente e Pumilia al Grottino di Piazza Plebiscito

Ora quel sogno è diventato realtà.
Il Grottino è un salotto meraviglioso e pieno di malia che Vincenzo e Mariangela hanno saputo rendere accogliente e pieno di suggestioni e di sorprese.

Alfredo Pumilia (violin) e Andrea Parente (guitar)

E stasera la magia del posto è stata amplificata dalle note della musica manouche e swingante di due bravi musicisti napoletani, Andrea Parente (chitarra e voce) e Alfredo Pumilia (al violino), che ci hanno deliziato con classici di Django Reinhardt (il re dei chitarristi gypsy), capolavori del jazz come Caravan, All of me e On the Sunny Side of the Street e lo swing all’italiana di due Fred, Buscaglione e Bongusto.
Preciso e convincente l’accompagnamento ritmico-armonico di Parente, sfavillante, ma al momento giusto anche raccolto e intimo, il violino di Pumilia, pieno di invenzioni, glissati, note pizzicate, raddoppi di tempo, improvvisi cambi d’umore e citazioni (da scherzi ludici a frasi di Bach) come ha da essere la musica nomade, gitana e tzigana che muove i suoi passi dalle intuizioni onnivore di Django Reinhardt.
Avvolgenti le esecuzioni di Nuages, di Autumn Leaves e di St.James Infirmary, divertente la versione napoletanizzata di The Sheik of Araby, indimenticabile Minor Swing suonato in una caverna del Grottino dall’acustica perfetta (anche se abbiamo dovuto ascoltarlo piegati e attenti a non battere la testa sotto il soffitto bassissimo).

La padrona di casa del Salottino del Grottino

Grazie di tanti luccichii, tanta seducente penombra e tanti barlumi di luce in mezzo a questo buio che c’è intorno.

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Il 21 di ogni Marzo

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Un modo di denudarsi

per trovarsi di nuovo travestiti.

Una maniera per gridare

sussurrando dove fa male.

Una stella caduta o cadente

che brilla o ha brillato

senza lasciare niente.

Un sistema di scrittura

con insistiti a capo.

Una carezza e un pugno

dentro un urlo di noia,

di gioia o di vibrante protesta.

Un insieme di suoni

in cerca di amanti.

A stick, a stone,

o fim do caminho.

É um resto de toco

é um pouco sozinho.

Uno squarcio

nel silenzio.

Una maniera per dirlo,

per sussurrarlo

o per gridarlo

al mondo.

Una menzogna

che dice la verità.

L’eterna ricerca di una cosa

per scoprirne un’altra.

Le piogge di marzo

fechando o verão.

É a promessa de vida

no teu coração.

Un mondo che non c’è

ma potrebbe esserci.

Un modo come un altro

per ripassare il tempo.

Una parola che non ti scivoli addosso

per finire nella dimenticanza del non detto,

una parola precisa e necessaria,

inutile come questa sottospecie

di poesia.

Una nenia per risvegliare gli adulti

e addormentare i bambini.

É pau, é pedra,

é o fim do caminho.

É um resto de toco,

é um pouco sozinho.

It’s a sliver of glass.

It is life, it’s the sun.

It is night, it is death.

It’s a trap, it’s a gun.

It’s a bang and a pun.

Sono le acque di marzo

che segnano l’inizio

di una nuova primavera.

È il 21 marzo,

la giornata

internazionale

della poesia.

¡Caracoles!

Caspita!

‘Azzo!


Come è ormai tradizione, ad inizio primavera improvviso quattro, quattordici o una quarantina di perversi versi e li butto nella rete per vedere l’effetto che fa.

20 dita, 4 mani, 88 tasti, due brave musiciste, un gran bel disco

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Per tutti gli appassionati di musica, un cd veramente unico nel suo genere: PIANO 4HANDS di Stefania Tallini e Cettina Donato.

cd PIANO 4HANDS

I numeri dell’album:
– PIANO 4HANDS è un progetto a 4 mani e un solo pianoforte basato sull’esecuzione di 11 brani originali, 6 composti da Stefania e 5 da Cettina Donato.
– In 2 brani si aggiungono 2 ospiti d’eccezione: Gabriele Mirabassi, al clarinetto, e l’attore Ninni Bruschetta che presta la sua voce per un’intensa ed aspra interpretazione della poesia “Amuri Miu” del poeta e teatrante siracusano Antonio Caldarella.

Ma il disco è tanta roba che attraversa trasversalmente la storia del jazz, della musica classica e della musica argentina e brasiliana.

