Sapere audete!

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Dov’è la saggezza che abbiamo perso in conoscenza?
Dov’è la conoscenza che abbiamo perso in informazione?
Datevi luce.
Illuminatevi di conoscenza.
Osate sapere e saper fare.
Uscite dallo stato di minorità di cui siete correi.
Abbiate il coraggio di servirvi della vostra intelligenza!
Non smettete mai di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. Siate sempre informati e non chiudetevi alla conoscenza.
L’anti-intellettualismo è stato un costante tarlo che si è insinuato nella nostra vita politica e culturale, nutrito dall’idea sbagliata che democrazia significhi che la nostra ignoranza valga quanto l’altrui conoscenza.
Chi conosce davvero rompe la coltre delle apparenze e non si fida di quello che gli dicono. La conoscenza ci insegna a dubitare di tutto. Soprattutto del potere. Di ogni potere.
La conoscenza non cambia il mondo. La conoscenza cambia le persone. Le persone cambiano il mondo.
Un popolo istruito è in grado di scegliere nel migliore dei modi, nella vita, ed è molto difficile che lo ingannino i corrotti e i bugiardi.
L’ignoranza è un’arma, l’arma che mettiamo in mano a chi ci manipola e ci sfrutta col nostro placido consenso.

Quino

Quando Zenone di Cizio interrogò l’oracolo per sapere quale fosse la vita migliore, il dio gli rispose: mettiti in contatto con i morti. Zenone comprese queste parole, e si pose allo studio delle opere degli antichi.

 


Per la stesura di questo post sono stati usati pensieri, parole e illustrazioni di (in ordine alfabetico) Isaac Asimov, Diogene Laerzio, Thomas Stearns Eliot, Dario Fo, Paulo Freire, Immanuel Kant, José Mujica, Orazio, Quino e Bertrand Russell; ma dentro ci sono pure Eraclito, Platone, Plotino, Aristotele, Bernardo di Chartres, Cartesio, Montaigne, Cervantes, Spinoza, de Tocqueville, Bakunin, Malatesta, Borges, Savater, Galeano, mio padre, mia madre e mio zio, Socrate e Confucio che sapevano di non sapere e tanti altri che non basto a ringraziare.


 

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Détto e premesso (rivelazioni di fondamentale importanza)

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Premetto che non sopporto i post che cominciano con “Premetto che” né quelli che finiscono con “Ho detto tutto”.
Detto ciò, non mi piacciono nemmeno le frasi introdotte da “detto ciò” e i concetti che si autonegano. Per non parlare di tutte quelle riflessioni che sembrano voler rivelare chissacché e poi ti lasciano a bocca asciutta e con la sensazione di aver solo perso del tempo a leggere frasi vuote e inconsistenti. Tanto più quando vengono preannunciate grandi cose fin dai titoli.
Ecco!
Ho detto tutto.

Sguardo al crepuscolo

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Sul belvedere di San Martino
Trecento persone
di fronte al tramonto

Duecentocinquanta
con il capo chino
sull’apparecchietto
e le dita zompettanti
sullo schermo
E una cinquantina
che guardano
il panorama
dal perimetro
del telefonino

Prima o poi
ognuno di noi
scatterà una foto
aspettando
un clic di gradimento
o un rigo di commento

 

(Dallo schermo
di un telefonino
A colle ermo
e capo chino
Sul belvedere
di San Martino

In questo mare
di figure e parole
in cui ci è d’uopo
naufragare
ogni giorno)

Scimmie deforestate e richiami della giungla

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You can take the monkey out of the jungle, but you can’t take the jungle out of the monkey.

“Puoi portare via la scimmia dalla giungla, ma non puoi portare via la giungla dalla scimmia.”

È un proverbio bellissimo che, da quello che vedo nella rete, viene spesso usato con intenti razzisti nell’area WASP degli Stati Uniti, quella dei bianchi, anglosassoni e protestanti che votano Trump e hanno nostalgia degli schiavi piegati nelle piantagioni e inceneriti nei roghi del Ku Klux Klan.

A me, invece, questo concentrato di saggezza popolare fa pensare a un legame forte con le proprie origini, un discorso sacro di “roots“, di radici… Leggendolo mi viene da ripensare all’impossibilità di cancellare i profumi, i panorami, le favole, i suoni e i sapori della nostra infanzia; i luoghi della memoria che continuano ad abitarci per sempre, ovunque ci porti il cammino della nostra vita.

You can take the man out of the place, but you can’t take the place out of the man.

Un uomo, qualunque uomo, può essere allontanato o può andarsene di sua volontà dai luoghi della sua infanzia, ma quei luoghi non possono essere allontanati da lui in nessun modo.

’A canzone ’e Napule
(versi di Libero Bovio,
musica di Ernesto De Curtis)

Me ne voglio i’ all’America
ca sta’ luntano assaie.
Me ne voglio i’ addò maje
te pozzo ‘ncuntrà cchiù.

Me voglio scurdà ’o cielo,
tutt’e canzone, ’o mare,
me voglio scurdà ’e Napule,
me voglio scurdà ’e mammema,
me voglio scurdà ’e te.

