Campagna

Sono stanco di strade piene di traffico, aria inquinata e cemento dappertutto. Mi trasferisco in campagna elettorale. Un giardino verde dove l’aria è più pulita e piena di speranze la vita.

Campagna, campagna,
comme è bella ‘a campagna
ma è cchiù bella po’ politicone
ca se enghie ‘e sacche d’oro
e se magna ‘sta città.


Postilla del giorno dopo…

E se cominciassimo da un po’ di senso civico? Se scegliessimo di non votare tutti quei candidati che imbrattano i muri delle nostre città mostrando denti e dentiere sbiancate al photoshop? Se cominciassimo a rifiutare il nostro voto a tutti quelli che riempiono le case e le strade di volantini e facsimili per votanti imbecilli? Se pretendessimo di conoscere il costo delle loro campagne elettorali? Se intimassimo tutti quelli che ostruiscono la strade con la loro propaganda abusiva a rimuovere cartelli e cartelloni? Se chiedessimo a chi di dovere di staccare i manifesti affissi fuori dagli spazi deputati, oppure andassimo noi stessi a disegnare corna sui loro capelli impomatati o a cancellare i denti con un pennarello nero, o a fare l’occhio nero al candidato sindaco e i baffi alla bella candidata scelta per carpire qualche voto rosa? Se ribaltassimo il contenuto dei loro messaggi aggiungendo scritte o cancellando qua e là qualche parola o qualche frase?

Dite che non è legale? Be’, non è legale nemmeno questa orrenda invasione degli spazi pubblici perpetrata prima ancora di mettere il culo su uno scanno o una poltrona. E poi, se non è legale imbrattare i manifesti di chi imbratta la città, almeno è giusto!

Ahi! Se solo qualcuno avesse la bella idea di donare un albero alla città con i soldi risparmiati in manifesti e volantini…; forse sarei perfino disposto a vincere la mia ritrosia anarchica e ad andare, per una volta, a votare.

Riflessioni sul mio mestiere nell’epoca di Renzi

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I docenti italiani si sono svegliati e mobilitati.
E’ un bene.
Ma non dimentichiamo che la scuola così come è va cambiata. Radicalmente.

La nostra è una scuola del XIX secolo in cui insegnanti del XX secolo si affannano a formare le nuove generazioni del XXI secolo usando metodi che risalgono al 1700.
Sembra un gioco di parole, ma è la realtà in cui vivono ogni giorno circa 8 milioni di alunni e poco meno di un milione di lavoratori della conoscenza. Eppure, quando si parla di pubblica istruzione sembra che ci si preoccupi di tutt’altro.

Ma voi vi affidereste a un dentista che vi ospita in uno studio ottocentesco, su una sedia di legno tarlata, con attrezzi antiquati e sanguisughe per tirarvi il sangue dalle vene? Fareste nascere vostro figlio in casa tirato su col forcipe? Vi fidereste di un ingegnere che non sa cosa sia un calcolatore e non ha mai sentito parlare di fotovoltaico o sistemi antisismici? Li lavereste i vostri panni con la cenere?
Ecco la scuola italiana del terzo millennio fa questo, opera in ambienti antiquati, con banchi che qualche volta hanno ancora il buco per il calamaio, sedioline traballanti, lavagne in ardesia e insegnanti che entrano in classe senza una formazione specifica e ripetono ad libitum i metodi e i sistemi di insegnamento e valutazione che hanno visto usare dai loro vecchi professori, i quali li avevano visti usare dai loro vecchi professori, i quali li avevano visti usare dai loro professori, i quali…

Insomma, io non ho dubbi che la scuola vada riformata, ma i rimedi che propone Renzi mi sembrano peggiori del male. Il DDL di cui tanto si discute mi sembra piuttosto una controriforma che aggiunge autoritarismo senza che nulla faccia guadagnare in autorevolezza.

