Neets and Nerds ingrati (per non parlar dei Geeks)

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Cari ragazzi, vi abbiamo dato tutto un mondo virtuale in cui socializzare e simulare vite intense ed esperienze estreme; vi abbiamo insegnato attraverso i videotutorial come imparare a fare qualsiasi cosa coi videotutorial ma non fare nient’altro che guardarseli, i videotutorial; vi abbiamo coinvolto in giochi e simulazioni più reali del reale; vi abbiamo fatto ammirare donnone meravigliose e splendidi stalloni impegnati in amplessi dagli intrecci sempre più straordinari e vari; vi abbiamo regalato il sogno di un successo planetario tutto realizzato da schermo a schermo, senza sentire l’alito pesante, il puzzo di sudore o il profumo persistente di altri esseri vivi; vi abbiamo dato la possibilità di sapere cosa succede nel mondo ed assistere in diretta a manifestazioni, conflitti, bombardamenti e catastrofi che avvengono fuori dalla vostra stanza… e ora vi lamentate pure, dite che volete una vita extravirtuale, una casa vostra e un lavoro… Ma a cosa vi serve un lavoro, una casa vostra e una vita extravirtuale? Tutta roba di un passato pieno di ansie, di stress e di frustrazioni e senza mai un bitcoin in carrello, un like in bacheca o un feedback di un amico che vi confermi la vostra virtuale esistenza.
Insomma, ingrati che non siete altro, non vi basta tutto quello che avete e che vi arriva quasi gratis attraverso questi schermi fin dentro i vostri letti e sulle vostre poltrone?

Ma, a pensarci bene, è anche colpa nostra se vi siete abituati ad avere sempre di più e non vi accontentate mai, nemmeno di terreno di camposanto e di gigabyte illimitati sul tablet, sul notebook e sul vostro telefonino!

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Prima i Nostri e i Nostri prima

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Ballata del bus con pochi posti.

 

Eran le sei ed erano tanti,
non c’era spazio per tutti quanti;
pronti gli alunni per la partenza
e trenta tate in assistenza.

Un guasto tecnico ad un motore
spiegò ansimando il direttore
aveva in un attimo bello e distrutto
un progetto perfetto in tutto e per tutto.

Di due bus era giunto sol uno
e ci voleva adesso qualcuno
pronto a proporre una soluzione
per far calare l’ingente tensione.

“Prima i nostri, qui siamo a Milano!”,
gridò dal bus un padre padano
buttando fuori un bimbo lucano,
quattro ghanesi ed un indiano.

“Prima i nostri, in terra italiana”,
faceva eco una siciliana
tenendo basso il tono e l’accento
nel proferire il suo commento.

“I primi posti agli italiani,
se poi ve ne è, ai napoletani,
ai filippini, agli americani…,
ed in subordine agli africani.”

“Più spazzio al bianco e al cristiano
e a chi palla pebbene taliano,
nel rispetto della costituzzione
e di ogni nomma d’educazzione.”

“Nessun sedile per i musulmani,
i rom, i sinti e i talebani
che tiran sangue, soldi e risorse
dal nostro sangue e le nostre borse.”

“Prima i nostri, per lor non v’è posto!”,
diceva una parlando del “costo
versato dall’intera nazione
per finanziare l’immigrazione”.

“Prima i nostri e i nostri prima”,
si riscaldava sempre più il clima,
mentre stavan muti e in disparte
trenta migranti senz’arte né carte,

i figli dei quali restarono là,
nei margini bui della città,
tristi, delusi ed anche arrabbiati
per come furon tratti e trattati.

Ma càpita a volte che la sventura
si volga di scatto e cambi andatura
spingendo sopra chi era in basso
e giù per terra l’altivo gradasso.

Si volse la ruota della fortuna,
sì volse il vento, si volse la luna
che quella notte s’alzò sopra un monte
dove sbandarono prima d’un ponte

precipitando in fondo a un abisso
tate, bambini e un crocifisso
ch’aveva al collo l’autista italiano
di quel catorcio di settima mano.

Non funzionò lo sterzo ed il freno,
sprofondò il bus nel terrapieno
e con lui la storia di questo finale
che scivola triste lungo il crinale.

