Train de Vie  (Calligramma in Forma di Strummolo)

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Il tempo

sembra passare

come gli alberi ai bordi dei binari,

ma siamo noi che gli passiamo davanti,

costretti a un movimento incessante

fino all’ultimo battito,
che è la vera misura
di quello che
chiamiamo
tempo

e che

sembra passare

come gli alberi ai bordi dei binari,

ma siamo noi che gli passiamo davanti,

costretti a un movimento incessante

fino all’ultimo battito,
che è la vera misura
di quello che
chiamiamo
tempo

e che

sembra passare

come gli alberi ai bordi dei binari,

ma siamo noi che gli passiamo davanti,

costretti a un movimento incessante

fino all’ultimo battito,
che è la vera misura
di quello che
chiamiamo
tempo

e che

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FFF

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Berlusconi, al confronto, era un innovatore: aveva sostituito il classico festa, farina e forca con un più carnale fica, farina e forca che, a modo suo, includeva puranco la festa sotto forma di scoppiettanti messaggi di vitalità, pubblicità e propaganda neo-d’annunziana. Questi sono dei goffi restauratori ed hanno di nuovo tolto la fica senza neanche restituirci la festa.
(O forse sono io che invecchio e divento ogni giorno più retrospettivo, insofferente e intollerante.)

Aridatece er cavaliere e la sua tavola rubiconda!
Aridatece er Craxone e la sua facciona gioconda!
Aridatece la diccì o, armeno, aridateme gli anni che c’avevo in quegli anni e in quei dì.

_________________________

(FFS: Che poi vi immaginate come sarebbe bello un regno basato, invece, su Festa, Farina e S…? Va be’, mi fermo qui, prima che mi vengano in mente altre futili oscemità.)

​In memoria di Abd Elsalam Ahmed Eldanf, crepato sotto un camion

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Merci deperibili,

Margini stretti di guadagno,

Logistica del plusvalore,

Camionisti tossici

che percorrono

l’Europa in tutta fretta

per portare a destinazione

mercanzie cinesi

e frutta sofisticata e insapore.

“Ma che rivendicazioni e picchetti?

Fai presto,

mettilo sotto,

che il tempo è denaro,

e il denaro è il denaro,

il denaro, il denaro!”

Stefania, io, Dio e il Floopaloo

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La mia piccola e io vediamo spesso Floopaloo, una divertente serie di cartoni animati francesi che raccontano il campo estivo di un gruppo di ragazzetti in una valle immersa nella natura, tra scoiattoli, castori, alci e orsi.
Nella foresta che costeggia la valle si dice che regni un essere misterioso che nessuno ha mai visto, il Floopaloo, appunto. Tutti lo cercano, ogni tanto qualcuno crede di averlo intravisto, ma nessuno sa davvero come sia fatto il Floopaloo.

floop

Ogni volta che vediamo le simpatiche avventure di questi ragazzi, io dico che il Floopaloo non esiste e Stefania ribatte che, anche se nessuno lo ha mai visto, il Floopaloo esiste e come. Cerco di convincerla con stringenti argomentazioni logiche e razionali che questo essere invisibile e inconosciuto è solo il frutto dell’immaginazione dei ragazzi del campo, le faccio notare che ogni tanto qualcuno si illude di aver visto i suoi occhi gialli e luminosi, ma poi, andando avanti col racconto, si capisce che si trattava di un orso, oppure erano le luci abbaglianti di un camion o i riflessi della luna nell’acqua, le torce dell’istruttore Ippolito e di Olga la direttrice… Ma lei non si lascia convincere da tanta razionalità. Il Floopaloo esiste e basta!

Cominciano così le nostre prime dispute teo-logiche. E io non sono certo di avere ragione.

Le incredibili possibilità dei giovani del III millennio

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Imparare le lingue è importante per il vostro futuro, perfino imprescindibile.
Un ragazzo che vive nel condominio di mio cugino non conosceva l’inglese e lo spagnolo ed era disoccupato. Ora si è messo a studiare ed è “unemployed“, “desempleado“.
Poi ha fatto anche un corso di informatica. Fino a qualche mese fa non aveva nemmeno idea di come si accendesse un computer; ora sta tutto il giorno su Facebook. Presto imparerà a stare tutto il giorno anche su Instagram, Twitter e Snapshot e in men che non si dica allargherà i suoi orizzonti culturali a tutta la rete mondiale.
Ma non è finita qui. All’imbrunire esce di casa ed affina le sue competenze di ricerca a caccia di Pokémon, mentre di notte torna all’ovile e approfondisce le sue capacità relazionali su YouPorn.

Insomma, voi giovani non ve ne rendete neanche conto, ma oggi avete occasioni che noi, ai miei tempi, nemmeno ci sognavamo.
E avete anche il coraggio di lamentarvi del lavoro che non c’è e degli spazi extravirtuali che vi saranno progressivamente sottratti!

