Scheisse

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(Questo non è Manzoni)

Vuoi mettere che prima la merda nel piatto te la metteva un parvenu, un carrierista, un pidocchio in frac, e ora sei servito da uno chef riconosciuto dai più alti membri dell’alta società internazionale?

Piero Manzoni, "Merda d'Artista", 1961

Poco importa se la merda è sempre la stessa e il pool di cuochi e vicecuochi è cambiato poco o non è cambiato affatto.

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Soundtrack: Mina, “Ma che bontà” (Enrico Riccardi, 1977)

Visioni dalla Caverna

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– Strana immagine è la tua, disse, e strani sono quei prigionieri.
– Somigliano a noi, risposi
[…]
– Per tali persone insomma, feci io, la verità non può essere altro che le ombre degli oggetti artificiali.
Platone, “Repubblica“, Libro VII, 515a-c

Cinque o sei anni dopo aver pubblicato “Cecità” (“Ensaio sobre a cegueira“, Lisbona, 1995), José Saramago rivisitò il più famoso e visionario dei miti platonici nelle pagine finali de “La caverna” (“A caverna“, Lisbona, 2001).

Risale a quegli anni questa stupenda intervista in cui ci spiega che non siamo mai stati così addentrati nella caverna di Platone come di questi tempi, perché, mai come oggi, le stesse immagini che ci mostrano la realtà, la sostituiscono.

Davanti ai nostri schermi, stiamo ripetendo la situazione di quelle persone imprigionate e legate nell’oscurità. Guardiamo davanti a noi, intravediamo delle ombre e crediamo che queste ombre siano la realtà.
Ci siamo persi in un mondo audiovisivo, senza sapere chi siamo, perché viviamo e quale sia il senso del nostro vivere.
La maggior parte delle cose che ci succedono, si succedono senza senso davanti al nostro sguardo assente. Ecco perché siamo avidi di significato.
Ma continuiamo a cercare senso e significato nelle ombre che ci si parano dinanzi e, avendo perso ogni esperienza del mondo esterno, siamo portati ad interpretare questi simulacri come frammenti di un mondo reale o, perfino, come la realtà tout court.

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Chi non riesce a seguire il filo del discorso in portoghese può godersi gli intermezzi in inglese (sottotitolati in portoghese) di Wim Wenders.
Il video è tratto da “Janela da Alma” (Finestra dell’Anima), un documentario made in Brazil diretto da João Jardim e Walter Carvalho nel 2001.
Mi piacerebbe vederlo tutto e tutto ascoltarlo. Leggo da vari siti che raccoglie le testimonianze di 19 celebrità internazionali affette da vari tipi di problemi visivi, dalla miopia alla cecità più totale. Oltre a Saramago e Wenders, ci si confronta con la visione e la non visione del mondo di grandi personalità come il musicista Hermeto Pascoal, il fotografo non vedente Evgen Bavčar, il neurologo best seller Oliver Sachs, la regista Agnès Varda e l’attrice Hanna Schygulla.

Un altro interessante tema che rimbalza dalle parole di Saramago a quelle di Wenders è la saturazione di immagini e informazioni in cui siamo immersi, “come se ci arrivassero ogni giorno a casa 500 giornali”… Tutti che vogliono venderci qualcosa e ci sommergono di dati…, in questo “luna park audiovisivo” abbiamo troppo di tutto…; ma avere troppo è come non avere nulla. Ogni cosa ci arriva in sovrabbondanza, ma quello che ci manca, in mezzo a tutta questo flusso incessante, è il tempo. L’eccesso di immagini ci rende incapaci di attenzione e siamo sempre alla ricerca di storie che riescano a scuoterci, a sorprenderci. L’ordinarietà ci annoia.
Saramago conclude raccontando che lui passa molto del tempo della sua vecchiaia in giardino, a scrutare la crescita delle piante e a commentare a voce alta il loro stato. Una cosa un po’ ridicola, aggiunge. Una meravigliosa testimonianza di cura e attenzione verso la vita, aggiungo.


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Qui, la trascrizione di alcuni stralci dell’intervista a J.S. in lingua originale.

“Nós nunca vivemos tanto na caverna de Platão como hoje. Hoje é que nós estamos de fato vivendo na caverna de Platão. Porque as próprias imagens que nos mostram da realidade, de tal maneira substituem a realidade.
“Nós estamos num mundo que chamamos mundo áudio-visual, nós estamos efetivamente a repetir a situação das pessoas aprisionadas ou atadas na caverna de Platão, olhando em frente, vendo sombras e acreditando que estas sombras são a realidade.

“Foi preciso passar todos esses séculos para que a caverna de Platão aparecesse finalmente num momento da historia da humanidade que é hoje.”

“Nesse mundo do audiovisual acaba que nos perdermos de nós próprios, do mundo que vivemos, sem saber bem quem somos, para que viemos e que sentido tem a vida.”
“A maioria das coisas em nossas vidas acontecem sem muito sentido. Então somos todos avidos pelo significado.”