In breve la colpa fu attribuita
alla massa che non era partita
e senz’alcun rischio s’era salvata
da morte certa e assicurata.

Cosicché il popolo dei migranti
fu accusato dai padri ululanti
d’aver esecrato e maledetto
il sacro gruppo del popolo eletto,

che ottemperò ai propri doveri
mettendo al rogo tredici neri
per atti osceni non ben definiti,
cattivi pensieri da starne allibiti,
imprecisati ulteriori misfatti
ed altri fatti ancora più brutti
per il buon ordine della nazione
e la difesa della popolazione
di pura razza arioitaliana
e fede cieca cattocristiana.

Invocazione al Vulcano

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"VESUVIO WASH IT" [sic!]

Siente, Vesu’, statte quieto,
nun ce da’ suddisfazione
a ‘sti quatte capriciune
c’a cape sciacqua,
‘o core ‘e preta
e ‘i cerevelle sempe a dieta.

Siente, Vesu’, statte sode,
nun fa cuntente a chesti lote!

Siente,
siente, Vesu’, statte stutate,
nun vutta’ ‘ncoppa ‘o cuotto
l’acqua vulluta e ‘a lava appicciata.

Sienteme, siente Vesu’,
fallo pe’ l’aneme do Priatorio
e pe’ Gesu’;
fallo pe’ Allah e pe’ Visnù;
fallo pe’ chi t’è muorte,
pe’ chi te vive,
pe’ Santa Barbara
e p’Esaù.
Siente, siente Vesu’,
fallo pa’ barba e Mosè,
pe’ Giosuè,
pe’ Sant’Antonio,
pe’ Sant’Anna
e pe’ Grisù.
Sienteme, siente Vesu’,
fallo po’ babba’, pe’ sfugliatelle,
pe’ ‘sti femmene belle e po’ rau’.
Sienteme, siente Vesu’,
fallo pa’ Maronna,
pe’ chistu mare,
pe’ chistu cielo,
pe’ San Gennaro,
e pe’ chi vuo’ tu;
fosse pure Belzebù,
Musulline,
‘nu juventino
figlio ‘e bucchine
o Barbablù…

Duorme.
Duorme, duorme;
fatte nu bello suonno
e nun ne parlamme cchiu’
fino a che ‘o munno
nun se ne cade
e te ne cade
pure tu.


P.s. Lo so che qualche volta Ti ho evocato anch’io che ora Ti invoco; ma ero guaglione, tenevo ‘a capa fresca o troppo scarfata e stevo sempe ‘ncazzato. E po’ ‘o sanghe se mazzeca, ma nun se sputa. ‘Na cosa è si T’ho dice uno ‘e nuje e n’ata cosa è si veneno d’a fore e vonno cumannà ‘o fuoco che sta int’a panza Toje. Nun saccio si me spiego.


 

Interludio a corpo libero

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A volte penso che tante persone che si mostrano diffidenti, sospettose, arrabbiate, chiuse al mondo e in perenne ricerca di avversari e di nemici… siano solo affette da gravi problemi di stitichezza.

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D’altra parte, anche Bertrand Russell sosteneva che la sua felicità non fosse dovuta alla sua presunta capacità di analizzare gli eventi in chiave scientifica, quanto al  fatto di “defecare con implacabile regolarità due volte al giorno”.

Riporto qui di seguito le parole del celebre filosofo, matematico e pacifista gallese nella loro versione originale, in quanto più di una volta mi è capitato di ritrovarle in citazioni molto manipolate o mal tradotte in italiano: “…nor do I think that my scientific outlook has contributed very greatly to my happiness, which I attribute to defecating twice a day with unfailing regularity.”

[Cfr. lettera a W.W. Norton, 27 gennaio 1931, riportata nell’autobiografia di Bertrand Russell].

