Librarsi con piccole ali e volare lontano

Tag

,

Da che è nato più di un decennio fa, questo blog ha avuto come sottotitolo: “Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio.” Ovvio, dunque, che chi qui dentro scrive pensi che la sua piccola debba avere, fin dai primi anni, confidenza e simpatia per i libri e la lettura.
Per il momento, grazie agli dei della parola scritta, mi sembra che questo pio desiderio si stia realizzando.

Ecco, infatti, la piccola Stefania assorta nella lettura, prima ancora che abbia avuto il tempo di imparare a riconoscere tutti quei segni piccoli e neri che affollano i tanti volumi che trova per casa.

Stefania assorta nella lettura (aitan 2014)

Per ora, le piace molto sfogliarli e immergersi a capofitto in tutti quei caratteri misteriosi. E non si limita a sprofondare solo in libri fatti apposta per lei e pieni di figure che qualche volta si alzano dal piano per prendere vita davanti ai suoi occhi sorpresi. Si interessa a testi di ogni tipo e, a vederla con quei volumi tra le mani, sembra proprio che le piaccia l’oggetto libro e la gestualità che lo anima, ancor più che le favole e le filastrocche che mi sente leggere e canticchiare.

Retablo di Stefy lettrice (aitan 2014)

Qualche volta, infatti, la scopro sola sola a fingere di leggere inventando storie basate sulle immagini che le capitano via via sott’occhio (un’istintiva riproposizione del binomio fantastico” di rodariana memoria). Sarà anche per questo che i suoi libri preferiti sono i dizionari illustrati, pieni di figure spesso incongruenti che si rincorrono pagina per pagina e stimolano la sua fantasia e la sua voglia di sapere.

Stefy inventa storie (aitan 2014)

Insomma, al momento la vedo molto affezionata a questa stupefacente “estensione della memoria e dell’immaginazione” umana. Sembra aver capito che si tratta di un gioco meraviglioso e sempre nuovo.

Spero solo che a scuola non le comunichino l’odio per la lettura e la repulsione per la parola scritta.
Se succede, li ammazzo. Metaforicamente e librescamente, si intende. Magari con un volume della Treccani lanciato dritto sulla testa bacata del malcapitato insegnante.

 

Di ceneri, di polveri e di testamenti

Tag

,

Torno ora da un incontro-dibattito sull’eventualità di installare un impianto crematorio nel cimitero del mio paese, un bel momento di democrazia partecipativa promosso da una serie di associazioni locali* con l’intervento di esperti, tecnici, cittadini e sindaci dei comuni di Frattamaggiore, Frattaminore e Grumo Nevano.
Si sono toccati temi di grande densità emotiva ed esistenziale. Cittadini e associazioni hanno detto cose più pregnanti della maggior parte delle autorità presenti. Dati alla mano, una comunità di cittadini può esprimersi con maggior buon senso e meno condizionata da fattori esterni dei politici preposti a rappresentarla. Da anarchico, questo lo ripeto da anni.
Questo è un territorio complesso troppo densamente popolato e troppo inquinato. Qui non è difficile solo smaltire i propri rifiuti, ma anche i propri morti. Ed è impossibile mantenersi distaccati quanto si parla di temi così delicati. Non esistono soluzioni semplici né scorciatoie; è sempre in agguato la sindrome del NIMBY, Not In My Back Yard, non dietro il mio giardino. Ci vogliono gli inceneritori, ci vogliono grandi strade, ci vogliono i termovalorizzatori e le discariche, ci vogliono le centrali elettriche e gli impianti crematori; ma non nel mio giardino, not in my fucking backyard. E invece forse la soluzione è proprio avere piccoli impianti alle spalle del giardino di ogni comunità, se si vuole arrivare a uno sviluppo sostenibile.
Ma non ho pensato solo cose così raziocinanti, sentendo parlare di forni crematori e salme umane che diventano percolato o polveri sottili e dei danni che possono fare i nostri corpi in consunzione alla terra in cui ci posano e all’aria che i vivi continuano a respirare.
Nulla si crea e tutto ci distrugge.
“A man may fish with the worm that hath eat of a king, and eat of the fish that hath fed of that worm.”
“Un uomo può pescare con il verme che ha mangiato un re e mangiare il pesce che ha mangiato quel verme.”**
E può ingozzarsi mangiando, un uomo.
Io, poi, ho sempre sognato di diventare cenere e fumo, quando sarò crepato. Ma non cenere e fumo di un forno crematorio costruito al centro del territorio in cui continua a vivere la gente che mi ha conosciuto e quelli che non mi hanno conosciuto affatto.