Stretti insieme, ma non assembrati

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ferrate vie, moltiplici commerci,
vapor, tipi e corona i piú divisi
popoli e climi stringeranno insieme

Questa è la Palinodia di Leopardi (1835).
Ho solo sostituito cholèra con corona
Ed è subito sera su tutto l’orbe.



Insomma, v’é poco dubbio sul fatto che le epidemie si siano sempre spinte fin dove potevano spingersi, senza mai esibire passaporti alle frontiere.
Epperò, con la globalizzazione dei mercati e delle culture, la loro diffusione si è ampliata e amplificata con la velocità di una facezia o una fandonia lanciata nella rete.
Assai meno rapidi i tempi della risanificazione finché non vengano racimolati i denari del riscatto.
Perché, per tutti i problemi, le magnifiche e progressive soluzioni si innescano solo dopo aver inserito il gettone nella slot machine.

Salassi

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Spero solo che in un futuro prossimo o lontano non vedremo tutta questa vaccinazione di massa come oggi guardiamo i salassi praticati dai barbieri-chirurghi del tempo che fu.

P.s. Non sono un no-vax; l’ho perfino fatto il vaccino. Il giorno dopo mi è venuta la febbre.  Mi hanno detto che è un normale segno dello sviluppo delle mie difese immunitarie nei confronti dell’attacco virale. Quasi un fatto positivo, insomma.
Mi è venuto in mente che anche lo svenimento dei succhiasangue era considerato benefico, tanto che molte sessioni venivano concluse solo quando il paziente arrivava a perdere i sensi.


Intanto, accendo la tivvù e, a Domenica in, vedo un plurinquisito fare un siparietto di propaganda vaccinale. Tutto un panegirico sulle doti del plurinquisito che, dal prestigioso Istituto Spallanzani, gestisce il piano nazionale di lotta al virus. Che è anche un grande business. Non dimentichiamolo.

Il soggetto di cui parlo lo scorso dicembre ha anche aperto il Vday nei tiggì nazionali.
Il soggetto di cui parlo fu inquisito per lo scandalo “Lady Asl”, al secolo Anna Iannuzzi, manager delle fisioterapie, che foraggiava gli uomini di Francesco Storace in cambio di falsi mandati di pagamento, fatture fasulle e finti accreditamenti.
Il soggetto di cui parlo, direttore sanitario prima in Campania e poi in Lazio, fu sottoposto ad inchiesta per una truffa di 82 milioni di euro consumata nelle Asl di Roma.
Il soggetto di cui parlo fu condannato nel 2009 al pagamento di 300.000 euro per la condotta dolosa tenuta in occasione dello svolgimento del concorso interno a 12 posti di dirigente amministrativo della Asl RmC.

All’inizio pensavo fosse un omonimo, ma poi ho capito che era proprio quel tipo là e mi sono un po’ preoccupato, anche se magari lui ha espiato le sue colpe e si è redento…; oppure è stato più volte vittima innocente del sistema giudiziario nazionale.

Va be’. Viva l’Italia! L’Italia vaccinata…

L’Italia derubata e colpita al cuore
Viva l’Italia
L’Italia che non muore

Viva l’Italia
L’Italia che è in mezzo al mare
L’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare
L’Italia metà giardino e metà galera
Viva l’Italia
L’Italia tutta intera

Viva l’Italia
L’Italia non adulta
L’Italia che si dispera e l’Italia che esulta…

Viva l’Italia

L’Italia con gli occhi spenti nella notte triste
Viva l’Italia

Anche se non esiste

C6?

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TRE ne ha TRE,
come anche
UNO e DUE.

QUATTRO, SETTE
e OTTO, QUATTRO;
come pure NOVE.

CINQUE,
invece,
ne ha SEI
e SEI, TRE;
similmente,
in inglese,
LEI, VOI e te.

Va be’,
la smetto ora
di dare i numeri
e torno
a un mondo
di segni
combinati
per ricordare,
esprimere,
raccontare,
dare un senso
alla realtà
e misurarla
misurandosi,
in qualche modo,
per poi sentirsi
davvero piccini
di fronte
alle infinite
combinazioni
possibili,
realizzande
o gia realizzate
dentro e fuori
di qui.

Fine comune

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Lo sfaldamento di un sogno anarchico o anarchicheggiante

Le comuni alla fine sono fallite perché il Gino lavava i piatti e scopava per terra mentre quel paraculo di Walter gli scopava la moglie tra le foglie del salice e le fronde dell’ulivo. Poi nasceva un bambino che non sapevi se era di Walter o se era di Gino, o se, magari, tra il primo e il secondo, lei se l’era spassata anche con Jupiter e con Tonino. E così dubitavi se Viola e Valentino fossero figli di Walter, Gino, Jupiter, Tonino o di tutto il pullmino.