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Ma prima ancora era stato Voltaire a scrivere nell’illuminante settimo capitolo di “Le Orecchie del Conte di Chesterfield“:

[…] i tre filosofi agitarono il grande problema: qual è il primo mobile di tutte le azioni umane? Goudman, che aveva sempre in mente la perdita del beneficio e della fidanzata, disse che principio di ogni cosa sono l’amore e l’ambizione. Grou, che aveva visto il mondo, disse che è il denaro; e il grande anatomico Sidrac garantì che era la seggetta [ovvero il water, la tazza del bagno]. I due commensali rimasero di stucco; ed ecco come il savio Sidrac dimostrò la sua tesi: […]

“E’ cosa ben più importante di quanto non si pensi. La costipazione è stata a volte causa delle più cruente scene. Mio nonno, che morì centenario, era speziale di Cromwell; spesso mi disse che Cromwell non era andato di corpo da ben otto giorni quando fece tagliar la testa al re.

Chiunque è un po’ informato degli affari del continente sa che spesso il duca di Guisa detto lo Sfregiato fu avvertito di non far incollerire Enrico III d’inverno, quando tirava vento di nord-est. In quelle congiunture questo monarca non andava di corpo che con estrema difficoltà. Gli escrementi gli salivano alla testa; e allora era capace di qualsiasi violenza. Il duca di Guisa non seguì così savio consiglio: che cosa gli capitò? Lui e suo fratello furono assassinati.

Carlo IX, suo predecessore, era l’uomo più costipato del regno. Aveva il colon e il retto così intasati che alla fine il sangue gli uscì dai pori. Si sa anche troppo che questo temperamento adusto fu una delle cause più considerevoli dell’eccidio di San Bartolomeo.

Per contro le persone bene in carne, che hanno visceri vellutati, la cistifellea scorrevole, i moti peristaltici facili e regolari che ogni mattina, appena fatto colazione, si sgravano facilmente, come bere un bicchier d’acqua: le persone così favorite dalla fortuna sono dolci, affabili, graziose, premurose, di cuor tenero e servizievoli. Un ‘no’ in bocca loro ha più garbo che un ‘sì’ nella bocca d’un costipato.[ …]”

Con il che il tema della stipsi diventa anche una chiave lettura di alcuni dei grandi e tragici eventi della storia umana.

Verso una nuova Autobiografia del Fascismo

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luce coatta - by Gaetano Aitan Vergara

Non temo tanto il fascismo in sé quanto il fascismo che è in me e che vedo crescere in giro per strada, nei luoghi pubblici, negli spazi privati e, ancor più, per la rete.
Per cercare di stanarlo, sto annotando alcune delle caratteristiche tipiche di ogni tipo di totalitarismo, ma in special modo di quello autoctono nostrano.
Non per niente Gobetti aveva prematuramente definito il fascismo come l’autobiografia della nostra nazione.

Questo, dunque, è il mio provvisorio elenco. Chiedo il vostro aiuto per allungarlo, ordinarlo, precisarlo, rivederlo e ridiscuterlo.

– Centralizzare e concentrare il potere nelle mani di pochi o di uno solo (il pater familias della nazione, il padre padrone cui bisogna affidarsi perché le cose vadano bene e tutto fili per il verso giusto)
– Alimentare il culto della personalità dei capi, dei capetti e dei capirione
– Affermare l’orgoglio patrio al di là di ogni limite o ragione
– Rivolgersi all’emotività della gente solleticandone gli istinti, i genitali, le viscere e la pancia
– Essere alla costante ricerca di nemici esterni su cui convogliare l’odio delle masse
– Accusare di tradimento gli oppositori interni (le cosiddette quinte colonne)
– Ridicolizzare l’avversario ed esporlo al pubblico ludibrio in quanto nemico del popolo
– Usare sapientemente bastone e carota (e in qualche caso colpire duro anche con la carota)
– Indottrinare, ma non istruire
– Diffondere false notizie
– Fare leva su una propaganda semplice e martellante
– Cercare capri espiatori che giustifichino fallimenti e incapacità
– Alimentare un costante clima di sospetto e paura
– Resistere ad ogni tipo di cambiamento
– Tenere sotto controllo la mobilità sociale in difesa dello status quo
– Non fidarsi degli estranei
– Limitare la libertà in nome della sicurezza
– Imporre l’ordine sia negli spazi pubblici che in quelli privati
– Difendere ad oltranza i cosiddetti valori tradizionali mettendo al primo posto la patria e la famiglia
– Non discutere o criticare le leggi, le regole, le norme e i dettami imposti dall’autorità costituita
– Tenere sotto controllo l’informazione
– Imbavagliare gli insubordinati
– Reprimere i dissenzienti
– Promuovere il conformismo
– Sbandierare pubblicamente le virtù e tenere ben nascosti i vizi
– Opporre all’empatia verso l’altro l’egoismo del “me-ne-frego”
– Mettere sempre se stessi o il proprio gruppo di appartenenza o la propria città o la propria patria (il proprio “particulare”, insomma) in cima a qualsiasi scala valoriale o a qualsiasi ordine di priorità di interessi.

