Buon primo maggio a tutti e ad ognuno

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(Campionario di cose ovvie che mi pare il caso di ribadire)

 

Buon primo maggio a tutti e ad ognuno

A chi un lavoro ce l’ha
ma si è rotto le scatole di sgobbare
a chi lo ha perso e non si riesce a capacitare
e a chi lo vorrebbe
ma proprio non lo riesce a trovare

Lavorare tutti
Lavorare meno

Basta con le pensioni dei vecchi
che mantengono e detengono le nuove generazioni
e non le lasciano crescere e lavorare

Dateci di meno quando smettiamo di faticare
o smettetela di sfruttarci o rubare
ma fate lavorare dignitosamente i nostri figli
i figli dei nostri figli
e i figli di coloro che vengono da lontano per lavorare

Dignità Rispetto e Sicurezza
Basta con i morti sul lavoro
e con il lavoro da morti di fame

Dignità Rispetto e Sicurezza
Lavorare per vivere
e non vivere per lavorare o morire
sul posto in cui si va per lavorare

Dignità Rispetto e Sicurezza
Lavorare tutti e tutti decorosamente lavorare
Distribuire i pesi e tutti equamente ricompensare
Lavorare bene e nessuno il lavoro d’altri sfruttare

Ogni piccolo movimento, spara!

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Se qualche estraneo, di qualsiasi colore, cultura, culto o religione, irrompesse a casa mia e si prendesse il po’ di cose che conservo oppure sfasciasse tutto, mi incazzerei, certo che mi incazzerei. Soprattutto se mettesse le mani sui miei cd, sui miei libri e sui libri e i giocattoli della piccola.

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Ma questo non mi fa diventare automaticamente un giustiziere delle notte né mi fa schierare a favore delle blateranti richieste che puntano a difendere la propria roba con unghie, denti e colpi di fucile sparati all’impazzata sul primo che mette piede nel territorio ristretto dell’altrui proprietà privata. (“Cazzo, era il postino!”, “Accidenti, hai ucciso l’amante della signora del quarto piano!”, “Bastardo, sono tuo cugino Giovanni, avevo messo la parrucca per farti uno scherzo”, “Sorbole, Luisa, ho sparato allo specchio nel corridoio. Ma dici che porta sfiga?”).

Se mai servisse a qualcosa, la legge avrebbe soprattutto la funzione di difendere noi stessi dagli istinti distruttivi che ci assalgono contro chi ci fa del male, evitando che possiamo arrivare a giudizi sommari, esecuzioni in pubblica piazza, faide inarrestabili o risposte spropositate rispetto al torto presunto o subito.
E invece, rimbalzano da bar a tivvù, social network e parlamento voci, vomiti e rutti che affermano la centralità assoluta della sicurezza e invocano il diritto alla legittima difesa per casi sempre più ampli e vaghi.

Tutto questo mi fa molta paura, anche perché vedo tranquilli impiegati del catasto copiare e incollare terribili proclami degni del taglio di mani del sistema legislativo islamico o della sedia elettrica pre-beccariana degli Stati Uniti d’America.

Dite quello che volete e spargete pure in giro la vostra droga fatta di sospetto e paura, io cerco ancora di restare umano e continuo a credere che queste sono le classiche battaglie di retroguardia di una destra sempre più allargata, dilagante e dominante. Forse sarà pure vero che la sicurezza, come ripete la vulgata politico-popolare, non è né di destra né di sinistra. Ma questa pressante richiesta di armarsi e sparare, questa strenua difesa della proprietà privata, questa legge della giungla con la colonna sonora di Mezzogiorno di fuoco, sono parte di una cultura destrorsa che urla a pieni polmoni, ascolta con la pancia e ragiona coi coglioni.
Insomma, se siete anche voi in attesa dell’improbabile referendum ammazzacattivi, rassegnatevi, siete fascisti, filonazisti oppure insalvinati, il che, forse, è pure peggio.


