miscellanea piena di autocitazioni e link sul piccolo principe molto rampante e piuttosto inconsistente che sta al governo del mio paese

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Siamo alle solite, “il fine giustifica i renzi”. (1)

Mi scoccia fare la parte del Cassandra clamantis in deserto, però non riesco a fare a meno di dire che è un lustro (2) che vi sto mettendo in guardia contro questo venditore di cenci passati per seta, (3) contro questo infinocchiatore di massa (4) così convinto della capacità performativa della parola da considerare vere le menzogne che sparge in giro (5) e pensare che a furia di ripeterle le bugie trasformino la realtà. (6)
Ai colleghi vorrei ricordare che lo avevo detto fin dai primi annunci della sua sedicente “buona scuola” che si sarebbe fatto bloccare quel DDL blindato e non spacchettabile e poi avrebbe accusato gli oppositori, i gufi e i detrattori di aver impedito le assunzioni dei precari. E pure questa facile profezia si sta inverando.

Così, la classe docente che è scesa in piazza, ha partecipato agli scioperi e bloccato gli scrutini (7)  crederà di aver vinto, ma avrà perso due volte:

  1. l’opinione pubblica starà ancora dalla parte del principe renzi e gli insegnati passeranno tutti, senza distinzioni, per dei conservatori che vogliono valutare senza essere mai valutati, tenendosi stretti i loro favolosi privilegi, a partire dai famigerati tre mesi di ferie; (8)
  2. si continuerà a lavorare in una scuola vecchia e bloccata, che avrebbe dovuto essere sicuramente rinnovata, forse perfino rifondata (anche se non certo con l’orribile controriforma della ditta renzi-giannini.) (9)

A me sembra un’altra vittoria di Pirro per gli insegnanti e un’ulteriore sconfitta per l’Italia tutta intera. Ma potrebbe essere anche il primo passo verso la “nuova scuola” (10) e il rinnovamento del Paese.

Campagna

Sono stanco di strade piene di traffico, aria inquinata e cemento dappertutto. Mi trasferisco in campagna elettorale. Un giardino verde dove l’aria è più pulita e piena di speranze la vita.

Campagna, campagna,
comme è bella ‘a campagna
ma è cchiù bella po’ politicone
ca se enghie ‘e sacche d’oro
e se magna ‘sta città.


Postilla del giorno dopo…

E se cominciassimo da un po’ di senso civico? Se scegliessimo di non votare tutti quei candidati che imbrattano i muri delle nostre città mostrando denti e dentiere sbiancate al photoshop? Se cominciassimo a rifiutare il nostro voto a tutti quelli che riempiono le case e le strade di volantini e facsimili per votanti imbecilli? Se pretendessimo di conoscere il costo delle loro campagne elettorali? Se intimassimo tutti quelli che ostruiscono la strade con la loro propaganda abusiva a rimuovere cartelli e cartelloni? Se chiedessimo a chi di dovere di staccare i manifesti affissi fuori dagli spazi deputati, oppure andassimo noi stessi a disegnare corna sui loro capelli impomatati o a cancellare i denti con un pennarello nero, o a fare l’occhio nero al candidato sindaco e i baffi alla bella candidata scelta per carpire qualche voto rosa? Se ribaltassimo il contenuto dei loro messaggi aggiungendo scritte o cancellando qua e là qualche parola o qualche frase?

Dite che non è legale? Be’, non è legale nemmeno questa orrenda invasione degli spazi pubblici perpetrata prima ancora di mettere il culo su uno scanno o una poltrona. E poi, se non è legale imbrattare i manifesti di chi imbratta la città, almeno è giusto!

Ahi! Se solo qualcuno avesse la bella idea di donare un albero alla città con i soldi risparmiati in manifesti e volantini…; forse sarei perfino disposto a vincere la mia ritrosia anarchica e ad andare, per una volta, a votare.


Reportage fotografico di una campagna di imbrattamento elettorale


Riflessioni sul mio mestiere nell’epoca di Renzi

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I docenti italiani si sono svegliati e mobilitati.
E’ un bene.
Ma non dimentichiamo che la scuola così come è va cambiata. Radicalmente.

La nostra è una scuola del XIX secolo in cui insegnanti del XX secolo si affannano a formare le nuove generazioni del XXI secolo usando metodi che risalgono al 1700.
Sembra un gioco di parole, ma è la realtà in cui vivono ogni giorno circa 8 milioni di alunni e poco meno di un milione di lavoratori della conoscenza. Eppure, quando si parla di pubblica istruzione sembra che ci si preoccupi di tutt’altro.