Quel giorno

dopo che le mie spoglia

bruceranno lì sulla spiaggia,

voglio che sia tu a raccogliere la cenere.

La porrai nell’otre e mi fumerai

l’ultima volta a primavera.

Dolce deliquio in cui

ti danzeranno in mente

mille pensieri e immagini,

e per l’ultima volta

vivrò nei tuoi pensieri.

Questa l’ho scritta tanto tempo fa. Quando mi cresceva la prima barba e fumavo il primo tabacco.
Ma oggi ho sentito vagamente parlare dell’eventualità che il mio corpo possa diventare compostaggio. Da inquinante a fertilizzante. E devo dire che mi intriga molto quest’idea di reincarnarmi in albero e dare ossigeno a quelli che restano.

________________

* Queste le Associazioni promotrici rappresentate dal dottor Luigi Costanzo (moderva un altro Costanzo, Pasqualino): Anteas Frattamaggiore, Assomaggiore, Bici per la Città, Borgo Commerciale Frattese, Cantiere Giovani, Comitato Ambiente, Comitato di Città Orizzonte, Comitato di Quartiere via Siepe Nuova, Il Musicante, Irma Bandiera, Istituto di Studi Atellani, L’Ottava Nota, M.A.S. Moda Arte e Spettacolo, NetDem, No ai Tralicci, Sottoterra Movimento Antimafie.

** Shakespeare, “Amleto”, atto IV, scena III.

On/Off

Tag

Sono una bambina dalla mente aperta,
ma i miei genitori
non fanno che riempirla di cazzate.
Per il resto ci pensa la maestra,
sempre a dirmi cosa fare e cosa non fare
e a proclamare sciocchezze inutili e noiose
come fossero verità rivelate
da non so che sacra fonte di infinite panzane.

Sono una bambina dalla mente aperta,
ma sono stanca di farmi imbottire
di parole tronfie e pazzesche boiate
pensate da vecchi bacucchi
senza arte né parte.

Sono una bambina dalla mente aperta
che ha deciso di chiudersi al mondo di fuori
per proteggere la mente da ogni intrusione
o esterna aggressione.
D’ora in avanti comunicherò solo con me stessa.
E non dirò né scriverò più una parola,
le ultime mie essendo queste
che tu ora leggi e che mai più
tornerò io a vedere
né in alcun modo
a ripetere o riportare.

Sono una bambina dalla mente aperta,
che ha chiuso i suoi spazi
dalle altrui invasioni
e da un mondo
di servi e coglioni
di cui probabilmente fai parte.
Per questo ti terrò in disparte
e ti vomiterò dalla mia bocca
come un osso d’albicocca
sputato tra le sudate carte.

E vaffanculo la parola!

Note di soli, lacrime, baci e cammelli cinesi; ma soprattutto musica

Tag

,

Mettetevi comodi e ascoltate questo paio di minuti di musica eseguiti dal grande Rahsaan Roland Kirk.

Siamo nel 1971 e, come capita spesso, Kirk suona nello stesso brano 5 o 6 strumenti, alcuni dei quali anche contemporaneamente.
È una bella versione del brano di Bill Withers, “Ain’t No Sunshine”.

Ma io, appena l’ho sentita, ho pensato al, “Cammello ‘nnamurato” di Pino Daniele; una canzone pubblicata nel 1995, quando il buon Pino era ormai nel pieno della sua crisi creativa (per come la vedo e la sento io).

Ho fatto una ricerca in rete e ho scoperto che a sua volta la melodia di Bill Withers, scritta all’inizio degli anni ’70, somiglia sorprendentemente a un brano degli inizi degli anni ’60 di Elvis Presley: “Summer Kisses, Winter Tears”.

Proseguo nella mia indagine e leggo di una somiglianza del brano di Withers (e dunque anche di quello di Elvis) con una canzone del 1986 di Sergio Caputo: “I cinesi non si affacciano mai”. Ma quella di Caputo a me sembra più che altro una canzoncina che cerca di imitare le tonalità della musica orientale (anche se, indubbiamente, la somiglianza c’è).

Andando avanti con le ricerche, trovo centinaia di cover del brano di Withers e perfino un paio di traduzioni in tedesco (si sono cimentati, tra gli altri, anche un giovanissimo Michael Jackson, Al Jarreau, Barry White, BB King, Caterina Caselli, Giorgia e Nancy Sinatra), ma la versione cantata che mi sembra più suggestiva è quella della cantautrice statunitense originaria di Taiwan Vienna Teng.