Nun voglio cchiù nutizie
d’amice e d’e pariente…
Nun voglio sapè niente
’e chello ca se fa!…

Ma quanto è bella Napule!…
Stanotte è bella assaie!..
Nu l’aggio vista maje
cchiù bella ’e comme a mò!..

Comme mme scordo ’o cielo?
Tutt’e canzone e ‘o mare?
Comme mme scordo ’e Napule?
Comme mme scordo ’e mammema?!
Comme mme scordo ’e te?!

You can take a Neapolitan out of Naples, but you can’t take Naples out of a Neapolitan.

Se po’ purta’ nu napulitane luntane ‘a Napule, ma nun se po’ purtà Napule luntane a ‘nu napulitane.

Soprattutto, quando si fa sera.
Perché lo dice pure “Santa Lucia luntana” che

Se gira ‘o munno sano,
se va a cercá furtuna…
ma, quanno sponta ‘a luna,
luntano ‘a Napule
nun se pò stá!

E so’ lacreme, lacreme napulitane

Qui cercavo una bellissima sequenza di Catene di Raffaello Matarazzo, un filmone melodrammatico del 1949 in cui Roberto Murolo fa la parte di un emigrante ben intonato che canta Lacrime Napulitane su un bastimento diretto in America; ma, incredibile dictu, non l’ho trovata in rete. O meglio, su YouTube c’è il film intero, ma non avevo voglia di guardarmelo tutto per cercare quel paio di indimenticabili minuti di un video che, uno di questi giorni, mi piacerebbe montare con scene dei barconi del Mediterraneo zeppe di immigrati neri o molto abbronzati.

Infatti, immagino che questa profonda malinconia pervada anche le notti e i giorni di un magrebino, di un nigeriano, di un polacco, di un argentino, di un siriano, di un moldavo o di chiunque altro sia costretto a vivere lontano dalla sua terra…
Immagino che qualunque immigrato porti dentro di sé la geografia dei luoghi in cui è nato.
Immagino che anche un nomade abbia impressi nella sua memoria e in cuor suo il finestrino di una roulotte o di un treno, il panorama mutevole che correva in direzione contraria al suo sguardo e la voce di sua madre, di suo padre o dei suoi fratelli.

Очи чёрные, очи пламенны
и мaнят они в страны дальные,
где царит любовь, где царит покой,
где страданья нет, где вражды запрет.

Occhi neri, occhi fiammanti,
mi attirano verso terre lontane,
dove regna l’amore, dove regna la pace,
dove non c’è sofferenza, dove la guerra è bandita.

Forse ci separiamo tutti dalla nostra infanzia, ma è la giungla della nostra infanzia che non si separa mai da noi.

Promessa dei tempi andati. (Cambio di consonante)

Ti amo e ti amerò
sempre,
nel bene e nel male,
nella salute e nella malattia,
nella buona e nella cattiva sorte,
e ti sarò fedele
finché morte non ci separi.

Ti amo e ti amerò
finché dura,
senza macchia
e senza paura,
fuori di ogni norma
e di ogni struttura.

Ti amo e ti amerò
sempre,
nel bene e nel male,
nella salute e nella malattia,
nella buona e nella cattiva morte,
e ti sarò fedele
finché sorte non ci separi.

Memoriale in forma di sermone

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Denkmal für die ermordeten Juden Europas – Foto di Gaetano “Aitan” Vergara

Eccoci qua, tra i discorsi che si ammucchiano, si accatastano, si ammonticchiano, si accavallano, si affastellano e si sovrappongono in un brulichio indistinto e noioso in cui si perdono, come in un deserto, le poche voci fuori dal coro.
Eccoci qua, pronti a celebrare il Giorno della Memoria come un rito svuotato di senso.
Eccoci a piangere i morti del ‘900 senza svestirci della nostra indifferenza di fronte ai morti e alle discriminazioni del 2018.

Il razzismo è il primo motore dello sterminio ed agisce ogni giorno  dentro di noi.
Troppo facile commuoversi davanti ai pigiami a righe di ebrei lontani nel tempo e nello spazio e rivolgerci nel presente con parole e atteggiamenti intolleranti nei confronti degli immigrati della porta accanto o dei rom che incrociamo al varco di un semaforo.
Troppo comodo considerare il passato come un film commevente e poi continuare ad essere indifferenti di fronte ai razzismi e alle discriminazioni che crescono ogni giorno dentro e fuori di noi.

Non facciamo della memoria un altro sepolcro imbiancato, lasciamola agire nel corpo  della nostra società e nelle nostra stessa coscienza, per fare meglio e diventare migliori.

PROMEMORIA

Ricordati che ogni anno ti dici che non scriverai più post dedicati alla “Giornata della Memoria” e che poi, puntualmente, te ne dimentichi e aggiungi la tua voce in un coro in cui ognuno dice la sua e i discorsi
si ammucchiano, si accatastano, si ammonticchiano, si accavallano, si affastellano e si sovrappongono in un brulichio indistinto e noioso.

