Vergar a Mano

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Anche se ho una pessima scrittura, ogni tanto mi piace scrivere a mano come si faceva prima che cominciassimo a vivere con le dita, la schiena e il collo semprecurve sullo specchio deformante di un telefonino.
L’unico problema è che se rileggo qualche ora dopo quanto ho scritto qualche ora prima, ho molta difficoltà a interpretare i segni e i tratti della mia cacografia; diciamo pure che il più delle volte non riesco affatto a capire cosa abbia voluto esprimere con quei caratteri nervosi e sincopati pieni di cancellature, ripensamenti e correzioni aggiunte in ogni senso e direzione del foglio.
Tuttavia, fingo di leggere; e non è detto che quello che fingo di leggere sia peggiore di quello che avevo originariamente concepito e vergato a mano con cura e distrazione.
Sono un caso e un modello di serendipità cacografica, autoesegesi impreziosente ed ermeneutica migliorativa. Dovrebbero studiarmi su libri, libroni e libelli scritti a mano con pessima scrittura e frequenti fregi, postille e cancellature; in modo da avere una possibilità di essere reso migliore puranco dall’altrui interpretazione.


P.s. Forse un giorno si scoprirà che anche Eraclito, Eschilo, Sofocle, el Arcipreste de Hita, Dante Alighieri e una cospicua sfilza di tanti-altri hanno goduto delle interpretazioni benevolenti dei loro trascrittori. Incluso il Dio uno e trino del Vecchio Testamento, del Corano e della Cruna dell’Ago.

P.p.s. Sono molto incerto su almeno quattro o cinque parole dell’anteriore post scriptum trascritto da un mio logoro taccuino di quattro o cinque anni fa. Altrettanto incerto su tutto il resto di questo testo. Incluso il presente post post scriptum che state avendo la sconfinata pazienza di leggere, se siete arrivati fino a qua.
Grazie.
Siate buoni, se lo siete.

Dialogo sulla crisi.

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– C’è grossa crisi.
– Bisogna stringere la cinghia.
– Bisogna accontentarsi di quello che si trova.
– Dobbiamo resistere.
Dobbiamo mettere in gioco tutta la nostra capacità di resilienza.
– E già… la resilienza, la resilienza.

– È un cacchio di guaio questa crisi. C’è da tenere gli occhi ben aperti.

In tempo di crisi aumenta il numero dei disoccupati
– L’esercito industriale di riserva.
– Eh, l’esercito di riserva…
e si svaluta il prezzo del lavoro.
Si cominciano a sacrificare servizi che un tempo si consideravano essenziali e si scende a compromessi di ogni tipo.


– È la crisi, baby!

– Mannaggia la miseria! La colpa è tutta dei cinesi.
– Sì, sì, tutta dei cinesi e di tanta gente che se ne sta a casa senza fare niente e gli arriva lo stipendio fino a fuori la porta.

E poi ogni crisi porta con sé invidia sociale, conflitti tra poveri e scorciatoie ideologiche.
Difficile restare lucidi.

– Ma che lucidi e lucidi?
La colpa è tutta dei cinesi e degli americani.
– Sì, sì…, gli americani.
– Abbiamo bisogno di un capitano che ci tiri fuori da questa bufera.
– Eh, già, ecco qua, un duce, un condottiero, un capitano…

Il pericolo di derive autoritarie è più che mai in agguato, in tempo di crisi.
La retorica e la demagogia la fanno da padroni e siamo tutti più esposti ad ogni tipo di manipolazione, nel bel mezzo di una crisi.

– Ma che dite? La colpa è tutta degli stranieri. Ce l’hanno portata da fuori, la crisi e il virus. Altroché.
– Sì, sì, è tutta loro la colpa.
– Tutta loro.
– Vedi…?

È facile dimenticare o ignorare anche le verità e i dati di fatto più elementari quando si è immersi mani e piedi nella crisi.
Come i tanti migranti, riconosciuti o non riconosciuti dal sistema, che ci permettono di tenere bassi i prezzi della frutta e dell’edilizia e alte le percentuali dei partiti che li usano come capri espiatori.

– Ma quali immigrati e immigrati!
Prima gli italiani.
Dobbiamo resistere, resistere, resistere.
– Quando c’è la crisi bisogna salvare se stessi e i propri figli.
– Sì, prima la famiglia.
– E i figli.
– E i figli.