Una considerazione al margine al confine di questo pensiero: quante certezze nelle magnifiche sorti dell’umanità e del sol dell’avvenire sono crollate con quel muro…!

 

Il parere di don Procopio

– A no’, sei andata già a votare?
– No… Ma è vero che si se vota sì, se perdono dudecemila poste ‘e fatica?
– Nonnaaaa, ma con chi hai parlato?
– Dopo la messa, Pascarella ha ditto jammo int’a sagrestia e vedimmo Don Procopio che ne pensa. Don Procopio ha ditto ca nun ne voleva parlà, pecché nun ce vuleva ‘nfluenza’, però isso non ce va propio a vuta’, e ha ditto pure ca si vutava, vutava no, pecché si venceno ‘i sì, se perdono dudecemila posti ‘e fatica.
– Ma, ‘a no’, pure si se leva ‘a mmiezz’o ‘a droga, se perdono miliuni ‘e poste… E se chiudono tutti questi negozi di scommesse ca tu nun suppuorte, ate ca’ dudecemila… E po’, ‘ no’, nun è vera ‘sta storia, pure pe’ smantella’ ‘e trivelle ce vo’ gente ca’ fatica e…
– No, guaglio’, è inutile che faje, je già nun vulevo ‘i ‘a vuta’…

E va be’. Difficile, con questi presupposti, raggiungere il quorum…

Epperò, mi domando e scrivo: chissà che ne penserebbe Francesco; ma no Francesco da Buenos Aires, Francesco d’Assisi, quello di “Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Cibobio, ommioddio!

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La farina 00
Lo zucchero raffinato
Il lievito in polvere
Il latte scremato
Il sale iperiodato
Tutta robaccia bianca
che sembra immacolata
e che non va più toccata

L’olio di palma
Deh
l’olio di palma

La carne con gli estrogeni
Il burro centrifugato
Le olive spremute a caldo
I popcorn e le patatine
Le bibite alcoliche
e quelle frizzantine

Le caramelle
La cioccolata al latte
Le merendine imbustate
I biscotti
Le bevande succose
e tutte le dolcezze
zuccherose
che fanno impazzire
i piccini
i padri
e i padri dei padri dei piccini

I cereali non integrali
I vegetali coltivati
con metodi non naturali
e i derivati degli animali
allevati in batteria

Mamma mia
Mamma mia

Tutta roba
che non esisteva
ne Medioevo
Quando
la gente
campava
trent’anni
se non crepava
prima
appena nata
da poco arrivata
o ancora bambina

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Insomma, qui tra un paio di domeniche si vota e si vota Sì!

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Ci hanno convinto a comprare 2 o 3 automobili per ogni famiglia di 5, ci hanno insegnato che per andare a comprare il latte all’angolo bisognava andarci in macchina, hanno deviato tutto il trasporto su gomma, ci hanno condizionato a tal punto che non sappiamo più vivere le nostre estati senza condizionatore e i piani alti senza ascensore e ora, ora ci ricattano: non vuoi le trivelle sul litorale e poi fai abuso di macchine, camion, condizionatori e ascensori? L’inquinamento sei tu e tu sei il petroliere, il gassificatore e l’estrattore.

Difendiamoci.

Votiamo sì e limitiamo i consumi di idrocarburi. Muoviamoci usando l’energia più pulita e rinnovabile che c’è, quella delle nostre gambe, e apriamo le nostre finestre in estate e in primavera.

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La gerarchia del dolore

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“Homo sum, humani nihil a me alienum puto.”
Publio Terenzio Afro, Heautontimorumenos
(Il punitore di se stesso), II secolo a.C.