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P.s. Non credo che per essere fascisti si debbano considerare buone e giuste tutte queste caratteristiche che ho elencato qui un po’ alla rinfusa.
A mio modo di vedere chiunque ne condividesse almeno 3, dovrebbe sospettare di covare dentro di sé i germi del fascismo.  E se ne condividesse più di 5, dovrebbe ametterlo una buona volta di essere fascista e togliersi quella fottuta maschera da democratico o perfino da socialdemocratico. In fondo, non c’è da preoccuparsi. Tanto qua non vanno in carcere nemmeno quelli che fanno l’apologia del fascismo in modo chiaro, aperto e conclamato. E a me pare pure giusto che restino a piede e lingua libera. Basta che non si ostinino a parlare con me.

Manifestazione Musulmana – Commenti Tipici e Fallaci

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2500 manifestanti delle comunità musulmane catalane sulle Ramblas di Barcellona marciano per condannare gli atti terroristici e chiedere a voce alta pace e rispetto reciproco

– No, no, 2500 manifestanti. Non ci credo. E’ un fottuto fotomontaggio.

– Ci sgozzano, ci ammazzano i figli e poi ci prendono pure in giro.

– Secondo me sono dei figuranti travestiti.

– Mo fanno gli agnelli. Xché c’hanno paura. Ma poi al momento buono cacciano fuori i denti e le unchie. vedrete!

– Ma sí, dai. È tutta una farsa!!!!!!! Si vede che in mezzo ci sono un sacco di spagnoli, magari anche qualke coglione italiano.

– Evvero!!! evvero!!! no c hanno le facce brutte e lo sguardo cattivo e allupato. No ssono loro.

– Io ne avrei approfittato e avrei fatto una bella retata.

– O avrei buttato una bomba. Avrei fatto una lampa…

– SI SI UN GRANDE FUOCO PURIFICATORE

– Ma lo vedete ke non ci stanno uomini neri e barbe talebbane???

– È vero, è vero, e ci sono pure femmine bionde e senza velo. Ci prendono in ciro.

– QVELLE SONO PUTTANE ITALIANE KE SI FANNO SODOMIZZARE DAI NERI!!!!

– Ma che bastardiiiiiii!

– No, no, secondo me sono proprio marrocchini veri… ma dissimulano….. fanno la taqiyya questi qua… andate a vedere di che si tratta…. Lo diceva santa Oriana…. Quella E’ gente di cui non ti puoifidare…..

– O chiu bbuon i chill, è malament.

– UE’, TERRONI, QVI SI PALRA ITALIANOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!

– Pens a soret!

– Noi litighiamo e loro ci ciulano… :(((

– Si fanno le nostre donne e poi le tengono chiuse in casa e non le fanno più uscire

– VIGLIACCHI FIGLI DI PUTTANA

– Bastardi

– Ahhhh. Vorrei averne un paio fra le mani!!!

– Assassini. Tutti assassini. Lo dice il corano che devono essere tutti assassini. Andate velo a leggere il corano

– Secondo me li paga quell’ebreo straricco che vuole l’Europa invasa da manodopera straniera a basso costo.

– Soroch?

– Eh, quello Shorosh.

– Dopo Londra uno di questi diventa sindaco di Barcellona. Vedrete!

– Eh, eppoi si prendono pure Roma e il Vaticano. :(

– Il Duomo di Milano diventerà una moschea.

– Una moschea.

– Una moskea!