– Sì, la colpa è tutta… dei figli… E dei cinesi…
– E degli impiegati.
– Degli operai.
– Degli insegnanti.
– Dei russi.
– Dell’Europa, dell’Europa!
– E degli americani.
– Sì, sì, degli americani e… dei pipistrelli cinesi.
– Sì, sì… i pipistrelli, i pipistrelli…
– Ci vorrebbe solo Batman.
– Sì, Batman, Batman…
– Però…, sai che strazio, tutto il giorno con quella maschera in faccia!?
– Mado’, col caldo che fa…
– E beh, sì beh, col caldo che fa…

Il punto è che il turismo non si può fermare. Il sistema di trasporti nazionale, non si può fermare. La produzione di automobili, non si può fermare. La movida, la vendita di superalcolici e lo spaccio non si possono fermare…
– Qui se si fermano loro, si ferma tutto.
– Si ferma tutto!

– E poi non si possono tenere i supermercati aperti e le chiese chiuse.
– E poi non si possono tenere le chiese aperte e gli stadi chiusi.
– E poi non si possono tenere gli stadi aperti e i teatri chiusi.
– E poi non si possono tenere i teatri aperti e le scuole chiuse…

– Però…, sai che strazio, tutto il giorno con quella maschera in faccia!?
– Mado’, col caldo che fa…
– E beh, sì beh, col caldo che fa…
– Ma a mare si va con o senza mascherina?
– E beh, sì beh, col caldo che fa…

Oggi ho steso un velo

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Post Vitam: RIFLESSIONI sulla scrittura in rete 3/3

Oggi ho steso
un velo
sul telefonino
e mi sono fermato
a guardare il cielo

Poi l’ho tolto
il velo
e ve lo sto dicendo
con gli occhi abbassati
sull’apparecchietto
e il velo
accasciato al suolo
come corpo morto

Ma è chiaro
che qui
nulla svelo
e niente rivelo

È uno sfacelo

E non è 
neanche
il caso
che io stia
ancora
a ripetervelo
e riscrivervelo

Pure voi
che velocemente
state leggendo
ve lo sarete
chiesto qualche volta
se non fosse il caso
di stendere un velo
sui vostri schermi

Magari anche solo
per avere da
raccontare
qualcosa
che non
avete letto
velocemente
su questo
specchio
vuoto

Qualcosa
che venga
dalla terra
dal cielo
o dal volo
di un animale
di un velivolo
o un pensiero
in volo

Un post
e non un repost

Un Paese senza Scuola

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La scuola italiana – quasi tutta – ci ha buttato il sangue in questo periodo di pandemia per non lasciare da soli i suoi alunni. Il fatto che questo non sia stato percepito nemmeno da molti di quelli che avevano i figli a casa “intrattenuti” dagli insegnanti in videoconferenze o in altre attività di didattica a distanza è un segno, un brutto segno; una controprova della scarsa considerazione che ha questo Paese per i lavoratori dell’istruzione e della formazione nazionale.


(Anche se, per altri versi, è comprensibile che in un periodo di crisi e di incertezze sul futuro, si scatenino casi di invidia sociale e guerre tra poveri; perché forse è il caso di rammentarlo che i prof italiani, mediamente, per quanto non indigenti, di certo ricchi non sono).

Certo, se in questo Paese si dà un valore così scarso all’insegnamento e agli insegnanti, qualche responsabilità va sicuramente attribuita anche a una parte della classe docente che svolge questo mestiere in modo sciatto e distratto. Non lo nego.
Ma non si può buttare il bambino e il suo insegnante insieme con l’acqua sporca.

In ogni modo, se restate inesorabilmente convinti che la classe docente italiana sia nel suo complesso scadente e inoperosa, abbiate il coraggio civile di chiedere la chiusura dei servizi scolastici nazionali. Se i prof non fanno niente, meglio smettere di pagarli e investire in altro le scarse risorse pubbliche disponibili.
Facciamo che ognuno se li istruisce da solo i propri figli. Aboliamo il diritto-dovere allo studio e i titoli che ne conseguono. Trasformiamo gli istituti scolastici in palestre private o in megadiscoteche. Abbattiamo le università pubbliche o vendiamole ai privati. Torniamo alla giungla e alle sue leggi non scritte e i professori mandiamoli a spalare merda, che più di questo non meritano. Poi mettiamo pure i nostri figli a osservarli e deriderli mentre spalano. Che in fondo qualche volta già lo fanno.

Il peso crescente del tempo

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Mi chiamo Gaetano Vergara, ho più di mezzo secolo di esistenza in terra e credo che la mia generazione debba delle scuse alle generazioni che ci hanno seguito e a quelle che ci seguiranno.
Troppo poco abbiamo fatto per cambiare le cose che si dovevano cambiare e, delle poche cose fatte, per come le abbiamo abborracciate, la gran parte potevamo pure fare a meno di farle.
Tante, invece, le promesse logore e gli impegni sospesi.
Lasciamo in eredità la nostra inettitudine e la speranza che altri diano vita al cambiamento che non abbiamo voluto o non abbiamo saputo realizzare.