Ricordati di dimenticartene anche quest’anno. Ricordati di tornare a dire la tua e di confonderla tra le altre. Ricordati di quella condanna a tornare a ripetere sempre la stessa storia, senza essere ascoltato.

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https://aitan.tumblr.com/tagged/memoria

Giochetti per conoscere se stessi (e perdere allegramente la propria privacy e la propria sicurezza)

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A chi somigli? Con chi andrai in vacanza a Katmandù? Cosa rivelano i tuoi occhi? Chi è l’uomo/la donna/l’amico/il nemico della tua vita? Quale è il paese dei tuoi sogni? Come sei realmente e come ti vedono gli altri?
Oppure: Quanto conosci l’italiano / l’inglese / lo spagnolo / l’aramaico? Cosa sai di storia, di geografia o di sport? Sei un maestro del sesso o sei una schiappa? Quali sono le tue competenze logiche, letterarie o informatiche? Qual è il tuo livello di conoscenza dell’ultima serie tivvù o della cucina giapponese?

Tutti fatti intriganti che ci interessa molto sapere e che ci offrono un momento di divertimento o un effimero spunto di riflessione.
Test della personalità e quiz che appaiono con crescente frequenza sui social e ci intrattengono in momenti di noia oppure contribuiscono a mostrare agli altri quanto siamo buoni-bravi-e-belli, attraverso la spasmodica pubblicazione dei risultati che ci sembrano più affini all’immagine ideale che abbiamo di noi stessi (e, caspita, nella stragrande maggioranza dei casi vengono fuori esiti positivi, profili interessanti e risposte divertenti o esaltanti; si vede che siamo proprio in gamba, no!?).

Purtroppo, però, non si tratta quasi mai di giochetti innocui e innocenti come sembrano.
Dietro c’è un’altissima probabilità che si nascondano delle aziende o degli “scammer” che, a nostra insaputa, violano la nostra privacy e si impossessano dei nostri dati personali per cederli a terzi per fini commerciali o per riempirci di posta indesiderata e infestare i nostri computer, tablet e smartphone di malware, virus e specchietti per gli allocchi.

Cliccando spensieratamente su ‘inizia il test’, usciamo fuori da Facebook (dove abbiamo messo i paletti, configurando degli appositi requisiti di privacy) e autorizziamo gli sconosciuti che producono il giochetto a inserire all’esterno del social network i nostri dati e una serie di informazioni che possono avere un altissimo valore di mercato: nome e cognome; data di nascita; città natale, città in cui viviamo, città che abbiamo visitato; lavoro attuale e lavori e lavoretti che abbiamo fatto in passato; scuole, corsi di formazione e università in cui abbiamo studiato o studiamo; i nostri gusti sotto forma di ‘wow’, ‘💓’ e ‘Mi piace’; libri, film, cantanti e programmi tv preferiti; i nostri video, le nostre foto e quelle in cui siamo taggati (incluso quelle contrassegnate come private); il browser che usiamo; le lingue che conosciamo; il nostro orientamento politico e sessuale; le nostre credenze; la lista dei nostri amici; il nostro indirizzo IP e, se li abbiamo inseriti, perfino il nostro numero di telefono, lo stato civile e la nostra mail personale.

Insomma, stiamo attenti e teniamo alto i nostri livelli di privacy. Già lasciamo dappertutto impronte digitali, cerchiamo almeno di difendere qualche frammento della nostra riservatezza e di non esporci alle grinfie di malintenzionati.

Giocando a conoscere noi stessi, mettiamo in gioco la nostra vita privata e la offriamo gratuitamente alla mercé dei mercanti del tempio digitale. Poi, quando pubblichiamo i risultati per mostrarli ad amici e conoscenti, diventiamo esca per chiunque si trovi a passare e, leggendo, sia indotto a giocare anche lui e cedere, inconsapevolmente, una parte della sua privacy.

Lo diceva mia nonna che non si debbono mai accettare caramelle dagli sconosciuti; e nemmeno “cookies“, spam e mele avvelenate.

Contro il perbenismo imperante, roba latina molto piccante

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Basta con tutto questo perbenismo politically correct!
Ho deciso di fregarmene delle buone maniere e postare qualcosa di molto piccante…
Roba latina very hot.
Perché l’America non è fatta solo di puritanesimo WASP made in USA.

CTD130201894610.jpg
Continuate a leggere e vi renderete conto di cosa parlo. Ma, vi avverto, non è roba per palati delicati. È materiale veramente incendiario.

Continua a leggere

Happy NU Ear

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Dichiaro chiuse le votazioni del foto-manifesto di promozione all’ascolto.

Hanno votato sul blog 50 amici e in molti hanno lasciato commenti sul Faccialibro.

I risultati vedono il Tre al primo posto, l’Uno al secondo e il Due al terzo.

Ma alla luce delle vostre scelte e, soprattutto, dei commenti che avete rilasciato, mi sono fatto l’idea che bisognava rifare tutto lasciando le scritte del Tre e scarnificando l’immagine.

Il risultato (mai definitivo) è questo:

Spero che vi sembri meglio di prima.