Rete amorosa Rete

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Le alzò i capelli dall’orecchio e le sussurrò che l’amava e l’avrebbe amata per sempre. Il vento e il mare sembravano fare eco alle sue parole. La luna guardava sorniona.

Lei sorrise, lo fissò negli occhi e sbottò: “Avrei preferito che me lo avessi scritto su una storia di Instagram e ripostato su Facebook”.

“Scusami tanto!”, rispose lui, mentre prendeva dalla tasca il telefono.

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Dedicato ai miei alunni di V F appena diplomati (e dunque già non più alunni miei)

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Spero che a scuola vi abbiamo fornito qualche strumento per scoprire, capire e cambiare qualcosa del mondo immenso che sta fuori e dentro ciascuno di noi. Soprattutto, spero che siate riusciti ad acquisire un po’ di spirito critico ed autocritico. Non si cresce se si continua a scaricare sugli altri il peso dei propri insuccessi e si ripetono sempre gli stessi errori. Prima di cambiare il mondo dobbiamo cambiare noi stessi e mettere un po’ di ordine nel caos che strepita e danza tra i nostri sentimenti e i nostri pensieri.

Ma, per l’amor del cielo e della terra, non smettete di leggere, di appassionarvi, di scandagliare i fondali e di farvi domande. Imparate ogni giorno qualcosa: una ricetta di cucina, un nuovo trucco, il nome di un calciatore, un passo di danza, una parola…
Un popolo povero di parole è un popolo manipolabile. Se davvero volete essere donne e uomini liberi, dovete continuare per tutta la vita a liberarvi dalla vostra ignoranza e non illudervi mai di essere arrivati alla fine del vostro processo di formazione umana e culturale.
Non diffondete il pensiero altrui senza prima rifletterlo in voi stessi. Non gridate per aggiungere chiasso al chiasso che c’è. Provate a riflettere e a soppesare i punti in questione prima di prendere la parola (soprattutto quando intervenite sui social e in questa rete in cui siamo tutti intrappolati).
State attenti alle scorciatoie e a chi sembra offrire soluzioni facili a problemi difficili e complessi.
Dubitate di tutto, anche di queste mie parole e delle cose che vi abbiamo insegnato a scuola, ma dubitate prima di tutto di voi stessi, della correttezza dei vostri giudizi e della bontà delle vostre azioni. Poi, però, se siete certi di avere ragione, puntate i piedi, pretendete che vi ascoltino e prendetevi quello che è vostro!

Vabbuo’, basta sermoni!
In bocca al lupo per ognuna delle future prove che dovrete affrontare.
“La scuola è tenuta a darti degli strumenti per esercitare una scelta; ma le scelte che contano sono quelle che avvengono fuori e dopo ogni scuola.” Questa è di Calvino.

Y si queréis manteneros en contacto con la lengua española, ya sabéis, podéis ir a estos sitios de la red:

¡Enhorabuena a todo el mundo (también a los que no se lo merecerían)!

Return of the Body Snatchers

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Quelle mattine
in cui ti senti
catapultato
in un giorno
sbagliato
di un posto
sbagliato
e non riesci
a credere
a quante
sconce
sciocchezze
si possano
ascoltare
sui treni
e nei radiogiornali
(per non parlare
dell’altro mondo
della rete
che tiene tutti
attaccati
agli schermi
delle tavolette
e dei telefonini
come rapiti
da forza
estranea).

Ti guardi intorno
e ti chiedi come
si sia potuto
arrivare a tanto,
mentre
la tua mente
tiene chiuso
il rubinetto
dei ricordi
per difenderti
dagli assalti
della colpa
e della disperazione
che resta lì,
sempre in agguato,
acquattata
in un incrocio
del presente
con un passato
che di certo
conteneva già
tutti i semi
della malapianta
che ha invaso
ogni terra
ogni casa
ed ogni campo
del mondo,
del Paese
e della città.

E ti senti
già il corpo
percorso
da un flusso
che ti sta
penetrando
le orbite
mentre
stai per
cambiare idea
e già
non ti sembrano
più così sconce
le parole
del mattino
di ieri.

Ormai
sei anche tu
un invasato
alla ricerca
di una nuova
preda
da contagiare
con i germi
del menefreghismo,
della stolidezza
e dell’apatia.

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Gli uomini, le donne e i bambini della comunità erano diventati qualcos’altro, dal primo all’ultimo. E ognuno era nostro nemico, compresi quelli che avevano le facce, gli occhi, i gesti e il modo di camminare dei nostri amici e parenti. Non c’erano alleati per noi, chiusi là dentro, e già il contagio andava diffondendosi fuori città.

Jack Finney, “The Body Snatchers“, 1954 (tradotto in italiano col titolo di “Gli invasati” e più noto nella versione cinematografica come “L’invasione degli ultracorpi“).