Quello di insegnante è un mestiere cruciale, ma in Italia, da un momento all’altro, ti buttano in una classe e ti mettono di fronte a una trentina di alunni da formare. In alcuni neodocenti si sviluppa una profonda paura, la paura di non essere all’altezza, una paura che in tanti si portano addosso in ogni ora della loro carriera di insegnante. E qualcuno si difende da questa paura vestendosi di autorità e frapponendo un muro che non ammette discussioni tra sé e il mondo degli alunni e dei genitori. Gli alunni che non si adeguano al metodo sono severamente puniti ricorrendo ad ammonizioni che ricalcano un sistema coercitivo emesso il secolo scorso per regio decreto e, dopo continue recidive, vengono bollati a vita come inadatti alla scuola; anche quando non abbiano ancora raggiunto l’età del cosiddetto obbligo.

Senza contare che insegnati di questa tipologia (che temo siano davvero tanti), inseriti in un ambiente fortemente gerarchizzato, con un preside dotato di superpoteri, potrebbero diventare ancor più autoritari e “respingenti”, per la vecchia legge secondo la quale il superiore rimprovera l’inferiore, l’inferiore schiaccia il suo sottoposto, il sottoposto si arrabbia con la moglie, la moglie urla al figlio e il figlio picchia il cane.
Inoltre, mi sembra forte il rischio che in questa scuola militarizzata e trasformata in vecchia azienda assisteremo anche a continui fenomeni di nonnismo (che avremo la grazia di chiamare, più modernamente, mobbing).

La controriforma renziana, poi, si annuncia come meritocratica, ma rischia solo di creare un ambiente molto competitivo in cui, affidando la valutazione in via prioritaria al preside, si possono annidare fenomeni di clientelismo e nepotismo in linea con l’italico familismo amorale. Perché è chiaro e risaputo che anche i presidi c’hanno famiglia e amici a cui non possono dire di no.

[continua]

Microdialogo sulla borghesia immobile e illuminata

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Mi disse: “Bisogna essere problematici, ma non tanto da rimanere immobili.
Gli spregiudicati vanno avanti spregiudicatamente, le persone serie restano a guardare scandalizzate e la povera gente subisce la spregiudicatezza e i dubbi che bloccano il cambiamento.”

Lo guardai negli occhi e restai a dilaniarmi tra i pensieri fino al calare della sera.

Sciopero!

Mi è stato chiesto perché aderirò allo sciopero della scuola del 5 Maggio.
La mia risposta:

– Sciopero contro una deriva sempre più aziendalistica dell’istruzione pubblica e del sistema formativo nazionale che sembra puntare a creare non liberi cittadini, ma meri esecutori privi di spirito critico.
– Sciopero per il rinnovo dei contratti del personale scolastico e contro sedicenti misure meritocratiche espresse in modo opaco e demagogico.
– Sciopero contro i superpoteri che si vogliono conferire ai dirigenti scolastici, senza tenere in debito conto la struttura clientelare e nepotistica della nostra società e le possibilità di abusi di potere.
– Sciopero perché vorrei che aumentassero i finanziamenti alla scuola pubblica.
– Sciopero perché mi sembra giusto che la scuola privata faccia i suoi affari senza oneri per lo Stato.
– Sciopero perché ho la netta impressione che la centralità dell’istruzione sia solo uno slogan populistico che copre la gravità dei continui tagli all’istruzione.
– Sciopero perché il 5 maggio non posso restare siccome immobile ad assistere allo sfaldamento del sistema scolastico pubblico.

E neanche voi potete, in verità.

amara terra mio e amaro mare

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ogni giorno un numero maggiore di cadaveri galleggiano nel mare

e poi vanno a fondo quando le cavità si riempiono d’acqua

e l’aria e i gas fuoriescono dai corpi in decomposizione

ogni giorno un numero maggiore di cadaveri galleggiano nel mare

in cui avremmo tutti voglia di sciabordare e dimenticare

perché se ti fermi a pensare ti muore dentro la voglia di remare o rimare

con rime facili e scarpe marinare

quanno ce vo’, ce vo’; ecchecacchio

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(a colloquio con il prof del figlio)