Ho poco più di 50 anni e 50 milioni di sensi di colpa che gravitano sulle mie spalle e la schiena.

RIFLESSIONI sulla scrittura in rete 2/3

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Scrivere poco, scrivere meglio e senza quest’ansia di dire la nostra ad ogni costo.

Siamo in una rete in cui il ragno è la fretta che fagocita tutto senza attenzione, senza posa e senza riposo.

Scrivere meglio, scrivendo poco.

(E con questo ho già detto molto più del dovuto.

Arrivederci alla prossima puntata.)


Mi contraddico?
Dico di aver già detto più del dovuto
e poi rimando a ulteriori
parole, parole, parole?

Very well then I contradict myself
(I am large, I am wide
and I contain multitudes.))

In politica per legittima difesa

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Ahi, se i politici di professione fossero tutti i giorni in ascolto della cittadinanza come alla vigilia di un’elezione!
Ahi, se i politici di professione fossero davvero al servizio della città e della popolazione!
Ahi, se i politici di professione vivessero il loro mandato come un servizio e non come una professione…

Potrei farne a meno, potrei sicuramente farne a meno e dedicare in altro modo la mia energia e il tempo che ho a disposizione.

Note sui limiti storici ed epistemologici dell’illuminismo

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Immanuel Kant, 1784 (Che cos’è l’illuminismo?)
L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro.”

Johann Wolfgang von Goethe, 1832 (in punto di morte)
Mehr Licht”… “Più luce“…

Più luce, più luce, appicciate chisti lumme!
Ma stateve accorte…

Cchiu forte e’ a luce, cchiu nera e’ l’ombra ca’ l’accumpagna…”

Goethe, ancora lui:
Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera“.

Goya, 1797
El sueño de la razón produce monstruos.”
Il sogno della ragione…
Il sonno della ragione…
I mostri…
Sueño > Suonno > Sleep/Dream > Sonno/Sogno

Ho bisogno di lumi.
Ho bisogno di capire se i mostri vengono dalla ragione dormiente (il sonno della ragione produce mostri) o dalla ragione sognante (il sogno della ragione…). Il delirio di un mondo governato dalla ragione e dalla sua ombra che si allunga sul pavimento.

Sapere aude!
Ho bisogno di avere il coraggio di servirmi della mia ragione per scandagliarne il fondo e i contorni: la ragione, i suoi rischi e i suoi limiti.

Jane Austen, 1811
Ragione e Sentimento /  Sense and Sensibility / Senno e Sensibilità

William Blake, 1793
Without Contraries is no progression. Attraction and Repulsion, Reason and Energy, Love and Hate, are necessary to Human existence.
From these contraries spring what the religious call Good & Evil.”

Senza Contrari non c’è progresso. Attrazione e Repulsione, Ragione e Energia, Amore e Odio sono necessari all’Umana esistenza.
Da questi contrari scaturisce ciò che l’uomo religioso chiama Bene e Male.”

‘O bbuono e ‘o malamente…
‘O bbuono e ‘o malamente…

La coincidentia oppositorum. Il bipolarismo. Eraclito, Cusano. La dialettica e i suoi inciampi.

‘O bbuono È ‘o malamente…

E ‘o malamente è bbuono.

Per quanto sembri un po’ contorto / Oltre la ragione non c’è solo il torto.

Jenseits von Gut und Böse (Nietzsche, 1886)

Una scorciatoia della ragione e dell’intelletto o una porta della percezione della realtà oltre la realtà?

Il sonno o il sogno della ragione?

Fiat lux!

La Politica, la politica

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La politica intesa
come rapporti di forza
quantità del consenso
e giochi di potere

La politica del do ut des
e resto ad aspettare

La politica delle file saltate
e degli appalti truccati

La politica delle premesse
delle promesse
e dei regali sospesi

La politica dei pesi
e contrappesi elettorali

La politica delle elargizioni
e dei rapporti clientelari

La politica dei favori
da cui ti devi disobbligare

(I politici gestiscono
la cosa pubblica
come una casa privata
ed asservono le puttane
con stipendi da fame)

La politica dei favoritismi
dei nepotismi
e delle scarpe spaiate

La politica degli arrivismi
dei tatticismi
e delle arrampicate

La politica dei calcoli
dei vincoli e degli interessi
personali

La politica dei pascoli
dei muscoli e dei porci
senza ali

La politica

La politica dello scambio
che lascia noi sudditi
e loro sovrani
e feudatari

La politica
La politica

La politica
che non vorrei mai fare