Il mare è di chi lo sa amare – Uno sguardo sulla vita breve e libera di Leila Diniz

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Leila Diniz (1945-1972) era una giovane attrice dello Stato di Rio de Janeiro che, per il suo atteggiamento anticonformista e provocatorio, diventò un simbolo della liberazione femminile brasiliana; un turbine libertario che scosse nelle fondamenta il Brasile repressivo e conservatore a cavallo tra gli anni ’60 e 70 del secolo scorso; una vita spezzata da un incidente aereo in India, a soli 27 anni (come Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, Amy Winehouse e compagnia cantante).

FOTO DE PAULO GARCEZ

Sou uma pessoa livre e em paz com o mundo. Conquistei a minha liberdade a duras penas, rompendo com as convenções que tolhiam os meus passos. Por isso, fui muitas vezes censurada, mas nunca vacilei, sempre fui em frente. Tudo o que fiz me garantiu a paz e a tranquilidade que tenho hoje. Sou Leila Diniz, qual é o problema?” (“Sono una persona libera e in pace col mondo. Ho conquistato la mia libertà a dura pena, rompendo le convenzioni che mi sbarravano il passo. Per questo sono stata censurata tante volte, ma non ho mai vacillato, sono sempre andata avanti. Tutto quello che ho fatto mi ha garantito la pace e la tranquillità che ho oggi. Sono Leila Diniz, qual è il problema?”)

Figlia di un dirigente del partito comunista, subì periodi di ostracismo e censura per aver dato rifugio a militanti di sinistra perseguiti dalla dittatura e, soprattutto, per aver espresso idee e concetti che sembravano minare i valori etici e l’integrità delle famiglie brasiliane. Al punto che viene ricordato come Decreto Leila Diniz un decreto legge che puntava a controllare e reprimere tutte le manifestazioni contrarie al buon costume e alla morale comune.

Leila_Diniz

Ma lei, ironica, indomita e ribelle, si divertiva a scandalizzare i bacchettoni con atteggiamenti disinibiti e frasi ad effetto come: “Você pode muito bem amar uma pessoa e ir para cama com outra. Já aconteceu comigo.” (“Puoi benissimo amare una persona e andare a letto con un’altra. A me è successo”.) oppure “Esse negócio de idade é bobagem. Você deixa de ser virgem quando tem vontade” (“Questo fatto dell’età è una stronzata. Uno smette di essere vergine quando gli va di farlo”). E continuava a rilasciare interviste infarcite di parolacce che apparivano sotto forma di costellazioni di asterischi oppure si faceva ritrarre a mare, in bikini, col pancione o, in un locale pubblico, mentre allattava sua figlia Janaína (senza, peraltro, essersi sposata col padre della bambina).

Leila era molto vicina agli artisti ed ai musicisti del movimento tropicalista, tanto che, dopo la sua morte, Janaína fu affidata a Chico Buarque ed alla sua moglie di allora Marieta Severo.
Tra i suoi amici più intimi c’era anche Milton Nascimento che, 8 anni dopo la sua tragica morte, mise in musica una sua breve poesia che metteva in ridicolo la guerra per il dominio dei mari tra Spagna e Olanda. Un tema cocentissimo in un paese soggiogato, a quei tempi, da una dittatura militare.

Milton pubblicò la canzone tratta dal testo di Leila nel 1980, nel suo album capolavoro “Sentinela”, e aggiunse all’arrangiamento anche la voce originale dell’autrice.

Il titolo è una frase di Leila che apparentemente ha poca relazione col brano: “Um cafuné na cabeça, malandro, eu quero até de macaco” (che vuol dire, più o meno, “Una grattatina sulla testa, canaglia, la voglio perfino da un macaco”).

Ma veniamo al testo poetico di Leila:

Brigam Espanha e Holanda
Pelos direitos do mar
O mar é das gaivotas
Que nele sabem voar
Brigam Espanha e Holanda
Pelos direitos do mar
Brigam Espanha e Holanda
Por que não sabem que o mar
É de quem sabe amar

Traduco:

Combattono Spagna e Olanda
Per il dominio del mare
Il mare è dei gabbiani
Che dentro ci sanno volare
Combattono Spagna e Olanda
Per il dominio del mare
Combattono Spagna e Olanda
Perché non sanno che il mare
È di chi sa amare

Un brano contro il potere, contro la guerra, ma soprattutto un inno anarchico e libertario all’amore e alla natura.

Ascoltatelo anche in questa stupenda versione live di Milton Nascimento accompagnato dal gruppo Uakti e innamoratevene.

Ma oltre che per questo testo un po’ hippie, Leila Diniz ha un posto speciale nella MPB (Música Popular Brasileira) anche per tante altre canzoni che le sono state dedicate da grandi artisti come Martinho da Vila (“Leila Diniz“, un samba bellissimo), Rita Lee (“Todas as Mulheres do Mundo“, che era anche il titolo di un film del ’66 che la vedeva protagonista in un ruolo ispirato alla sua stessa vita), Claúdia e Taiguara (“Memória Livre de Leila“) ed Elton Medeiros (“Mais feliz“).
Il poeta Carlos Drummond de Andrade riassunse la portata rivoluzionaria della sua breve e intensa vita affermando che Leila insegnò ai bambini, agli adulti e a tutto il popolo “a arte de ser sem esconder o ser”, l’arte di essere senza nascondere l’essere. “Leila para sempre Diniz, feliz na lembrança gravada: moça que sem discurso nem requerimento soltou as mulheres de vinte anos presas ao tronco de uma especial escravidão” (“Leila per sempre Diniz, felice nel ricordo impresso nella nostra memoria: giovane donna che senza discussioni né petizioni liberò le donne da venti anni attaccate al palo di una speciale schiavitù.”)