a me non me ne passa neanche per il cazzo che mio figlio si impari l’inglese, il frangese o quando fu impiccato musollini, a me mi importa solo che quello stronzo si impari un po’ di italliano, anche se viene bocciato, perché tanto il lavoro lo stesso non lo trova, che quella tanto la fatica mo non ci sta propio e non la trovo nemmanco io che prima travagliavo 5-6 giorni a settimana come frarecatore e mo il padrone mi dice sempre, se vuoi, puoi pure startene a casa, che oggi manco si alza la cardarella; quello almeno il mio primo figlio ha visto la mala parata e ha lasciato il professionale per fare il parrucchiere, ma questo non c’ha nessuna passione e non ci importa niente di niente; ma tu ora non li puoi neanche picchiare che quello mo nemmeno più sulle mogli si possono alzare le mani che dicono questo fatto della violenza sulle donne e sui criaturi e poi uno passa pure un guaio, che torna da lavoro e prima si poteva sfogare con qualcheduno, ma ora nemmeno questo si può più fare; e santiddio, ma questa che razza di vita è che hai sempre preso mazziate, le continui a prendere, e poi non puoi nemmeno prendere a calci in culo tuo figlio o tua moglie, che prima, una volta che te l’eri sposata, potevi farci quello che cazzo ti pareva e mo pure per farti una chiavata devi chiederle il piacere e pure ai tuoi figli devi chiedere tutto per piacere e quelli ti rispondono pure a cazzi in culo, mannaggia la miseria e questi caspiti di telefonini che ce li stanno inguaiando tutti quanti e nessuno fa più il suo dovere vero in questo mondo di debosciati e puttanieri da quattro soldi e mille pretese; prufesso’, questi c’hanno tutti quanti il pizzo bbuono e le scelle rotte, epperò voi a ‘mme mio figlio me lo dovete promuovere perché se no io lo tolgo dalla scuola e lo metto a faticare, pure se ci danno la metà di quello che ci danno ai neri che vanno a cogliere le pummarole o alzano la cardarella col masto mio; va be’, arrivederci, e se fa lo scostumato o non fa quello che deve fare, dategliene quattro voi, che tanto ve l’ho detto io, e state sicuro che non sono uno di quelli che se la pigliano coi maestri che mazzeano ai figli che debbono essere mazziati, che quello mazza e panella facevano i figli belli, e così siamo crisciuti noi, e quanno ce vo’, ce vo’, pecchè po’ mo cu’ panella senza mazza parono tutti stronzi e pazzi e c’hanna rutto ‘o cazzo cu tutte chisti vizi e sfizie ca se vonno luva’ senza fatica’ e senza aizza’ né ‘a penna e nemmanco ‘a cardarella; ecchaccacchio


lessico minimo per quelli che stanno troppo a nord per capire:

– cardarella = recipiente metallico a forma di cono tronco per mescolare, impastare o sciogliere la calce o altri materiali usati in edilizia. In napoletano dire “alzare la cardarella” equivale a dire “fare lavori manuali che non implicano nessuna attività mentale”
– fatica = lavoro
– frarecatore = muratore
– masto = capo, padrone, ma anche maestro artigiano
– mazziare = picchiare
tene’ ‘o pizzo bbuono e ‘e scelle rotte = letteralmente: “avere il becco buono e le ali rotte”, cioè ambire a una vita costosa, ma non avere capacità per procurarsi il denaro
– travagliare = lavorare

Non accettare regali dagli sconosciuti

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La vita è troppo breve per fare una sola cosa.
Spero di riuscire ad essere sempre dispersivo 
come sono e non smettere mai di imparare
ogni giorno cose nuove.
(Gaetano Vergara)

Il mattino dell’ultimo giorno un mendicante slavo gli regalò un libro dalla copertina di pelle rossa. Non c’era nessun titolo, ma la prima pagina diceva che era la storia della sua vita e raccontava il giorno in cui sua madre incontrò suo padre in un bar di periferia. Incredibile, su quella pagina c’era proprio nero su bianco il nome suo, accanto a quelli di mamma, di papà e dei suoi due fratelli, e c’era pure scritto che i suoi, quando lui nacque, vivevano in case separate e tornarono insieme il giorno del suo primo compleanno. Inebriato, sfogliò in un minuto tutte le pagine del libro sbirciando qua e là qualche parola o qualche rigo. Nessun dubbio, tutto vero, tutto com’era accaduto, era proprio la sua vita vergata punto per punto da una mano misteriosa.

L’ultima cosa che fece prima di stramazzare al suolo con il libro aperto sull’ultima pagina del libro fu correre a leggere che sarebbe morto scorrendo con lo sguardo e con il dito l’ultima parola di quell’ultimo rigo.

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