Come accade anche ora, in fondo, nelle nostre case private, dove ci si incontra con maggiore intimità  e occultamenti vari.

ambigrammi e ambivalenze

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Di scritte e governi che li capovolgi e restano uguali

Stamattina un amico, postillando i miei palindromi di ieri, ha fatto riferimento agli ambigrammi. Subito mi è venuta voglia di  mettermi a giocare con la grafica del mio pseudonimo. Mi sono applicato anima e corpo mentre aspettavo mia madre che faceva la fila per la vaccinazione.
Ero così concentrato sul gioco che ho lasciato accesi i fari dell’auto ed è dovuto intervenire l’elettrauto sotto una pioggia scrosciante.
E io sempre tutto intenti con i miei ambigrammi.

Ma facciamo un passo indietro.
Per chi lo ignorasse, l’ambigramma è una scritta che, se la si legge capovolta, riflessa in uno specchio o cambiando in altro modo l’angolo visuale, dà luogo a un’altra parola o addirittura alla stessa vista da diversa prospettiva. Io, per il momento, mi sono dedicato quasi esclusivamente ai più semplici ambigrammi di rotazione.
Il risultato è questo qua:

(In pratica, se capovolgi il tuo dispositivo o ti metti a mani a terra e piedi in aria, la scritta resta uguale; anche se tu non sarai più lo stesso.)

Rientrato finalmente a casa, mi sono cimentato nell’ambigramma di rotazione della mia piccola. Quando glielo ho mostrato, lei ha risposto con scarsa partecipazione e nessun entusiasmo. Ci sono cose più profonde e più interessanti da fare, quando hai nove anni.


Insomma, tra una cosa e l’altra è volata via la mattinata, un po’ coi piedi per terra, un po’ a testa in giù.

Cosa non facciamo per posticipare ad infinitum la data della rivoluzione e far finta di essere sani!

Eccolo qua, intanto, l’ambigramma del vecchio governo…
Se lo capovolgi, tutto resta uguale e ottieni il nuovo che avanza.


In appendice, il giorno dopo sto ancora “azzeccato”.

Ecco a voi il mio nome che diventa il mio cognome e il mio cognome che si trasforma nel mio nome.

eterni in rete

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Il 12-02-2021 è una data palindroma. Era una data palindroma anche il 20-02-2002, quando scrissi questo miniracconto bidirezionale qua, e il 2 febbraio di due anni fa, quando lo riproposi aggiungendo qualche spiegazione autocelebrativa…


Qui si vive anche di questi numeri e di questi minuscoli successi.

Ma il mio bifronte preferito è questo qua, inglese (joyciano), situato all’alba dei tempi:
– Madam, I’m Adam!
– Eve.

(Verrebbe da rispondere in spagnolo: Nada, yo soy Adán
oppure controbattere con un amletico: ¿Se es o no se es? / ¿Somos o no somos?)

Al secondo posto, a pari merito, lo spagnolo “la ruta natural” e gli italiani

I tanga bagnati.
È ressa per tre passere.

Al terzo e ultimo posto di questa mia classifica personale degli altrui palindromi, una frase bifronte che sembra scritta apposta per consolare me:

Poter essere pelato totale per essere al top!

Va be’, mi fermo qua…
ingegni…
Ma piccoli piccoli (e qui non c’è palindromo, solo un po’ di consapevolezza.)

Miracoli Mattutini

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(Omaggio a G.M.)

Alle dodici e venticinque di un giorno di primavera, un signore stempiato, grassoccio, con i baffi grigi e un paio di occhiali di celluloide nera, mi diede un colpetto sulla spalla e mi disse che si era imbattuto nelle mie meditazioni, mentre passeggiava per la città per ascoltare, come fossero i suoi, i pensieri di chi gli passava accanto. Ma quando gli chiesi cosa ne pensasse dei miei, non proferì parola, tese solo la mano destra facendo segno con la sinistra piegata verso la bocca che era affamato e doveva al più presto ingurgitare qualcosa.


Lo invitai volentieri a pranzare con me. Non mi piace mangiare da solo. E poi la megalomania è un tipo di disturbo mentale che mi ha sempre affascinato ed ispirato simpatia.
In ristorante, divorò un piatto di pasta e lenticchie in un paio di minuti. Io lo incalzavo di domande. Dopotutto lo avevo invitato per ricevere un po’ di compagnia, oltre che per l’istintivo interesse che mi aveva suscitato il suo racconto.
Finalmente, con un pezzo di pane stretto tra i denti, mormorò che veniva da molto lontano e che erano tre giorni che non mangiava. Questo non fu difficile crederlo. Più difficile fu considerare vere le sue storie di pesci moltiplicati e morti redivivi.


Dopo pranzo, nel vederlo ascendere al cielo, mi meravigliò la leggerezza con cui poteva volare un corpo così vecchio e rimpinzato.

Alle tredici e trentatré, un signore stempiato, grassoccio, con i baffi grigi e un paio di occhiali si sedette sul fondo bianco di una pagina vuota, e cominciò a dispiegare un pensiero che veniva da lontano e si era incuneato tra i suoi fogli senza un perché.

Alle tredici e trentaquattro mi resi conto che quel signore con i baffi e gli occhiali era identico a Giorgio. Giorgio Manganelli. E pensai che forse tutto questo voleva dire qualcosa che era il caso di trascrivere qui o altrove.