E’ un dato di fatto, i 72 morti e le centinaia di feriti in Pakistan, nonostante la presenza di numerosi bambini tra le vittime, hanno ricevuto molta meno attenzione delle 35 vittime del Belgio. Ormai è un meccanismo risaputo. Una classificazione del dolore secondo una scala gerarchica che è direttamente proporzionale alla distanza dell’evento.
Ci colpisce molto di più quello che succede nel nostro rione, nella nostra città, nella nostra regione, nel nostro Paese o in Paesi vicini che un atto terroristico o una catastrofe avvenuta in una terra remota. E se la tragedia scoppia lontano, la prima cosa che vogliamo sapere è se ci siano vittime del nostro Paese, della nostra regione, della nostra città o del nostro rione. Qualora, poi, abbiamo molto viaggiato e stretto amicizie con persone di altre nazioni, è possibile che aumenti il raggio del nostro interesse e della nostra partecipazione alla sofferenza altrui. Altrimenti, restano fatti avvenuti tra Mau Mau…, e si scannino pure tra di loro come bestie, invece di venire a rompere le scatole a casa nostra.
Le vittime dei paesi più lontani o che avvertiamo psicologicamente come distanti, ci suonano come numeri, sono un semplice dato statistico-quantitativo; quelle più vicine le percepiamo come persone in carne, sangue e ossa; anche perché sentiamo che, se è successo a loro, potrebbe toccare anche a noi e così, insieme alla commozione, scatta anche la paura (un po’ come quando si è giovani, o si è vecchi, e muore un nostro coetaneo).
Forse troviamo perfino rassicurante pensare che certe tragedie avvengono altrove e sembrano non poterci coinvolgere; quello è un altro scacchiere e loro altre pedine…

Tuttavia, pensandoci bene, ho come l’impressione che ci sia anche dell’altro. Mi sembra che i nostri sentimenti siano anche, in qualche modo, eterodiretti e prescindano dalla nostra autonomia emotiva. Insomma, sto cominciando a pensare che il fatto che si accenda o non si accenda la nostra empatia sia dovuto anche alla disinformazione o alla cattiva informazione di giornali, televisioni e siti di notizie nazionali ed internazionali. Non sto dicendo che si tratti necessariamente di una mala fede degli operatori dell’informazione, ma anche semplicemente del fatto che nei paesi più lontani e inaccessibili i mezzi di comunicazione di massa hanno più difficoltà a essere presenti e hanno a disposizione meno strumenti: meno inviati, meno cameramen, meno immagini da mostrarci per farci commuovere o indignare. E se ci pensate, c’è molta disumanità e alienazione anche in questo semplice dato di fatto.

Restare umani e continuare a pensare che nulla dell’umano ci è estraneo è una cosa veramente difficile in mezzo a questi continui bombardamenti reali e metaforici.

‘Nterra ‘a carrozza (quasi ‘na canzona)

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Che pena e che tristezza,
a Pullecenella ‘o vedeno
sulo quanno va ‘ncarrozza,
ma si cade pa’ via
o se scassa a cavezza,
tutte quanno o trattano
ca manco ‘a munnezza,

pecché ‘a furtuna addora
e ‘o dulore puzza
pecché ‘a furtuna addora
e ‘o dulore puzza
pecché ‘a furtuna addora
e ‘o dulore puzza
‘e pesce fracete
e scorze ‘e maruzze.

 

Qui una versione strumentale musicata, suonata e cantata (male) da me medesimo:

https://myspace.com/musicaitan/music/song/-nterra-a-carrozza-114344064-129989779

DE-FINITO

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È tutto così complicato

che credo che

ci potremo salvare

solo su un silenzioso colle

o in riva al mare

con gli occhi rivolti

verso un orizzonte

dove sarà più dolce

naufragare.

 

(In questi versi

– se così si può dire –

c’è Leopardi, sì,

ma anche Galeano

e Gaetano,

e questa parentesi

si deve in buona parte

a Gloria Fuertes,

che forse non lo sai,

ma esiste,

come gli anarchici.)

 

(Manca un riferimento

o una nota al margine

nella penultima strofa

dopo l’ultimo verso

e un santo,

un senso

e un dio

nell’universo.

Ma qui si continua

ugualmente

a scrivere testi

con insistiti a capo

cercando

l’infinito

in un bicchiere

di un internet caffè

o su un ermo colle che non c’è.)

 

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