Cito un po’ alla rinfusa alcune delle atmosfere che compongono questo mosaico a quattro mani:
– Lo stile boogie woogie di “Persistency”, e senti subito l’affiatamento di quelle quattro preziose mani che si incrociano sulla tastiera.
– Il meraviglioso tempo di milonga di “Minor Tango”.
– L’intimismo meditativo di “Silent Moon” e “Blues Prayer”.
– Lo splendido interplay tra le due pianiste di “Danza dei Suoni” e “Duotango”.
– La cullante malinconia di “A Veva”,* resa ancora più struggente (se è possibile) dalle linee melodiche suonate magistralmente da Gabriele Mirabassi.
– Lo swing nervoso e trascinante di “Tempus Fugit” e “di Viceversa” (che in un album eponimo del 2013 Stefania Tallini suonava da sola in overdubbing e che ora trova un’efficace e sensibile accompagnamento nelle dita della bravissima Cettina Donato).
– Il dondolio scoppiettante di “Ditty Duo”, uno di quelle composizioni che è impossibile ascoltare senza ciondolare sulla sedia o nel buio di un locale.

E io ciondolo facendo partire di nuovo l’ascolto di PIANO 4HANDS.

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* “A Veva” è una bellissima ninna nanna che accompagna Stefania Tallini fin dall’album “Padsodoble” del 2007, e che in diverse forme ci ha riproposto in “The Illusionist” (del 2010) e in versione cantata (da Guinga) in “Viceversa” (nel 2013).

Per venire al mondo

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Un paio di giorni Stefania mi ha portato dei fogli e ha detto: “Papà, ho scritto una canzone, la vuoi sentire?”.
Era già successo (2017/10/22/stefy_poetessa), ed ogni volta il risultato è più sorprendente e, in qualche modo, commovente e spaventoso, anche.
Cacchio, ha sette anni appena compiuti, la mia bambina.

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PER VENIRE AL MONDO

Per venire al mondo,
per visitare il mondo
per me è difficile
perché senza una vita
non so se una vacanza
lì al mondo si può fare
se voglio una vita come tanti.
Ho bisogno di esistere
e non sognare di esistere,
perché se voglio una vita,
per venire qui[,]
una vacanza qui[,]
ci vuole la vita[;]
avuta la vita[,]
devo inventarmi,
o costruirmi un destino.

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Va be’, tutti nasciamo poeti.
Tante volte si inanellano parole a caso; poi si cerca un senso. O sono gli altri a dare senso alle tue parole.

Ma quel mattino lei, dopo aver scritto i suoi versi, mi ha pure spiegato cosa volesse dire e questo ha meravigliato anche me, che la sento ragionare, reinventare il mondo e discettare di tutto ogni giorno. Mi ha detto che questa “è la storia di una bambina che ancora deve nascere”. Una specie di inno esistenzialista alla vita, insomma…

E poi, a parte tutto, trovo un paio di distici particolarmente riusciti e compiuti (di quelli che avrei voluto scriverli io, insomma):

Ho bisogno di esistere
e non sognare di esistere

devo inventarmi,
o costruirmi un destino.

Ecco, spero tanto, che Stefania sia sempre capace di essere (per quanto possibile) artefice del suo destino, padrona di una vita che valga la pena di essere vissuta. E spero anche che non le manchino mai le parole per raccontarla e raccontarsela, la vita.

(Ma mi fermo qua. Già è stato difficile farmi autorizzare a pubblicare in rete i suoi versi. Se sa che li commento pure, va a finire che si stizza. E, in fondo, ha anche ragione. Anche se io, oltre che per fare il buffone e per far vedere al mondo che gioiello di figlia che ho, metto qua sopra queste cose soprattutto per lei, perché un domani possa rivedere qualche scheggia di quello che era e compiacersene, oppure capire qualcosa in più di se stessa e della direzione e il verso del proprio destino.)

Welcome to Greta

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Greta Thunberg è una ragazza svedese di 15-16 anni che sta combattendo una strenua battaglia per la salvaguardia del pianeta.
Ora che la sua campagna contro il cambio climatico sta avendo un risalto mondiale mi aspetto che monteranno contro di lei la solita macchina del fango per svilire il suo messaggio e svalutare la sua azione politica.

Greta Thunberg
Photo: Hanna FRANZEN / TT News Agency / AF

Si inventeranno che una volta all’asilo rubò la merendina del compagno di banco; aggiungeranno che all’elementari lasciava accesa la luce del bagno, sprecava fogli e non faceva l’indifferenzata; diranno che la mamma usava una lacca altamente inquinante e che il padre andava al lavoro in auto (senza nemmeno condividere il veicolo con qualche collega) oppure metteranno in giro la notizia secondo la quale la sorella metteva le dita nel naso e si scaccolava allegramente per il pianeta.
Diranno queste o mille altre cose (magari pure che è racchia e che veste male o che alla sua età dovrebbe occuparsi d’altro), ma non riusciranno ad arrestare la ragionevolezza della sua azione e quella delle migliaia di Greta Thunberg che si stanno svegliando e chiedono subito un cambiamento radicale, prima che la casa bruci.

