Invettiva con due punti esclamativi

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Che tu possa affogare nelle acque
dei nostri piagnistei e mai più
tornare a galla! Quando è troppo è
troppo. Mo’ c’e’ fatto propio a palla!


“Sul Sud basta piagnistei: rimbocchiamoci le maniche. L’Italia, lo dicono i dati, è ripartita. E’ vero che il Sud cresce di meno e sicuramente il governo deve fare di più ma basta piangersi addosso”. (Matteo Renzi – Fonte ANSA, 4 agosto 2015)

Fuoco, Munnezza e Uoseme

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Vulesse ‘o cielo ca fosse ‘na buscia
Stu ffuoco c’abbrucia
‘A terra e ‘o cielo ‘e ‘sta città

Fosse bello ca fosse fantasia
Chest’aria pesante
Ca nun se po’ arriciatà

Fosse ‘a Maronna ca fosse
Tutto ‘nu brutto suonno
‘Sta terra chena
‘E ‘na chiaveca fetente
Ca nun sacce manco annumenà

Fosse ‘Uddio
Ca fosse vero
‘O suonno ca me faciette ajere
Cu tutta ‘a gente mmiezzo ‘a via
A ridere e pazzià
Int’a n’aria fresca e polita
Comme era tantu tiempo fa

Vulesse ‘o cielo
E fosse bello assaje
Ca fosse vero l’uosemo
‘E ‘na terra
Senza munnezza e ‘nfamità

 


 

(Versione in lingua italiana)

Volesse il cielo che fosse una menzogna
Questo fuoco che brucia
La terra e il cielo di questa città

Sarebbe bello che fosse fantasia
quest’aria pesante
Che non si può respirare

Madonna bella del Carmine
che darei perché fosse

Solo un incubo
Questa terra piena
Di un lordume orrendo
Che non so nemmeno nominare

Volesse Iddio
Che fosse vero
Il sogno che ho fatto ieri
Con tutta la gente per strada
A ridere e giocare
In un’aria fresca e tersa
Come era tanto tempo fa

Volesse il cielo
E sarebbe bello assai
Che fosse vero il vagheggiamento
(l’intuito, il presentimento)

Di una terra
Senza rifiuti e infamità

Esodi, Espatri e Colonizzazioni

(versione versificata e diversificata)

Ciascuno va o vuol andare dove
confida di poter cambiare vita
e meglio fare il suo cammino,
sì come da qui s’andava
a Marcinelle o Torino.

Se uno può, va o vuole andare
dove crede di poter meglio stare,
e parte anche oggi
per Londra o Berlino
con valige di sogni,
lacrime e vino.

Chi deve va, come il popolo eletto,
con cuore aperto e a capo fitto,
lungo le strade di un lungo tragitto
da un capo all’altro d’Israele e d’Egitto.

Ciascuno va e nulla vuol sentire o sapere,
come s’andava e si va a colonizzare
attraverso distese di sangue e di mare
le genti d’America e l’Africa nera
portando l’inverno nella primavera.

Chi puote va e non lo puoi fermare
se va per fame, brama o ingordigia
cercando uscite dalla zona grigia
che è dentro di noi
o nell’inedia più nera
che non lo sai di giorno
se arriva la sera.

esodi, espatri e colonizzazioni

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Si va dove si crede di poter migliorare la propria vita. Come i meridionali che andavano a Torino. Come i laureati italiani che vanno a Londra o a Berlino. Come gli ebrei del vecchio testamento con il loro lungo tragitto che li vedeva dentro e fuori da Israele e dall’Egitto. Come i colonizzatori europei in Africa, in America e ovunque li portasse la loro voracità economica. Altro che chiacchiere, altro che polemica.

Sonetto pessimista e solitario

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Son tutti solidali da lontano
Ma vengon meno se serv’una mano
I più tra quelli che parean amici
Ed eran sol’attori oppur attrici

O più semplicemente tutti stanchi
Di darsi e prestare poi i fianchi
Al male che c’assale ogni momento
E ci fa aver paura d’ogni evento

Così sta solo ognun col suo tormento
Trafitto da un raggio o dal vento
Che ogni tanto ti fa compagnia
E parti un po’ più lieve la tua via

Finché ‘n capisci che sei sempre solo
Dal primo pianto all’etterno volo

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(E, infatti, vedo male la Grecia)

La riforma che verrá

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Ieri ho letto sull’Unità online un articolo di Francesco Gerace intitolato “Come cambia la scuola in 10 punti“.
Va be’, chiamarlo articolo è una parola grossa. Come si fa a definire articolo giornalistico la ripetizione acritica di una sequela di slogan governativi?
Questa è pura propaganda, siamo alla più bieca mistificazione della realtà.
Faccio un esempio.
Al punto sette di questa sottospecie di manifesto propagandistico per la Buona Scuola si legge:

Il dirigente scolastico, inoltre, avrà il compito di individuare gli insegnanti da assumere dagli albi territoriali e di ridurre il numero di studenti per classi: quindi mai più classi pollaio.