Ragazzini disperati e in cerca di un senso che si lasciano scoppiare in zone affollate

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Non interpellato da nessuno, se non dalla mia ingombrante coscienza, dico la mia sull’attentato di Barcellona e sul clima che lo circonda. Non sono esperto di nulla. Sono opinioni che mi sono formato leggendo e viaggiando. Ma anche interrogando me stesso e conversando con amci, conoscenti e persone incontrate sui mezzi pubblici e sulle reti sociali. “El fascismo se cura leyendo y el racismo se cura viajando.” (Miguel de Unamuno)

Premetto che, da agnostico, trovo aberrante l’idea di un Islam che intenda imporre i suoi principi religiosi a tutti i cittadini di un determinato Stato. Aggiungo, sempre a mo’ di premessa, che credo nei valori occidentali che discendono dall’antica Grecia e dall’illuminismo e che trovo incompatibili questi valori con l’Islam; ma credo anche che proprio in questi valori, non sufficientemente affermati e difesi nella nostra società, risieda l’antidoto al dilagare dell’irrazionalità e della follia. Abbiamo globalizzato il sopruso, la prevaricazione, l’insoddisfazione, l’ingiustizia, la violenza, i mezzi di distruzione, le strategie di attacco e il disagio, e queste sono le fottute conseguenze fatte di diffidenza, chiusura e terrore da una parte e chiusura, diffidenza e terrorismo dall’altra. Se invece avessimo provato a globalizzare la giustizia, la solidarietà, la razionalità, la tolleranza, il rispetto, lo stoicismo, la tensione alla felicità terrena e la ricerca della bellezza, avremmo di sicuro avuto davanti a noi una strada più facile e meno infelice. Insomma, non sono, come si abusa dire da un ventennio, un “buonista”. Di più. Sono un utopista. Anzi, ancora oltre, un “eu-topista” inveterato…

Ciò detto osservo che nell’Unione Europea ci sono circa 16 milioni di musulmani. Se non fosse esigua come è la percentuale di islamici integralisti, di attentati come quelli di questi giorni ne avremmo avuti a centinaia, e sarebbero stati di certo più mortiferi e devastanti di quello che già sono o di quanto ci appaiano.
La maggior parte degli integralisti islamici che turbano i nostri sogni e rendono inquiete le nostre distrazioni di massa sono ragazzini o giovani che non frequentavano le moschee né studiavano il Corano. Quasi tutti avevano uno stile di vita del tutto simile a quello di un emarginato dei quartieri più desolati delle nostre periferie e, prima di radicalizzarsi (ma spesso anche dopo), non rappresentavano per niente il modello ideale del musulmano probo, fedele e ligio alla norma. Per farla breve, è assai probabile che molti di questi eroici martiri della fede, in uno Stato islamico, prima di poter compiere uno dei loro gesti estremi, sarebbero finiti con le mani mozze o la testa tagliata.
Le cronache ci raccontano che, dopo un’esistenza fatta di droga, sesso e hip hop, molti di questi aspiranti attentatori hanno cominciato a dare una perversa svolta al vuoto della loro vita imbattendosi (sul web, più che nelle moschee) nella propaganda jihadista. E questa martellante propaganda (realizzata mutuando lo stile dei video musicali, delle videoclip pubblicitarie e dei videogame occidentali) ha avuto su di loro effetti euforizzanti simili a quelli che la mitizzazione gomorristica della camorra ha sui ragazzi delle periferie del napoletano; con l’aggravante, non di poco conto, determinata dal fatto che gli sceicchi e i califfi di Al Qaeda (prima) e dell’ISIS (ora) hanno messo a disposizione delle nuove generazioni di terroristi-fai-da-te una serie di tutorial pubblicati sul “deep web” che mostrano come fare più danni possibili anche non disponendo di armi convenzionali (trovo, tra l’altro, che l’uso perverso di automobili, furgoni e furgoncini lanciati sulla folla inerme ci dica qualcosa anche sull’insostenibilità di tanti mezzi di trasporto che ingombrano e deturpano le nostre città; ma questa è un’altra storia).

