Soltanto parole

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Le nostre parole possono essere sussurri e grida, urli e carezze. Le nostre parole sono flatus vocis, sbuffi di vento, emissione di fiato, segni neri su un rettangolo bianco, lettere che si susseguono su un foglio o su uno schermo piatto. Le nostre parole possono gridare la nostra solitudine o accarezzare quella degli altri, ma non sanano e non risolvono. Le nostre parole dicono incessantemente che non abbiamo nulla da dire e non riusciamo a smettere di dirlo.
Soliloqui fatti ad alta voce tra la folla che cammina distratta, frasi scritte sul bagnasciuga o vergate sull’acqua. Parole che sfregiano per un momento il mare magnum in cui navighiamo; ma dopo non resta più niente. Solo il vago ricordo del tempo perduto e un mucchio di parole pronte a essere riformulate in un nuovo ordine.

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Un testo mesto e fuori contesto

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Vorrei scrivere un poema,
un poema che riassumesse il mondo
come la Commedia del divino Dante.

Vorrei scrivere un romanzo,
un romanzo capace di reinventare
lo spazio e il tempo come il Chisciotte
Di Miguel de Cervantes y Benengeli.

Vorrei scrivere un saggio
imprescindibile e fondamentale
come il Capitale di don Carlos. (1)

Vorrei scrivere una poesia,
una piccola poesia
che faccia addormentare i bambini
e risvegliare gli adulti
come nei sogni
di Carlos Drummond de Andrade.

Vorrei scrivere
un racconto
una canzone,
un canzonetta
(o un canto)
quasi perfetta
come tante…

Ma scrivo solo
queste righe
con insistiti a capo,
corte abbastanza
da poter essere
consumate
in pochi secondi
in una rete asociale
come te e me.

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(1) Un saggio capace di cambiarlo il tempo, lo spazio e il mondo.

Insensatezze

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S
TA
NCO
DI UNA
VITA STANCA
disegnò un triangolo
simbolico e insignificante
come la vita, e lo abitò per tutta
la vita, stanca, simbolica e insignificante


Nel 2005 inviai a un blog collettivo che si chiamava “Un post in 10 righe” queste 10 righe qua sopra riportate in forma triangolare.
Il multiblog ormai è sparito, come tutta la realtà virtuale che brulicava sulla piattaforma Splinder. Ma ne fu tratta una pubblicazione cartacea che raccoglieva le centinaia di righe che sembravano più significative e simboliche, alcune delle quali furono anche lette in una kermesse romana. Questo è un fatto.

Un altro fatto è che ieri, mi sono messo a rileggere quest’altro vecchio post https://aitanblog.wordpress.com/2005/02/21/185/ dopo averlo ripubblicato sulla mia neonata pagina FB https://www.facebook.com/aitanblog/ e, quando sono arrivato al XII imperativo categorico ivi contenuto, mi sono ricordato di quel triangolo là e l’ho trovato abbastanza insignificante da volerlo ripubblicare in codesta insensata pagina web in cui vi state intrattenendo chiedendovi perché. Ma un senso non c’è.

Autumn Deca-Dance Reloaded bis

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Lungo la strada
cadono i vecchi
e puranco
i giovani
dai motocicli

Dalla mia testa
i residui capelli
su sciarpe
scarpe
ombrelli
ed orpelli

Cadono i sassi
dai cavalcavia
Cade la nonna
e cade la zia

Cadono i calcinacci
dai consunti balconi
e gli immigrati
da barche e barconi

Cadono i governi
e gli amori eterni
come i caduti
caduti in guerra

Cadono i ponti
i fanti
ed i conti
dalle spianate
fin sopra ai monti

Cadono i denti
e i decadenti
ed anche
i neonati
or ora eretti

Cadono i re
ed i reietti
con i vati
e i water
in equilibrio
sul filo

Cadon
le braccia
le frecce
e la faccia
in Samotracia
e in terra di
di Milo

Cadono
i miti
a un tanto
al chilo
e le parole
che ti rifilo

Solo le foglie
non cadono più

Perché
gli alberi
erano già giù
per terra
da tanto tempo fa


First version (17th October 2015):

https://aitanblog.wordpress.com/2015/10/17/autumn-deca-dance/

_____

Second version (19 October 2017, probably, the best one):

https://aitanblog.wordpress.com/2017/10/19/autumn-deca-dance-reloaded/

Ma come è strano l’amor (quasi una “canzona”)

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,

Un pezzaccio improvvisato giocando col guitalele insieme alla mia piccola e registrato alla meno peggio con la telecamerina del notebook.

Trascrizione del brano e accordi di accompagnamento in attesa che qualche musicista di buona volontà prenda in mano il pezzaccio e ne faccia qualcosa di meglio, con stonature più a tono col testo. 

[–Accordi per Guitalele o per Chitarra con capotasto al V tasto–]

Ma come è strano l’amor
Em———-Am—-Asus2—-
Sobbalza forte il tuo cuor
Em——–Am—Asus2—-
Chiedi un aiuto al dottor
Asus2—————Em—-
Ma è soltanto l’amor
Em—Asus2-Em-Asus13
Che ti fa battere il cuor
Asus13————–Em

Ay el amor
G——-Am
Ay el amor
Am—–Em
Ay el amor
Em——–
Esto es
As13-Em

Ay el amor
G——-Am
Ay el amor
Am—–Em
Ay el amor
Em——–
Esto es
As13-Em

Perdi il tuo senno e il decor
Quando ti bussa l’amor
Fuori la porta del cuor
Fuori la porta del cuor

E sono allora dolor
Mali e malanni d’amor
Ma tu ti senti un attor
Senza ricordi e rancor
Senza ricordi e rancor

Ay el amor
Ay el amor
Ay el amor
Esto es

Ay el amor
Ay el amor
Ay el amor
Esto es

Guardano te con stupor
Perché non sanno l’amor
Che fa sbalzare il tuo cuor
Che fa sbalzare il tuo cuor
Che fa sbalzare il tuo cuor

Ay el amor
Ay el amor
Ay el amor
Dime
qué es

Ay el amor
Ay el amor
Ay el amor
Dime
qué…

_______________________________

Gaetano Aitan Vergara (c) 2018

Fatto di Parole

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Fatto di Parole (ASCII) e

C’è chi si fa di eroina
Chi di coca e chi di coccoina.
C’è chi si fa di crack,
Chi fuma cobret e chi mescalina.
C’è chi assume farmaci,
Chi prostitute e chi metamfetamina.
C’è chi prende tranquillanti,
Chi barbiturici e chi acqua frizzantina.
C’è chi si fa la ketamina,
Chi l’MDA e chi sua cugina.

Io sono fatto di parole
come un tossicomane
all’ultimo stadio.

Anniversario di periferia

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In un giorno come questo nacque ((( aitanblog ))).

Questi erano i post di settembre del 2003.

https://aitanblog.wordpress.com/2003/09/

Ma ho visto che nel passaggio dalla piattaforma italiana di Splinder (che ha ospitato i miei “sbariamienti” fino al 2012) a quella mondiale di WordPress (ancora attualmente attiva e vegeta) mi sono perso il disegnino che illustrava il mio secondo post. Magari, quando ho un po’ di tempo, faccio una ricerca sul PC per cercare di capire di che si trattasse.