Greta-Thunberg-Helsinki Photo: Svante Thunberg (Greta’s father) via Twitter

(E vogliano il cielo e gli uomini adulti e dissenzienti che sia veramente così! E che magari si convincano pure i consenzienti e quelli che manovrano le leve del potere!)

L’internazionale dell’indifferenza bruta

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Intravedo, tra i segni più terribili e temibili dei nostri tempi, la diffusione del cinismo in vaste fasce della popolazione mondiale e la conseguente sfrontata esibizione di un egoismo privo di infingimenti, ripensamenti, ricerche di alibi e senso del pudore.
Non so dire precisamente quando sia cominciata quest’era dell’indifferenza bruta e ostentata, ma ho la vaga impressione che dopo l’abbattimento del muro di Berlino si siano eretti intorno a ciascuno di noi miriadi di muri e di barriere protettive.
Ci hanno rinchiuso – o ci siamo rinchiusi da soli per un meccanismo di induzione alimentato dalla crisi economica – nel nostro “particulare”, difendendo strenuamente i cazzi nostri a costo di calpestare i diritti e la dignità altrui. Abbiamo fatto dei nostri interessi la nostra bandiera. Siamo diventati sempre più spregiudicati e soli, mentre i più ricchi diventavano sempre più ricchi e i più poveri sempre più poveri.
I ricchi sfonda(n)ti sono l’1% della popolazione mondiale (poco più della percentuale degli anarchici, secondo una canzone di Ferré) e sono gli unici che, alla fine dei conti, beneficiano di tanto cinismo e di una tale brutale indifferenza. Il nostro egoismo ricalca il loro egoismo e lo alimenta. Più aumenta l’indifferenza verso l’altro più si moltiplicano le disuguaglianze a vantaggio di quest’uno percento che specula sulla crisi in atto e tutto fagocita nel suo organismo ipervorace e spietato. Almeno fino a quando i poveri non diventeranno tanti e tanto poveri da non avere più nulla da offrire al mercato ed alla fame inesauribile di questo gruppo sparuto di opulenti indecenti.

MR LXXII

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Muito Romântico
settantaduesimo frammento

Amor, Amore e Ammore
Another funny Valentine

Rosa, rosae... by Gaetano 'Aitan' Vergara

El amor no tiene banderas
y no tiene horarios.
L’amore non ha bandiere
e non ha orari.

El amor no tiene barreras
ni fechas en los calendarios.
L’amore non ha barriere
né date sui calendari.

El amor, l’amore, l’ammore.

El amor quiere cada día,
cada hora y también ahora
nuevos regalos.
L’amore vuole ogni giorno,
ogni ora e anche ora
nuovi regali.

L’amore, l’ammore, l’ammore.

L’amore muove
queste parole
e anche codeste
e quelle
insieme con il sole
e le altre stelle.

El amor rellena
los abismos
y nos lleva
adentro e afuera
de nosotros mismos.

L’amore, l’amore, l’ammore.
L’amore, l’ammore, l’ammore.
L’ammore, l’ammore, l’ammore.

L’ammore nun tene
porte né purtune
e va cercanne
sempe ammore,
pa’ via, int’e carcere,
fore ‘e cancelle
da fabbrica,
e mmiezz’o rummore.

L’amore non ha porte
né portoni
e va cercando
sempre amore,
dentro il silenzio,
abbascio ‘a stazione,
mmiezz’a a priezza e
dint’e canzone.

L’amore non ha parole.
Tampoco esas.

L’ipercomunicazione e le buone occasioni per starsene zitti

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È un’epoca di ipercomunicazione: tanta gente che comunica che sta comunicando o che dice in giro che non ha nulla da dire a gente che non ha voglia di sentire e scorre distratta lo sguardo sullo schermo in cerca di non sa che, chi o cosa.

“Mettici una foto, se no non si fermano. Non scrivere troppo, se no non ti leggono. Aggiungi un video che sia di impatto fin dai primi 3 o 4 secondi, se no lo abbandonano subito e passano ad altro, ad altro e ad altro…”.

È un epoca di ipercomunicazione, anch’io ipercomunico i miei pensieri sull’ipercomunicazione a gente che la pensa come me o che non la pensa affatto. Ma che importa? Quello che importa è raccogliere like, wow e cuoricini e dimostrare a noi stessi che esistiamo, siamo vivi e riusciamo a lasciare in giro tracce piacevoli e frasi memorabili che qualche volta risultano perfino condivisibili.
Intrappolati nella rete, passiamo il tempo ad irretire e lasciarci irretire, mentre altrove si fa mercato della nostra iperconnessione.

È un’epoca di ipercomunicazione in cui vi comunico che mi rendo conto di star perdendo molte buone occasioni…
Anche ora…