Insomma, dobbiamo davvero considerare questa anticrociata di ragazzini scalmanati il nostro pericolo numero uno? C’è veramente il rischio che questo sia il primo passo verso l’islamizzazione dell’Occidente? O non ci troviamo di fronte a una disperata e micidiale ricerca di senso da parte di giovani emarginati e disperati?

In verità, con tutta la pena e il rispetto che ho per le vittime dei loro assurdi attentati, ritengo che sia più probabile che io o un mio caro muoia ammazzato, anche per sbaglio, da un camorrista locale che da un terrorista di provenienza esterna.
E qui mi scatta un’altra analogia (difettosa come ogni analogia) tra la criminalità organizzata napoletana e la jihad islamica.
Se, in quanto napoletano, vengo identificato con la camorra, mi offendo e mi incazzo; tanto più se si soggiunge che è anche colpa del mio silenzio il fatto che a Napoli imperversino tante forme di criminalità organizzate. Mi spiego. In linea teorica, il mio ipotetico accusatore potrebbe anche avere le sue buone ragioni: la parte sana della società dovrebbe fare terra bruciata, scendere in piazza e denunciare uno ad uno questi criminali…; ma, in pratica… in pratica è tutta un’altra cosa. La camorra militante non ce lo ha scritto in faccia i delitti che commette. E nemmeno gli integralisti islamici vanno in giro a raccontare agli islamici non radicalizzati che stanno preparando un attentato nel quale, peraltro, potrebbe trovarsi coinvolto anche un loro amico, un loro parente o un conoscente. Aggiungo incidentalmente che, a limite, nella mia terra, quello che puoi fare è sottrarti alla piccola cultura camorristica quotidiana, quella che è radicata in tutta Italia ed è fatta di piccoli soprusi e file saltate… Ma sto di nuovo tergiversando. Torniamo ai piccoli jihadisti d’Occidente.

A mio modo di vedere, quelli che commettono questi attentati sono giovani figli di immigrati che vivono ai margini della collettività, in bilico tra due culture, ma estranei ad entrambe; dei disadattati delusi dalle promesse non mantenute dalla nostra società e, al tempo stesso, incapaci di conformarsi con lo spirito conciliatorio dei padri. In loro la religione viene recepita nella sua forma più esasperata ed estrema e fa scatenare tutta una sequela di conflitti interiori cui la jihad sembra offrire una soluzione definitiva e radicale; fino a indurli alla scelta estrema di lanciarsi con un camioncino o immolarsi carichi di esplosivo nei luoghi deputati del benessere e del divertimento di massa degli infedeli. Una forma di suicidio-omicidio che funziona anche come espiazione per i propri peccati legati all’aver abbracciato la way of life occidentale.

Dalle mie parti si direbbe che si tratta di persone “c’a guerra ‘ncapa”, il che, secondo l’immaginifico dialetto napoletano, non vuol dire che ci troviamo al cospetto di individui che considerino la guerra come un chiodo fisso, ma piuttosto di poveracci che vivono in una situazione di scissione schizofrenica e di permanente labilità socio-psichica che può fare del male a loro stessi e, soprattutto, a coloro che si imbattano sulla loro strada.

Che Allah, Dio, Jeho-wah e, soprattutto, le forze di polizia ci scansino e liberino da questi tipi qua e dalla furia dei loro furgoni!
Almeno fino a quando non riusciremo a offrire loro un’alternativa più attraente di quella di farsi scoppiare in una zona affollata per conquistarsi un paradiso ultraterreno e liberarsi dal peso di vivere quaggiù, nel mondo pieno di promesse non mantenute del benessere occidentale.

La stessa stella

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Alle 23 e 15 del 10 agosto, uno accanto all’altro, con gli occhi rivolti al cielo, videro cadere la stessa stella.

Lei gli strinse la mano e desiderò che la loro storia d’amore non finisse mai; lui allentò la presa, scostò di qualche millimetro la gamba ed espresse con tutto il cuore il desiderio di trovare il coraggio di fare le valigie e andarsene via per sempre. Aveva conosciuto un’altra in un bar prima dell’estate ed ora non faceva che pensarla e sognare di starle accanto.

La stella si fermò a mezz’aria, cominciò a pulsare di luce irregolare e sbottò: “Ma insomma, mettiteve d’accordo!”