Il più buono dei mondi possibili

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​La buona scuola.
Il buon governo.
Le leggi buone e giuste.
La costituzione buona che sostituisce quella vecchia, brutta e cattiva.
Le regole di buon senso.
Il lavoratore buono che non teme il licenziamento.
L’informazione buona che fa il coro.
Il sesso buono e fertile che fa figli buoni buoni da mandare alla buona scuola che forma nuovi elettori silenziosi e consenzienti che battono le mani al presidente più buono che ci sia.

Fate i bravi, non protestate, non vi muovete e state buoni! M’ho veco je! Le cose vanno bene e non potrebbero andare meglio!

Moving

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(Tra i brandelli dei paesi più straziati.)

Al risveglio da sonni inquieti, accese la radio e sentì che un paio di ore prima c’era stato un terremoto nel Centro Italia. Calcolò mentalmente che l’epicentro doveva essere a meno di quattrocento chilometri dalla sua casa. Forse per questo si era svegliato così agitato e di buon’ora: era probabile che avesse avvertito nel sonno i riverberi della scossa principale che dalla radio dicevano essere del sesto grado della scala Richter.
Lui le conosceva bene quelle zone e già immaginava il disastro che avrebbe potuto causare un terremoto di quella portata tra quei vecchi palazzi.
Si lavò in fretta, ancora tutto immerso nei suoi pensieri, mise sul fuoco la macchinetta del caffè, aprì l’armadio e scelse abiti comodi che non aveva quasi mai messo. Dopo aver zuccherato il caffè direttamente nella macchinetta, lo versò in una tazzina che prese dal lavandino e lo mandò giù tutto di un sorso.

Due ore dopo era in autostrada e ascoltava attento le notizie dalla radio, interrotte di tanto in tanto dalla vocina del navigatore satellitare.
Ormai era a un centinaio di chilometri dall’epicentro.
Quando sentì che stavano arrivando i primi soccorsi, accelerò. Proprio in quel preciso momento, il navigatore gli segnalò che tra 500 metri avrebbe dovuto imboccare uno svincolo. Si spostò di scatto sulla corsia di destra e tornò a concentrarsi su quello che poteva e doveva fare.

Gli vennero in mente altri terremoti, altre catastrofi. Si irritò per la scarsa preparazione dei giornalisti radiofonici che continuavano a dare notizie approssimative e contraddittorie. E, intanto, macinava chilometri di autostrada a grande velocità, spinto da un’urgenza che ad ogni chilometro si faceva più pressante.
Man mano che avanzava, la strada si riempiva di autoambulanze, furgoni e camion dei pompieri. Sempre la stessa scena. L’aveva vista decine di volte.

Pensando di essere in ritardo, decise di non raggiungere direttamente l’epicentro. Di impeto, deviò verso la terza delle città che la radio annunciava essere tra le più colpite dal terremoto. Uscì dall’autostrada, spense il navigatore e seguì le indicazioni stradali.

Presto rivide le consuete scene di desolazione e distruzione: i tetti precipitati al suolo, le mura sfaldate come sabbia bagnata, oggetti quotidiani che affioravano tra le macerie, polvere dappertutto e uno strano e familiare silenzio che gli ricordava il volo circolare degli avvoltoi sui deserti dei film hollywoodiani.

Avanzò di un quattro o cinquecento metri tra le macerie, prese una stradina di campagna e fermò l’automobile fuori da una villetta semidistrutta.
Dopo aver controllato lo specchietto retrovisore, si precipitò fuori dall’auto e iniziò a cercare tra i calcinacci.
Scavando a mani nude, trovò un paio di orologi, un bracciale che sembrava essere d’oro, delle posate d’argento, una scatola con una carta di credito e dei documenti che avrebbe analizzato con più calma lontano dalle macerie. A mano a mano che dissotterrava qualcosa di utile, lo ripuliva sulla manica della maglia e lo gettava in un sacchetto che aveva tirato fuori dalla tasca dei pantaloni.
A pochi metri dall’auto, vide la zip di un borsone di tela nera che affiorava tra i detriti. Bel colpo: era una macchina fotografica professionale con tanto di obiettivi intercambiabili e accessori.

Si guardò intorno e buttò tutto nel baule posteriore dell’auto pronto a dirigersi verso un’altra abitazione distrutta o tra le rovine di una chiesa.

MR LXVII

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Muito Romântico
sessantasettesimo frammento

When Cortázar meets Catalano

Del tuo corpo
mi piace tutto
Ma soprattutto
i tuoi occhi
e la bocca

I tuoi occhi
I tuoi occhi
in cui mi perdo
anche quando
sei più distante
e non ti guardo

Del tuo corpo
mi piace tutto
Ma soprattutto
gli occhi
Gli occhi
e la tua bocca

Della tua bocca
mi piacciono
le tue parole
e il lavoro
che mi fai

Chupa
chupa
Lecca
lecca
Suca
suca

finché
il mondo
non smette
di girare
e Catalano
di catalanare

Almeno
per un attimo
che sarà eterno
finché dura

la minchia
la polla
la pincha
e la Santa María