Brigam Espanha e Holanda
Pelos direitos do mar
Brigam Espanha e Holanda
Perché non sanno che il mare
È di chi (lo) sa amare

La poet(ess)a e il poeta

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Un poeta è un uomo che si salva dal suicidio per l’urgenza di raccontarlo. Idem una poet(ess)a, credo.
Una poet(ess)a è una donna che ha trovato un modo per gridare, sussurrando dove fa male. Idem un poeta mi pare.
Un poeta e una poet(ess)a mettono insieme parole che si fanno suoni da recitare al chiavo di luna o fuori i cancelli di una fabbrica.
Una poet(ess)a e un poeta cercano un mondo che non c’è ma potrebbe esserci e, cercandolo, scovano verità che non avevano mai immaginato di cercare.
I poeti e le poet(ess)e infilano una dopo l’altra parole precise e necessarie, che fanno risvegliare gli adulti e addormentare i bambini.
Le poet(ess)e e i poeti creano suoni in cerca di amanti.

(Che poi, questo della poeta o della poetessa è un annoso problema nominalistico che si pone anche in altre lingue, almeno in quelle che maggiormente maneggio e mastico – l’inglese, lo spagnolo e il portoghese.
In Spagna, in particolare, è stato un gruppo di femministe del secolo scorso a rifiutare il termine “poetisa“, in quanto troppo identificato con le sfaccendate donnine della borghesia otto-novecentesca che usavano riempire i loro frequenti momenti di ozio con la composizione di rime sentimentali, banali e sdolcinate. Come se non ci fossero (stati) anche poeti maschi altrettanto ridicoli, languidi e svenevoli; i poetessi e le poetesse della domenica tra i quali, modestamente, mi annovero.
Detto questo, a me risulta più agevole pensare a una donna che compone versi come a una poetessa che come una poeta. Ma capisco le donne che vogliono farsi chiamare poete e capirei anche se volessero tenere per sé il termine “poeta” e lasciare agli uomini un ipotetico neologismo maschile che si potrebbe comodamente coniare come “poeto“. Al plurale il problema non si pone. Tutti poete e poeti sono. E a mare le poetesse e i loro corrispettivi! Quelli che pur non essendo mossi dalle necessità e dalle urgenze, continuano a scrivere testi con insistiti a capo e poi si avvicinano ai tendaggi del salotto e si portano una mano alla testa con la palma rivolta al pubblico seduto di fronte alla loro immaginaria quarta parte.)

La una, la due o la tre?

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Ti faranno una domanda e tu, non sapendo esattamente cosa rispondere, butterai fuori un poco di fuffa con vaghi riferimenti all’argomento proposto, ma starai ben attento ad infiorettare le tue parole in modo da apparire il più esaustivo possibile.
Fanno così quasi tutti i politici italiani.

Busta 1, busta 2 o busta 3?

Farà così pure la stragrande maggioranza dei candidati al colloquio degli Esami di Stato.
Una prova orale che prepara alla carriera politica, l’unica che sembra offrire qualche prospettiva occupazionale nel futuro del Paese.

Busta 1, busta 2 o busta 3?

Qualcuno forse fingerà meraviglia, ma avrà già concordato la domanda con l’intervistatore; qualcun altro… se ne starà zitto zitto, sognando un Paese migliore. Ma nel frattempo non avrà accumulato abbastanza voti per uscirne vincitore, deputato, presidente o senatore.

Ogni fine è un principio – (Sonetto beneaugurante per la Preside uscente)

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Non è vero che smettiamo di perseguire i nostri sogni perché invecchiamo, invecchiamo perché smettiamo di perseguire i nostri sogni.”

(Frase attribuita a Gabriel García Márquez, ma potrei pure averla scritta io, tu o mio zio).


C’è gente che cominicia la pensione
molto prima che smetta il suo lavoro,
ma non è questo il caso e l’occasione
di chi del proprio fare fa tesoro

e merita un tempo di riposo
dopo un impegno grave e generoso.
Per altri sarà certo più indolore
cessare un impegno che non c’era,

ma riposar per lor sarà incolore
come incolore travagliare era.
A lei auguriamo invece giorni pieni
Scevri da stress, noie, POF e veleni,

seguitando a costruire sogni
senza che di sognar mai si vergogni!


Ed ora… Musica, Maestro!

Libero adattamento del brano di Aniello Califano ed Enrico Cannio ‘O SURDATO ‘NNAMURATO.
La base utilizzata è proprietà della Karaoke Academy Italia.

Un ringraziamento a Gianfranco Del Prete e Lucia Mariano per aver fornito la maggior parte delle immagini che scorrono nel video.