Uhau, che bello, mai più classi pollaio! Mai più 35 alunni in spazi che ne possono contenere sì e no 25! Mai più classi in cui è impossibile seguire i casi più difficili, sopraffatti dai grandi numeri!
Dunque, penserete, se in una scuola ho due classi da 40 alunni ne potrò fare 4 da 20. Eh no, andiamo piano coi sogni! Il dirigente può ridurre il numero di studenti per classe, ma non può aumentare il numero di classi. Se si aumentassero il numero di classi, aumenterebbero le spese. E questo l’Europa dei banchieri non lo vuole e non lo permette. Noi le riforme le vogliamo fare e sbandierare ai quattro venti, ma senza spendere un euro. Dobbiamo difendere i nostri primati che ci vedono da decenni tra i paesi europei che meno investono in cultura e formazione. Come per i premi per i prof meritevoli, che, di fatto, corrispondono per ammontare a quelli che erano prima gli scatti stipendiali. Solo che prima gli scatti li davamo a tutti ed ora solo a una parte di docenti più graditi al dirigente e al resto della ristretta compagnia valutante. Un aumento che diventa un risparmio. Che furbata, eh?

Ma, tornando alle classi pollaio, forse vi chiederete come funzionava nella vecchia scuola: un dirigente, prima della riforma, poteva spostare alunni in altre classi per fare in modo che non ce ne fossero di troppo numerose e di troppo esigue (perché, in definitiva, di questo si tratta)?
Sì, poteva.
E allora dov’è la novità della riforma?

Ohhh, via via, non fate i disfattisti. Prima era la Mala Scuola, ora è la Buona Scuola. Il nostro detersivo è sempre più bianco. Venghino, signori venghino! Le nostre riforme sono sempre più candide e belle. Guardi, signora Europa, guardi come siamo buoni e ubbidienti. Venghino, signori venghino. Questa non è la Grecia. Oki, oki oki! Avvicinatevi, non abbiate paura, guardate questa scuola, ammirate come è più bella e più superba che pria: ci sarà più musica, più arte e più inglese, economia à go go e computer in ogni classe e su ogni banco di ogni città di tutto il paese; sarà festa tutta l’anno e si arriverà in classe su ponti e larghe autostrade a dieci e più corsie, senza code ai caselli, pedaggi e altre diavolerie; anche i preti potranno sposarsi, ma soltanto a una certa età, e senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse  i troppo furbi e i cretini di ogni età.

Ma già scuotere la testa…
Mi vedete ancora qua…

Detto tra noi, sono solo un brigante, non un re,
sono uno che vende sogni alla gente,
fa promesse che mai potrà… mantenere.

Favole sì, ne ho contate ma tante, tante sai.
Detto tra noi, io non sono un gigante,
Draghi non ne ho ammazzati,
Non ne ho ammazzati,
Non ne ho ammazzati mai…

miscellanea piena di autocitazioni e link sul piccolo principe molto rampante e piuttosto inconsistente che sta al governo del mio paese

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Siamo alle solite, “il fine giustifica i renzi”. (1)

Mi scoccia fare la parte del Cassandra clamantis in deserto, però non riesco a fare a meno di dire che è un lustro (2) che vi sto mettendo in guardia contro questo venditore di cenci passati per seta, (3) contro questo infinocchiatore di massa (4) così convinto della capacità performativa della parola da considerare vere le menzogne che sparge in giro (5) e pensare che a furia di ripeterle le bugie trasformino la realtà. (6)
Ai colleghi vorrei ricordare che lo avevo detto fin dai primi annunci della sua sedicente “buona scuola” che si sarebbe fatto bloccare quel DDL blindato e non spacchettabile e poi avrebbe accusato gli oppositori, i gufi e i detrattori di aver impedito le assunzioni dei precari. E pure questa facile profezia si sta inverando.

Così, la classe docente che è scesa in piazza, ha partecipato agli scioperi e bloccato gli scrutini (7)  crederà di aver vinto, ma avrà perso due volte:

  1. l’opinione pubblica starà ancora dalla parte del principe renzi e gli insegnati passeranno tutti, senza distinzioni, per dei conservatori che vogliono valutare senza essere mai valutati, tenendosi stretti i loro favolosi privilegi, a partire dai famigerati tre mesi di ferie; (8)
  2. si continuerà a lavorare in una scuola vecchia e bloccata, che avrebbe dovuto essere sicuramente rinnovata, forse perfino rifondata (anche se non certo con l’orribile controriforma della ditta renzi-giannini.) (9)

A me sembra un’altra vittoria di Pirro per gli insegnanti e un’ulteriore sconfitta per l’Italia tutta intera. Ma potrebbe essere anche il primo passo verso la “nuova scuola” (10) e il rinnovamento del Paese.

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