Caspita, è vero che le note sono sette (o dodici, contando anche i diesis e i bemolle) e le loro combinazioni più gradevoli non sono poi così tante, ma questa sequenza di suoni, che se siete arrivati fin qui avete ripetutamente e variamente ascoltato, ha trovato terreno fertile nelle corde di decine di autori e interpreti di terre e culture lontanissime. A volte basta così poco per entrare nella testa e nel cuore di milioni di persone…

Alle rive dell’assurdo

Tag

Tutto d’un tratto, lei lo guardò dritto negli occhi e sbottò: “Bello, se stai giocando con me, fa in modo che mi diverta pure io!”
Il piccolo stupratore abbassò gli occhi guardando di traverso verso il muro scrostato e si allontanò, in cerca di più facile preda, con la coda tra le gambe (per così dire).

Lungo la strada mise le mani in tasca, abbassò la visiera del cappello e decise che per quella sera sarebbe stato meglio cambiare i suoi programmi. Ma quando si rese conto di non avere né in tasca né altrove ulteriori programmi da selezionare, si buttò tutto vestito nel canale e nuotò fino all’altra sponda sperando di essere travolto da un’onda o sbranato da uno squalo; come se stesse galleggiando a largo tra le acque dei mari del sud o sulle rive dell’assurdo in cui tutti si vive, finché si vive; che è comunque meglio che esser morti; fino a prova contraria.

 

Sonettaccio e coda

Tag

Lasciar che il tempo ti scorra addosso
Come un fesso al bordo di un fosso
Lasciar che il tempo faccia il suo corso
In un solo morso, in un solo sorso

Tutto di un fiato senz’interruzioni
A discapito delle tue intenzioni
Se tu ne hai avuto alcuna mai
Minuscolo uomo che fai e non sai

E corri corri incontro alla fine
Sulle tue gambe piccine piccine
In marcia come il topo inflautato
Dal pifferaio che l’ha infinocchiato

E così ti trovi or nella massa
Che fa d’ogni vita una matassa
Sola

Sola sola
Come una casa sola
In una casa desolata e sola
Che resiste ancora pur se si sente sola

In difesa del dialetto materno

Tag

Continue discussioni su se considerare o meno il napoletano una lingua. Dal mio punto di vista il napoletano è un dialetto e il frattese, che io parlo correntemente, una sua variante. Il che non significa che il napoletano e la variante frattese siano meno di una lingua. Una lingua non è un sistema di comunicazione superiore a un dialetto, una lingua non è altro che un dialetto con un esercito e una marina (“A shprakh iz a dialekt mit an armey un flot”, Max Weinreich).
Per come la vedo e la sento io, il dialetto è un idioma proprio e particolare di un territorio più o meno vasto che non ha alle spalle un’egemonia politica tale da poterlo far imporre nelle scuole e nella burocrazia. Non posso andare al comune a chiedere un certificato di nascita in napoletano né posso iscrivere mia figlia a una scuola dove si studi su libri scritti in napoletano e con professori che parlano “comme l’ha fatto ‘a mamma“. Inoltre, un dialetto è molto meno codificato di una lingua. Infatti, dei dialetti esistono numerose varianti, nessuna delle quali si impone sull’altra come “corretta”.

Questo permette a un frattese di dire una frase come “Quanno seve piccerille, m’ascetave quanno vuleve je. Mo’ arrapo ‘e l’otto tutte ‘e juorne“. Laddove un napoletano di Napoli direbbe “Quanno ero piccerille, m’ascetave quanno vuleve je. Mo’ arapo ‘e l’otto tutte ‘e juorne“. Anche perché a Napoli “arrapo” vuol dire solo quell’altra cosa.

Io voglio continuare a parlare frattese e dire arrapi’ e non arapi’, asciette e non ascette, cannuccia e non mulletta, che sta’ ‘a fa? e non che sta facenno?, figliola e non guagliona, murtarella e non murtadella, susamiello e non roccocò, tortano e non casatiello, u’ nonno e non o’ nonno… per questo non vorrei che il napoletano diventasse una lingua né che a scuola dovessero imporre ai miei figli la variante del Vomero o quella di Forcella sulla mia di Frattamaggiore, quartiere Chiazzamantano.

 

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 74 follower