Ma voi vi affidereste a un dentista che vi ospita in uno studio ottocentesco, su una sedia di legno tarlata, con attrezzi antiquati e sanguisughe per tirarvi il sangue dalle vene? Fareste nascere vostro figlio in casa tirato su col forcipe? Vi fidereste di un ingegnere che non sa cosa sia un calcolatore e non ha mai sentito parlare di fotovoltaico o sistemi antisismici? Li lavereste i vostri panni con la cenere?
Ecco la scuola italiana del terzo millennio fa questo, opera in ambienti antiquati, con banchi che qualche volta hanno ancora il buco per il calamaio, sedioline traballanti, lavagne in ardesia e insegnanti che entrano in classe senza una formazione specifica e ripetono ad libitum i metodi e i sistemi di insegnamento e valutazione che hanno visto usare dai loro vecchi professori, i quali li avevano visti usare dai loro vecchi professori, i quali li avevano visti usare dai loro professori, i quali…

Insomma, io non ho dubbi che la scuola vada riformata, ma i rimedi che propone Renzi mi sembrano peggiori del male. Il DDL di cui tanto si discute mi sembra piuttosto una controriforma che aggiunge autoritarismo senza che nulla faccia guadagnare in autorevolezza.

Quello di insegnante è un mestiere cruciale, ma in Italia, da un momento all’altro, ti buttano in una classe e ti mettono di fronte a una trentina di alunni da formare. In alcuni neodocenti si sviluppa una profonda paura, la paura di non essere all’altezza, una paura che in tanti si portano addosso in ogni ora della loro carriera di insegnante. E qualcuno si difende da questa paura vestendosi di autorità e frapponendo un muro che non ammette discussioni tra sé e il mondo degli alunni e dei genitori. Gli alunni che non si adeguano al metodo sono severamente puniti ricorrendo ad ammonizioni che ricalcano un sistema coercitivo emesso il secolo scorso per regio decreto e, dopo continue recidive, vengono bollati a vita come inadatti alla scuola; anche quando non abbiano ancora raggiunto l’età del cosiddetto obbligo.

Senza contare che insegnati di questa tipologia (che temo siano davvero tanti), inseriti in un ambiente fortemente gerarchizzato, con un preside dotato di superpoteri, potrebbero diventare ancor più autoritari e “respingenti”, per la vecchia legge secondo la quale il superiore rimprovera l’inferiore, l’inferiore schiaccia il suo sottoposto, il sottoposto si arrabbia con la moglie, la moglie urla al figlio e il figlio picchia il cane.
Inoltre, mi sembra forte il rischio che in questa scuola militarizzata e trasformata in vecchia azienda assisteremo anche a continui fenomeni di nonnismo (che avremo la grazia di chiamare, più modernamente, mobbing).

La controriforma renziana, poi, si annuncia come meritocratica, ma rischia solo di creare un ambiente molto competitivo in cui, affidando la valutazione in via prioritaria al preside, si possono annidare fenomeni di clientelismo e nepotismo in linea con l’italico familismo amorale. Perché è chiaro e risaputo che anche i presidi c’hanno famiglia e amici a cui non possono dire di no.

[continua]

Microdialogo sulla borghesia immobile e illuminata

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Mi disse: “Bisogna essere problematici, ma non tanto da rimanere immobili.
Gli spregiudicati vanno avanti spregiudicatamente, le persone serie restano a guardare scandalizzate e la povera gente subisce la spregiudicatezza e i dubbi che bloccano il cambiamento.”

Lo guardai negli occhi e restai a dilaniarmi tra i pensieri fino al calare della sera.

Sciopero!

Mi è stato chiesto perché aderirò allo sciopero della scuola del 5 Maggio.
La mia risposta:

– Sciopero contro una deriva sempre più aziendalistica dell’istruzione pubblica e del sistema formativo nazionale che sembra puntare a creare non liberi cittadini, ma meri esecutori privi di spirito critico.
– Sciopero per il rinnovo dei contratti del personale scolastico e contro sedicenti misure meritocratiche espresse in modo opaco e demagogico.
– Sciopero contro i superpoteri che si vogliono conferire ai dirigenti scolastici, senza tenere in debito conto la struttura clientelare e nepotistica della nostra società e le possibilità di abusi di potere.
– Sciopero perché vorrei che aumentassero i finanziamenti alla scuola pubblica.
– Sciopero perché mi sembra giusto che la scuola privata faccia i suoi affari senza oneri per lo Stato.
– Sciopero perché ho la netta impressione che la centralità dell’istruzione sia solo uno slogan populistico che copre la gravità dei continui tagli all’istruzione.
– Sciopero perché il 5 maggio non posso restare siccome immobile ad assistere allo sfaldamento del sistema scolastico pubblico.

E neanche voi potete, in verità.

amara terra mio e amaro mare

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ogni giorno un numero maggiore di cadaveri galleggiano nel mare

e poi vanno a fondo quando le cavità si riempiono d’acqua

e l’aria e i gas fuoriescono dai corpi in decomposizione

ogni giorno un numero maggiore di cadaveri galleggiano nel mare

in cui avremmo tutti voglia di sciabordare e dimenticare

perché se ti fermi a pensare ti muore dentro la voglia di remare o rimare

con rime facili e scarpe marinare

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